Le piacevoli notti/Notte VI

Notte VI

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Lettera 2 Notte VI - Favola I
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Comincia il libro secondo delle favole ed enimmi di messer Giovanprancesco Straparola da Caravaggio, intitolato Le Piacevoli Notti.


Notte Sesta


Le tenebre della scura notte già da ogni parte si dimostravano, e le dorate stelle per lo spazioso cielo non davano più il loro lume, ed Eolo correndo sopra le salse onde con grandissimo soffiamento non solamente faceva grossissimo il mare, ma ancora a’ naviganti era molto contrario, quando la bella e fida compagnia, sprezzato ogni sforzevole vento e gonfiamento di mare e duro freddo, all’usato luoco si ridusse; e fatta primieramente la debita riverenza alla Signora, ciascuno nella sua sedia si pose a sedere. Indi la signora comandò il vaso aureo le fusse portato; e postovi dentro di cinque damigelle il nome, il primo che uscì fuori di Alteria fu il nome: il secondo, di Arianna: il terzo, di Cateruzza: il quarto, di Lauretta: il quinto, di Eritrea. Poscia la Signora impose che tutte cinque una canzonetta cantassero; le quali al lei comandamento ubidientissime, in tal guisa soavemente cantarono. [p. 3 modifica]

S’a’ bei principi, amor, di fede armati,
     Corrispondesse con madonna il fine,
     Unqua il tuo col suo nome arrebbe fine.
Ma penso, ahimè, che’ n lei la tua possanza
     Non è di tal valor, che stringa il freno
     A l’alto suoi pensier d’onestà pieno;
Ch’assai mi dà desir più che speranza:
     Anzi veggio ne’ bei modi temprati
     Quasi molesta farsi in te fortuna,
     Si che ’l suo nome vive, il tuo s’imbruna.

Finita che fu la vaga e dilettevole canzonetta, Alteria, a cui toccava il primo luogo di favoleggiare, messa giù la viola e il plettro, che aveva in mano, alla sua favola in tal modo diede principio.