Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto CXXXII

Sonetto CXXXI Sonetto CXXXIII

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SONETTO CXXXII.


COme ’l candido pie’ per l’erba fresca
     I dolci passi onestamente move;
     Vertù, che ’ntorno i fior' apra, e rinnove,
     4Delle tenere piante sue par ch’esca.
Amor, che solo i cor leggiadri invesca,
     Nè degna di provar sua forza altrove;
     Da’ begli occhi un piacer sì caldo piove;
     8Ch’i’ non curo altro ben, nè bramo altr’esca.
Et con l’andar, e col soave sguardo
     S’accordan le dolcissime parole,
     11E l’atto mansueto, umile, e tardo.
Di tai quattro faville, e non già sole,
     Nasce ’l gran foco, di ch’io vivo, ed ardo:
     14Che son fatto un augel notturno al Sole.