Lettere (Sarpi)/Vol. II/195

CXCV. — Al medesimo

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CXCV. — Al signor De l’Isle Groslot.1


Per lettere scritte da un comune amico a monsieur Assellineau, ho avuto notizia, con mio grandissimo dispiacere, che V.S. si ritrova assalita dalla sua colica; e maggior disgusto sentirei, quando considerando che il male già è familiare, non restassi con speranza ch’Ella sarà per sopportarlo e superarlo con facilità: sì come prego nostro Signor Iddio, che le ne conceda grazia. Io non voglio pregarla di scrivere in cotesto stato, ma bensì che sia contenta di far avvisato monsienr Assellineau dell’esser suo, e della speranza di presta e breve convalescenza.

Non posso dirle cosa rilevante di queste tre regioni, ritrovandosi e noi ed esse in una incredibile quiete, ovvero negligenza. Solo in questa città si sono scoperte alcune giovani di molta devozione, intente alli esercizi spirituali che qui si costumano, e sono insegnati dalli religiosi d’Italia. Queste pativano estasi, dicevano vedere rivelazioni, ed anco sudar sangue. Quel che di ciò sia la verità, chi non [p. 268 modifica]ha veduto alcuna cosa, sì come non ho vedute io, conviene che lasci il tutto senza affermazione o negazione.2 Ma cominciandosi qualche moto, e attendendo a quello che avvenne altre volte in Portogallo, sono state poste in monasteri di ordine del Principe. Il rumor popolare svanisce, e par che si discopra qualche artificio umano.

Intendiamo, che dall’avvocato dell’Università e dall’avvocato del re sia stata trattata la causa de’ Gesuiti, con molto servizio non solo di Francia, ma di tutta Cristianità. Ho gran desiderio di esser partecipe di quelle arringhe, se però usciranno in luce.

Abbiamo la nuova della morte dell’imperatore,3 la quale non si può dire esser venuta meno importuna di quello che la vita. Dio faccia che succeda persona di miglior intenzione e operazione verso la sua santa Chiesa. Io non sarò più prolisso, così per mancamento di materia, come per non esser più lungamente noioso a V.S.; alla quale prego da Dio nostro Signore il colmo delle sue sante grazie e la intiera sanità, e le bacio la mano.

Di Venezia, il 31 gennaio 1612.




Note

  1. Dalla raccolta come sopra, pag. 438.
  2. Il buon Sarpi, temendo forse di scalzare i fondamenti della retta fede, non osava impugnare nemmeno questi oggimai troppo goffi e incredibili miracoli.
  3. Rodolfo II morì a dì 20 di quel mese, e gli succedè nell’impero il fratello Mattias, di cui si parla sì spesso in queste Lettere.