Le notti degli emigrati a Londra/La Polonia e la Russia/VI

La Polonia e la Russia - VI

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La Polonia e la Russia - V Il marchese di Tregle


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VI.


La superiorità morale della Russia è incontestabile. Essa possiede, fra gli altri rami della razza slava, la convenienza della posizione che la mette a portata di soddisfare ad un tempo gl’interessi della civiltà ed i sentimenti della tradizione naturale. Essa può agire a suo placito in Asia ed in Europa. Essa è organizzata. Essa possiede la confidenza degli slavi e la fede in sè stessa. Essa domina. Essa occupa colle sue colossali dimensioni tutta la contrada della razza e brilla al centro. Essa è temuta dallo straniero. Essa risponde alle aspirazioni dei popoli e rappresenta ed incarna lo spirito slavo, malgrado la macchia germanica della dinastia. Essa maneggia interessi naturali ed omogenei alla tempera del suo popolo. Essa è liberale nell’ordine economico, sociale, industriale. Essa è tollerante, quasi atea, quando il culto non inalbera bandiera politica, come in [p. 296 modifica]Polonia..... Che le manca? Realizzare l’indipendenza delle famiglie slave adagiate sotto l’imperio tedesco e turco, per organizzare la razza intera sul tipo moderno, mediante la trasformazione della proprietà e lo stabilimento della libertà. L’affrancamento dei servi rende quest’opera più facile e pronta, e promette l’avvento della libertà senza scosse, senza ruine, senza rivoluzione insanguinata nell’ordine delle caste, distribuendo la libertà economica da prima alle classi minute e la libertà politica alle classi emancipate di già.

La parte della Polonia in questa situazione è bella e tracciata. Non potendo svellersi dalla Russia con la forza, bisogna assimilarsela con la libertà, sterpando lo tzarismo o cangiandone la natura. I popoli non sono ambiziosi come le dinastie. Ma, al contrario di queste, i popoli smaniano di libertà — anche quando questa libertà non profitta loro guari, come nell’America del Sud; non la si comprende, come in Irlanda; se ne usa poco, come in Italia e Spagna: se ne è presto stucchi, come in Francia. Tutto ciò che la Polonia potria ottenere dalla diplomazia, e la diplomazia e la Russia concedere, non la soddisferà. L’alleanza di nazione a nazione, di una Polonia costituzionale e di una Russia autocrata, è una chimera, non solamente perchè la Polonia è vinta e la Russia vi si opporrebbe, ma perchè l’equilibrio della reciprocità non esisterebbe. Laonde, presto arriverebbe una di queste due cose: o la Polonia sarebbe assorbita dallo Tzar, come lo è al presente; o lo Tzar soccomberebbe alla libertà — ciò che devesi tentare. Quest’unione d’altronde, è stata sperimentata sotto Alessandro I e non riescì. [p. 297 modifica]Alessandro II sperimenta in questo momento l’efficacia della connessione violenta. Sarà egli più avventuroso? Io nol penso. Bisogna dunque apparecchiarsi per il periodo dell’assorbimento, che non può mancare di giungere. Ed è questo che si consiglia alla Polonia, onde la non sia ingoiata dallo tzarismo come un elemento morto, neutralizzato, infecondo, senza ragion d’essere, senza avvenire, senza efficacia, ma come un corpo vivente che esercita sur un altro corpo l’azione magnetica del dominatore di certe belve feroci — io stava quasi per dire, l’azione del tossico.

La questione tra la Polonia e la Russia non è sociale, e perciò radicalmente insolubile. Essa è nazionale e politica, e quindi appunto essenzialmente pratica. La Polonia è incivilita; la Russia lo è meno: ecco la causa intima e grave della lotta e della ripulsione. La Polonia ha due cose dell’Europeo occidentale: lo spirito e la fede: ecco le asperità della soluzione della difficoltà. Ma la conciliazione è bella e trovata, pronta affatto, sulla terra promessa della libertà.

La Polonia può conservare il suo culto, il quale non spiace che in quanto che esso è un simbolo, in questa fase dell’insurrezione, di uno spirito nazionale in rivolta. La Polonia può godere delle sue tendenze europee, del self-government. Ma la Russia spiegherà in Polonia altresì, senza ostacolo, il suo istinto di razza: sostituire, cioè, il mondo slavo al mondo occidentale. In Polonia pure, la Russia non vorrà vedere sommerso, sotto la petulanza oligarchica della nobiltà polacca ed a suo unico profitto, quello tzari[p. 298 modifica]smo che ha salvata, costrutta, rilevata, costituita, fatta grande e potente la razza slava.

La Polonia deve essere il Piemonte, la Prussia del mondo slavo. Per conseguenza, la non deve mettersi in lotta con i russi, che sono i suoi strumenti, i suoi complici, i suoi associati, i suoi co-interessati. I polacchi debbono portare, entrando nella famiglia, la rivoluzione in Russia, non accendere la rivoluzione in casa propria. La rivoluzione in casa è una ribellione: ed i russi la spezzano e spengono nel sangue. La rivoluzione in Russia è un’opera di salute comune; ed i russi la salutano.

Rompere lo tzarismo quale è al presente, ecco dove deve mirar la Polonia — ed in hoc signo vincis. I polacchi vogliono una patria: ciò è giusto, ciò è bello. Ma prima di essere cittadino di qualche contrada, gli è mestieri esser uomo. Ora, non si è uomo che per la libertà. Dunque, guerra allo tzarismo! Su questo terreno, polacchi e russi sono fratelli. Ma perchè il russo riconosca questo fratello, e che ne accetti lo aiuto e l’iniziativa nell’opera comune dell’affrancamento politico — come gl’italiani accettarono l’opera del Piemonte — gli è d’uopo che il polacco cessi di esser polacco e nemico e che si fonda nella razza slava rappresentata dalla Russia, come il piemontese si fuse nel popolo della sua razza.

Poi, prima di guardare a Pietroburgo, ove è il padrone, il polacco non dovrebbe egli guardare a Posen ed a Lemberg ove sono i fratelli? Il polacco è più straniero al tedesco che al russo. Perchè dunque questa trascurata inazione per sollevare i polacchi della Posnania e della Galizia contro l’aleman[p. 299 modifica]no, e questa attività aspra e persistente per liberarsi dal russo?

«I polacchi, diceva il marchese di Wielopolski, debbono preferire di procedere con la Russia alla testa della civiltà slava, anzi che trascinarsi alla coda dell’occidente».

Noi crediamo che il marchese aveva ragione.

La Polonia, fusa nella Russia, vi porta il dissolvimento — non il dissolvimento degli elementi naturali propri alla razza, ma dello tzarismo, che è stata l’opera terribile della conquista, — provvidenziale per la ricostruzione della razza, necessaria alla conservazione di lei fino a che la fu nell’infanzia. Ora la Russia ha raggiunta l’età virile, che le permette di vivere da sè stessa, e di occuparsi della sua bisogna.

Questa riforma dello tzarismo è altresì una garentia per l’Europa. Perocchè la guerra e la conquista, per un popolo libero, non sono mica un istrumento di regno, il balocco di un principe teatralmente glorioso, od un deposito del cattivo umore di un ministro, ma un’opera di fatalità e di polizia, a cui si ricorre all’ultima estremità...

Si è sempre considerata la Polonia come una specie di materasso tra l’Europa occidentale ed il mondo orientale, rappresentato dalla Russia. La Polonia non potrebbe rendere miglior servizio all’Europa, all’umanità ed alla libertà, che cooperando alla metamorfosi della Russia, mediante il trasformamento dello tzarismo.

Ma, si dirà, perchè voi, che avete cooperato alla libertà dell’Italia e trovate legittima la sua indipendenza e la sua unità, non vi ribellate contro [p. 300 modifica]il consiglio del marchese Wielopolski, il quale vuole il contrario di quello che fu fatto da voi?

La ragione è, che le due emancipazioni hanno un carattere radicalmente differente.

La rivoluzione d’Italia ebbe un marchio puramente nazionale; quella della Polonia ha il carattere della supremazia di un ramo di razza sur un ramo consanguineo. L’Austria era un Impero di razza teutonica; l’Italia, una nazione di razza latina. L’Austria non poteva assimilarsi l’Italia, la cui civiltà valeva la sua, ma dominarla, trafficarne, tenerla divisa. Mentre che in Polonia trattasi di completare la razza slava, e che la Polonia confondasi con un popolo, alla cui civiltà essa servirà di locomotiva. L’Austria non faceva all’italiano la sua parte eguale, come la fa oggidì all’Ungheria, come la Russia l’offre alla Polonia; ma essa considerava Milano e Venezia come suoi possessi, come conquista. Infine il Piemonte fu nobilmente, francamente italiano in mezzo ad italiani; la Polonia resta polacca in mezzo agli slavi. La fortuna, per ultimo, sorrise all’Italia dandole Vittorio Emmanuele, e Cavour, chiamando Napoleone III all’impero; e la non ha, sventuratamente, ripetuto per la Polonia lo tzar Alessandro I.

Ma, in presenza delle necessità, della fatalità, il dritto esso stesso ringuaina la sua efficacia. Per i polacchi e’ non si tratta più del modo di esistere, ma di esistere. Lo tzar — la Russia complice — sembra determinato a sterminarla, come i coloni inglesi operano lo esterminio dei maori nella Nuova Zelanda. L’Europa non torce più il capo verso quelle contrade della desolazione e del dolore. Il modo di [p. 301 modifica]resistenza consigliato dal conte Andrea Zamoyski è una formidabile puerilità: l’annientamento volontario è un delitto. Che fare allora? Lo ripetiamo: esistere! Scomparire come corpo e rinascere come il cuore ed il cervello di un grande organismo, per farlo palpitare di una vita e di un pensiero nuovo. Cessare di essere una nazione per essere un popolo, il cui stato di civiltà esige un regime più libero, e stendere questo beneficio al resto della razza. Spegnersi come polacchi per risuscitare uomini e slavi, cittadini di un immenso impero, il quale ha il succhio della giovinezza ed a cui l’avvenire appartiene, come all’America.


Parigi, Aprile 1871.