Le odi di Orazio/Libro primo/XIII

Libro primo
XIII

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Quinto Orazio Flacco - Odi (I secolo a.C.)
Traduzione dal latino di Mario Rapisardi (1883)
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XIII.


    Se tu, Lidia, di Telefo
Il collo roseo lodi, di Telefo
    Le lattee braccia, fervido
4Di bieca collera gonfia il mio fegato.

    Mente e color non restami
In sede stabile; furtivo rigami
    Umor le gote, e t’indica
8A che pigri intimi fochi io mi maceri.

    Ardo, o che i candid’omeri
Tra ’l vino immodiche risse bruttaronti,
    O traccia a’ labbri memore
12Furente giovane col dente impresseti.

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    Non mai costante, ascoltami.
Sperar chi barbaro lede i dolcissimi
    Baci, a cui del suo nèttare
16La quinta mescola essenza Venere.

    Beati lor, cui vincolo
Stringe perpetuo, nè Amore, ad improbe
    Risse divelto, celere
20Via più dell’ultimo giorno li sèpara!