Le odi e i frammenti (Pindaro)/Le odi siciliane/Ode Olimpia XII

Ode Olimpia XII

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Pindaro - Le odi e i frammenti (518 a.C. / 438 a.C.)
Traduzione di Ettore Romagnoli (1927)
Ode Olimpia XII
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ODE OLIMPIA XII

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È scritta per un trionfatore d’Imera, verso il 470; probabilmente dopo che, sconfitto da Ierone il cattivo signore Trasideo, Imera aveva recuperata grazie al magnanimo vincitore, libertà e indipendenza.

L’Ergotele qui celebrato, non era però nativo d’Imera, bensí di Cnosso, in Creta, donde era stato scacciato in una lotta civile; e Pindaro dice che fu felice evento, perché Ergotele ne ebbe il primo impulso a cimentarsi negli agoni.

Oltre a questa, Ergotele riportò altre cinque vittorie; e Pausania vide la sua statua ad Olimpia.

L’ode è brevissima e chiarissima. Per la solita personificazione, i responsi (v. 9) vengono immaginati occhiuti, e quindi possono essere anche ciechi. Piú strano è il vigore dei piedi paragonato ad una pianta: sí che può gittare le frondi (v. 13 sg.): e súbito poi diventa un gallo da zuffe, che non può mettere in mostra la sua valentia finché riman serrato in casa.

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AD ERGOTELE D’IMERA

VINCITORE NELLA CORSA LUNGA AD OLIMPIA


Strofe

Figlia di Giove eleuterio, Fortuna che dai la salvezza,
tieni lo sguardo, t’imploro, su Imera gagliarda.
Tu dei veloci navigli nel pelago reggi le sorti;
tu de le pugne sanguinee sui campi: se il popol si aduna,
tu nei consigli. Ma vanno travolte le spemi degli uomini,
or alto, ora basso, solcando di varia fallacia i marosi.


Antistrofe

Niun dei mortali terrigeni poté de l’evento futuro
certo presagio trovare da parte dei Numi:
tutti i responsi di cose venture hanno cieche pupille.
Molti si avverano casi contrarî alla speme. Uno attende
giubilo, e giunge dolore: da orrenda procella è travolto
un altro; e breve ora il cordoglio in bene supremo tramuta.


Epodo

Vedi, figliuol di Filànore! Ignoto il vigor dei tuoi rapidi
piedi, perdeva le frondi vicino a la cenere
del focolare paterno,

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simile a gallo pugnace
che in casa è costretto, se furia civile
te non privava di Cnosso, che a luce ti diede.
Or, ghirlandato in Olimpia,
e a Pito due volte, e su l’Istmo,
sul suolo tuo patrio movendo, t’è gaudio
lodar delle Ninfe i lavacri.


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