La man che ne le dita ha le quadrella

Anton Giulio Brignole Sale

XVII secolo Indice:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu Sonetti Letteratura I. La cortigiana frustata Intestazione 3 agosto 2022 100% Da definire

De l'arrabbiato can sotto i latrati
Questo testo fa parte della raccolta Anton Giulio Brignole Sale
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I

LA CORTIGIANA FRUSTATA

1.

     La man che ne le dita ha le quadrella
con duro laccio al molle tergo è avvolta.
L’onta a celar ch’è ne le guance accolta,
spande il confuso crin ricca procella.
     Sul dorso, ove la sferza empia flagella,
grandine di rubini appar disciolta;
giá dal livor la candidezza è tolta,
ma men candida ancor non è men bella.
     Su quel tergo il mio cor spiega le piume
e, per pietá di lui giá tutto essangue,
ricever le ferite in sé presume.
     In quelle piaghe agonizzando ei langue;
ma nel languir non è il primier costume
che il sangue corra al cor: ei corre al sangue.

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2.

Segue

     Troppo tenero cor, perché, commosso
di questa cruda a la vermiglia vista,
mandi avvolta in «oimè!» l’anima trista,
a insanguinarsi in quel purpureo dosso?
     Che sovra lei brutto flagel sia mosso,
piú dèi goder quanto ella piú s’attrista:
nostro sperar quindi vigore acquista,
è nel suo tergo il suo rigor percosso.
     Ché se finor con l’amorosa fronte
negò dare al languir dolce soccorso,
anzi le piante ebbe al fuggir sí pronte,
     or freneralla di vergogna il morso;
poiché per non mostrar le livid’onte
non oserá volgere in fuga il dorso.

3.

Segue

     Per qual sua colpa essaminata e vinta
costei, che al bel candor sembra innocente,
sotto le scosse di flagel pungente
il molle dorso a insanguinare è spinta?
     Se del mio cor furato appar convinta,
si castighi il suo crin, ch’egli è nocente;
se di mia vita ancisa, il ciglio ardente
paghine il fio: fu da’ suoi dardi estinta.
     Ah, non è questo il fallo! Ella è punita
perché allor che io le apersi il mio martire
voltommi il tergo e fe’ da me partita.
     E ’l tergo ha duol. Donne, or da voi si mire,
che non ver’ voi giusto rigor s’irríta
pel furare o ’l ferir, ma pel fuggire.

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4.

Segue

     Verso i giardin di Cipro a voi sciogliete,
vezzosetti Amorini, ali odorose;
dolci vïole, morbidette rose
con la tenera man quivi cogliete.
     Tra mille e mille quelle sol scegliete
che nelle foglie appariran pietose;
segno ne fia se molli e rugiadose
per lagrime d’amanti le vedrete.
     Quindi un flagel ne fate, onde ferita
de l’anime la bella feritrice,
lacerata non sia, ma rabbellita.
     Ah, se tardate piú, quest’infelice
avrá i colpi da sferza incrudelita!
E sapete chi sia: v’è genitrice.