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Lettera di dedica

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La moglie saggia L’autore a chi legge

[p. 421 modifica]A SUA ECCELLENZA LA SIC. CAVALIERA

ELEONORA CAPPELLO

NATA DE" CONTI DI COLLALTO (i).

ALLORA quando mi fu recato, ECCELLENZA, // felicissimo avviso, che Ella in Roma con tanto vantaggio delle Opere mie parlasse, animando i Romani a leggere non solamente, ma eziando a promoverne le rappresentazioni in più di un Teatro, mi entrò nelV animo la maggiore allegrezza che io provassi giammai, e quasi fuor di me stesso, d’altro non sapea parlar che di que- sto ; facendone parte agli Amici miei, come di cosa che mi ar- ricchiva di gloria, e gli Emoli macerar potea neW invidia. Come (dicea però fra me stesso) come mai una Dama di tanto spirito, e di così fino discernimento, può delle Opere mie compiacersi, e quasi fossero della sua approvazione degnissime, portarle fino colà in trionfo, dove delle produzioni novelle è più pericoloso l’incon- tro) Ringrazio Dio di cuore, che mai nella mente mia non suc- cedesse a tal pensiero la vanità di me stesso, tutt’altra ragione figurandomi, fuor di quella che dal merito delle Opere mie de- rivar potesse, poiché quantunque le veda fortunatamente aggra- dite, conosco bastantemente, che ciò non accade perchè sieno Opere buone, ma perchè a’ dì nostri non vi è in simil (2) genere chi voglia fame delle migliori. Pensai (3) che V E. V. volesse loro dar cre- dito per esser elleno produzioni di uno spirito Veneziano, per quel- la amore che molti sentono per la Patria loro, portandola da per tutto nel cuore, e V onor suo, e quello de’ Paesani suoi pro-

(I) Neil’ed. Paperini di Firenze, dove fu «tampata la prima volta la presente lettera di dedica, t. IV, 1753, ai legge: « A Sua Eccellenza - la Nobile - Donna Eleonora - nata de’ Conti di Collalto - di S. E. il Signor Cavaliere - Piero Andrea Cappello - amba’ sciatore per la Serenissima - Repubblica di Venezia in Roma - Consorte degnissima ». (2) Pap.: cotal. (3) Pap.: Pensai non pertanto. [p. 422 modifica]movendo. Che però (su tal proposito ragionando) chi mai alla Repubblica Veneziana ha procurato maggior onore di quello che dall’E. V. le vien recato ? In Vienna, in Dresda, in Londra, ed in Roma fu Ella oggetto d’ammirazione, fu l’idolo delle genti, possedette il cuore delle Regine, la parzialità dei Monar- chi, e non v’ha dubbio che dei grandi onori chea Lei si fecero, anche la Patria sua gloria e giubbilo non ne riportasse; poiché quantunque l’antichissimo albero della sua Casa abbia nel ter- reno della Germania piantate ancor le radici, sangue de’ Padri eccelsi della Repubblica è quello che nelle vene le scorre, e quanto cari a Cesare sono i congiunti suoi, altrettanto l’Au- gusto Senato della di lei Famiglia sì pregia e vanta, e de’ su- blimi onori l’ha in ogni tempo fregiata.

Ella ha colmato di felicità il più degno Cavaliere del mondo, dandogli il di Lei cuore e la di Lei mano, ne più gioconda no- vella recar poteasi alla Patria loro comune, oltre quella del loro felicissimo maritaggio. L’Eccellentissimo signor Cavaliere PIERO ANDREA CAPPELLO meritava ben Egli una sposa del di Lei merito e delle di Lèi virtù fornita, ed anche in questo ha Ella dell’amore della Patria sua manifestato il peso, concedendo il tesoro della grazia sua ad uno de’ T-’atrizj più illustri della Repubblica, e ridonando al seno di una si eccelsa madre la sua diletta figliuola.

Mentre che, contenta Roma per la seconda volta, l’È. V. ammira e venera, Venezia ansiosa l’aspetta; e mentre colà nel- l’Ambasciata gloriosa del savissimo di Lei sposo, l’onorano le Persone illustri, e la benedicono le volgari, e gli Arcadi col nome di Palmira fra le virtuose pastorelle l’acclamano, l’Adria, gelo- sissima dell’onor suo, feste, dignità ed onori le va con solleci- tudine preparando, e tutti i gradi sublimi l’aspettano, sino al- l’ultimo, che d’aureo manto il Consorte suo felicissimo brama di ricoprire (’).

(I) Si sa invece che di ritomo da Roma, net maggio del 1757. gli fu prescritto dal Senato di trattenersi con la famiglia in villa, nel Bassanese : e solo nel luglio ’58 fu riam- messo in patria : Gradenigo, Notatorj, voi. IV (Museo Civico Correr). [p. 423 modifica]Io pure, miserabile come sorìo, sospiro veder V aspetto di que- sta mia venerabile Protettrice, e renderle quelle grazie ch’io posso per l’onor massimo alle Opere mie recato, e benedire quel cuor magnanimo, che in mezzo alle mie afflizioni cotanto giubbilo mi ha procacciato.

Verrà quel giorno per me felice, che a’ piedi dell’E. V. gettandomi, e de’ miei casi la strana serie narrandole, vedrà quanto bisogno io abbia della di Lei magnanima protezione; e che quel- V amore che ha Ella per la sua Patria, e che io nutrisco per la medesima nel miglior modo che posso, non e lo stesso in tutti, e vi è pur troppo chi tenta deprimere il Cittadino e disonorarlo.

Ma fin che giunga quel dì, non darò io della umile mia riconoscenza alla benignità che ha per me l’È. V. una pub- blica attestazione ? Sì, darolla. Ma come ? In qual maniera le anime grandi si ricompensano de’ benefizi loro? Pregandole di nuove grazie, e loro prestando il modo di segnalarsi, beneficando.

Ecco dunque. Nobilissima Dama, che per avere Ella le mie Commedie della generosissima grazia sua onorate, una di esse alla di Lei protezione in modo particolarissimo raccomando, e col di Lei nome venerabile in fronte la mando al torchio.

Che se taluno me sì ardito credesse, che a titolo di dono offerirgliele io pretendessi, lo prego di me formare miglior con- cetto, assicurandosi che la infinita distanza so io conoscere dal me- rito dell’E. V. a quello delle Opere mie, e che soltanto per trarne gloria ed onore, ad una sì illustre Dama la raccomando.

La Moglie Saggia, che sotto gli auspizj dell’Eccellenza Vostra uscir deve alla luce, è costituita in tal grado di virtù op- pressa, che degna la rende di laude e di compassione, ma per l’un motivo e per l’altro recherà al di Lei cuore diletto e con- solazione. Per tre ragioni si rallegrano gli animi nelle comiche nelle tragiche Rappresentazioni; allora quando esaltar vedono quelle virtù, che in se medesimi sono sicuri di possedere ; quando puniti veggono i vizj, che son da loro abborriti; e quando dalle rappresentate disgrazie sicuri e fortunati si vedono.

Giustamente giudico io pertanto, che vaglia per tutte e tre [p. 424 modifica]le ragioni a rallegrare questa Commedia mia il bellissimo animo dell’E. V., poiché considerando il carattere di RoSAURA ripieno di un’eroica "oirtlx, si consolerà di vedere in essa il di Lei ri- tratto; indi detestando il carattere di BEATRICE, giubbilerà, inca- pace trovandosi del reo costume; e compassionando una MoGLlE maltrattata dal CATTIVO MARITO, alzerà gli occhi al Cielo, e lo benedirà di cuore, che uno Sposo sì amabile e sì gentile le abbia meritamente conceduto. Altri due personaggi, Florindo e Lelio, al riso forse la moveranno. E sì che di tali scrocconi alle laute sue mense, a’ generosi suoi trattamenti, non ne avrà Ella in ogni parte veduti! Ma non però lungo tempo celato avranno agli occhi di V. E. sotto il manto dell’adulazione la frode, poi- che la prontezza del di Lei spirito, la vivacità del di Lei talento li avrà riconosciuti ben presto, e guai vilissima feccia, li avrà da se, con vergogna loro, scacciati.

Il misero PANTALONE, padre afflitto di una Figliuola sa- grificata, moverà il di Lei animo a tenerezza. Deh! in questo genitore dolente V E. V. me raffiguri, padre di tante figlie, quante sono le mie Commedie. Mi vo sgravando del peso che la tutela di esse patria recarmi, all’uno o all’altro raccomandandole. For- tunatissima questa, che di una Protettrice si grande potrà vantarsi ! Più fortunato me ancora, se avrò l’onore che mi conceda V E. V. il prezioso titolo, con cui ossequiosamente m’inchino.

Di V. E.

Umiliss. Devotiss. e Obbligatiss. Serv. Carlo Goldoni.