Le rime di M. Francesco Petrarca/Sonetto CXCVIII

Sonetto CXCVII Sonetto CXCIX

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SONETTO CXCVIII.


O Cameretta, che già fosti un porto
     Alle gravi tempeste mie diurne,
     Fonte se or di lagrime notturne,
     4Che ’l dì celate per vergogna porto.
O letticciuol, che requie eri, e conforto
     In tanti affanni; di che dogliose urne
     Ti bagna Amor con quelle mani eburne
     8Solo ver me crudeli a sì gran torto!
Nè pur' il mio secreto, e ’l mio riposo
     Fuggo, ma più me stesso, e ’l mio pensero:
     11Che seguendol talor levomi a volo.
Il vulgo a me nemico, e odioso
     (Chi ’l pensò mai?) per mio refugio chero;
     14Tal paura ho di ritrovarmi solo.