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L’autore a chi legge

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Lettera di dedica Personaggi

[p. 425 modifica]L’AUTORE

A CHI LEGGEc).

GRAN disgTcìzia è per una Moglie l’avere un Marito disor- dinato, ma questa disgrazia suol divenire ancora maggiore, quando manca nella Consorte quella prudenza, che in simili casi è necessarissima.

La gelosia, i rimproveri, le invettive non fanno che indispet- tire ed irritare gli animi maggiormente, e in luogo di movere a compassione, non inspirano che odio ed ostinatezza.

Non è che una donna onorata, e molto meno una dama, abbia da tollereue tranquillamente i torti che dal marito gli vengon fatti, e da trattare con amicizia una persona, che intorbida la pace della sua famiglia : ha da cercare di rimediarvi, ma con pru- denza.

L’uomo ha un certo grado sopra la donna di autorità e pre- ferenza, che non soffre di essere da lei corretto, quando l’amore non gli facciano (2) esser care le correzioni.

Se quest’amore vien corrisposto, la cosa è facile, ed il Ma- rito non può essere che compiacente. Ma s’ei non ama la Mo- glie, ed è da qualche altra passion prevenuto, convien che la donna conservi l’affetto, ed adoperi la prudenza.

Questa è quella virtù che costituisce la Moglie Saggia, que- sta è quella virtù di cui ho arricchita la mia Rosaura, per esem- pio delle donne prudenti e per conforto delle misere tribolate.

Odiosi un po’ troppo compatiranno i caratteri di Beatrice e di Ottavio. Ma Dio volesse che non ve ne fossero al mondo di simili, e di peggiori. L’azion del veleno è barbara, ma abbiamo pur troppo degli esempi di tale barbarità, non lontani dal nostro

(1) La presente prefazione usci la prima volta nel t. V dell’ed. Pasquali di Venezia, l’anno 1763. Quella che l’autore stampò l’anno 1753, nel t. IV dell’ed. Paperini di Fi- renze, leggesi in Appendice. (2) Cosi nel testo. [p. 426 modifica]secolo. Le passioni acciecano, e l’uomo cieco è capace di tutto. Sagace è l’artifizio con cui si conduce Rosaura per impietosire il marito, e per far arrossire la sua nemica ; ma tale sagacità è con- dotta dalla prudenza, e le fa ottenere il premio della bontà, del- l’amore e della tolleranza. Un marito guadagnato per questa strada, convinto ed illuminato con tal condotta, si può credere realmente pentito e totalmente cangiato, e ciò che non avrebbero ottenuto né le querele, ne i rimproveri, ne i maneggi, conseguisce perfet- tamente la virtù, la docilità, la prudenza. Questa Commedia sa- rebbe una lezione troppo morale per un Teatro, se non fosse ador- nata di un competente ridicolo. Gli scrocchi formano un episodio altrettanto vero, quanto giocoso, e i servi, nell’atto che contribui- scono all’intreccio ed alla catastrofe della rappresentazione, divertono r uditore, e conservano il loro proprio carattere.

Così ho pensato che debba essere, nell’atto di comporre que- st opera. Parmi di non mi essere totalmente ingannato. Fu ricevuta questa Commedia felicemente dal pubblico, e ne rimasi contento. Alcuni hanno criticato il veleno, ma finalmente non ne proviene che buon effetto, quantunque l’intenzione fosse cattiva. Io rappre- sento le azioni umane, né sono sì scrupoloso intorno ai precetti, che mi sembra di poter alterare.