Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto CXLII

Sonetto CXLI Sonetto CXLIII

[p. 136 modifica]

SONETTO CXLII.


QUando mi viene inanzi il tempo, e’l loco
     Ov’io perdei me stesso; e ’l caro nodo
     Ond’Amor di sua man m’avvinse in modo,
     4Che l’amar mi fè dolce, e ’l pianger gioco;
Solfo, e esca son tutto, e ’l cor' un foco,
     Da quei soavi spirti, i quai sempr'odo,
     Acceso dentro sì, ch’ardendo godo,
     8E di ciò vivo, e d’altro mi cal poco.
Quel Sol, che solo agli occhi miei risplende,
     Co i vaghi raggi ancor' indi mi scalda
     11A vespro tal, qual era oggi per tempo:
E così di lontan m’alluma, e ’ncende,
     Che la memoria ad ognor fresca, e salda
     14Pur quel nodo mi mostra, e ’l loco e, ’l tempo.