Le favole di Esofago da Cetego/IX

Favola IX.
LA PULCE, E LA LUMACA.

../VIII ../X IncludiIntestazione 16 settembre 2008 75% fiabe

VIII X


La Pulce, al dir de’ più rinomati energumeni, trae la sua distinta origine dai barattoli d’Artaserse il vecchio. Dicesi, che abbia inventato il catasto usuale: porta ordinariamente codino lungo: l’ombra del suo corpo è verdeggiante; e quando sputa, l’alpi Graje fanno flusso, e riflusso. La sua fisonomia è come quella di un consumato arcicanonista; e la sua cura è di cercare le triffole, carotte ed i funghi impietriti. Or questa Pulce volle un giorno farsi astrologare, e interrogando qual sarebbe stato il suo fine, le disse la Pitonessa, che doveva morire nel fuoco, e nell’acqua. Questa risposta non le parve categorica: tuttavolta prese commiato, e passeggiando sugli alberi d’Ermione, stava pensando, e ripensando come potesse formarsi il coagulo di così disparati accidenti, e mentre stava questo reumatizzando, osservò un passaggiero, che faceva viaggio senza uscir di casa, e camminava senza gambe. Le nacque desìo di conoscerlo, e, presene sommarie informazioni da persone dabbene, intese essere la Lumaca. Quindi se le approssimò, e le disse: o Lumaca ornatissima, lume dei peripatetici, lima dei quadrati sferici, e lama del Tanteo dei Medici, voi siete il più felice abitator dell’America, e vi burlate di tutti quattro gli elementi. Il vostro abitacolo è in luoghi umidi, onde il fuoco non prevale; se la terra vi copre, voi con piede liscio aprite i sotterranei, e ritornate alla luce; se il vento v’incalza, vi nascondete fra i sassi; se il mare v’innonda, avete tosto la nave, che vi tragitta alla sponda. Voi state così bene, come Catone in Utica, e non invidiate un professor di musica. Io, per evitare il destino, che mi minaccia, abbisogno della vostra condizione. Fatemi il piacere, prendetemi con voi in pensione. La Lumaca voleva scusarsi con dire, che era maritata, e che in sei anni non aveva ancor potuto aver prole legittima. Ma alfin s’arrese, e ricevè la Pulce nel suo domicilio. Alli 3 di agosto si celebrava in Menfi il compimento della famosa fabbrica del Pelicano, e tutti facevano vigilia. Un villano andava alla raccolta di Lumache per fare un buono, e saporito pasto, ed impinguar la legittima. Sicchè colse anche quella povera Lumaca, ospite della Pulce, la portò a casa, l’inviluppò tale, e quale nel suo guscio in una foglia d’amaranto, e la pose a cuocere sulle brage ardenti. Allora la Pulce esclamò: ahimè che l’astrologa mi ha colta! Ecco che m’arrostisce il fuoco, e mi soffoca l’umido radicale della Lumaca! E disse alfine piangendo in tuono musicale tetro:


Sventurata donzella!
Per sottrarmi al furor d’irata stella
Volli fuggir; per non aver studiato,
Che il destino è veloce come il vento;
Seguita, l’uom, come la barba il mento;
Lo ritrova, e lo coglie in ogni lato.