La bancarotta o sia Il mercante fallito/Nota storica

Nota storica

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Atto III
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NOTA STORICA

Appartiene la Bancarotta, come l’autore in più luoghi ripete, all’anno comico 1740-41: probabilmente alla stagione di carnovale. Sollecitato deii bravi attori della compagnia Imer, lusingato dal costante favore del pubblico, per la terza volta Carlo Goldoni osava far salire sulle tavole del S. Samuele la commedia di carattere e di costume, e riduceva entro più breve confine la recita all’improvviso. Anche la storia della Bancarotta è raccontata nell’avvertenza ai lettori, nelle prefazioni dell’ed. Pasquali (t. XVI: qui a pp. 133-134) e nelle Memorie francesi (P. Ie, ch. XLII). Cauto apparisce il grande riformatore nel primo periodo dell’opera sua per il teatro, e s’accontenta spesso di rimaneggiare: ma rimaneggiando trasforma e crea, spinto dal genio inventivo. Così gli accadde, quando pensò di correggere uno scenario dell’arte, dedotto da una composizione della fine del Seicento: Pantalone mercante fallito (Venezia, Lovisa, 1693), del dottor Simon Tomadoni o sia Tomaso Mondini. Non sembra inutile ricordare che il dottor Mondini, più fortunato quando travesti il Tasso da barcariol venezian (Ven., 1691 ecc.: v. Gamba, Serie degli scrittori impressi in dialetto venez., Ven., 1832), altre commedie scrisse con le maschere e con mescolanza di dialetti (v. Drammat. Allacci, ediz. di Ven., 1755), le quali forse Goldoni conobbe. Meno importa sapere come fra gli antichi scenari già si trovasse un Grattano fallito e un Claudione fallito (v. Carletta, in Nuova Rassegna, II, 1894, n. 28, p. 454) e dei fallimenti si ridesse sul palcoscenico italiano a Parigi (le Banqueroutier di Fatouville, ree. 1 9 apr. 1687: v. raccolta Gherardi).

Ci preme piuttosto avvertire che non solo rivediamo qui le quattro maschere, ma Pantalone è protagonista, come altrove Truffaldino: benchè troppo diverso ancora dal Pantalone più veramente goldoniano e caro al pubblico. È questa la terza commedia dove il personaggio principale, per inconsiderata liberalità, si dibatte nelle difficoltà del denaro, con maggior colpa di volta in volta. Altri vedrà in ciò un riflesso, quasi direi, della vita veneziana del tempo; altri della esistenza travagliata dell’autore. Ma la Bancarotta disparve dimenticata dagli attori e dai critici, perchè infatti non possedeva la bella unità del Prodigo, nè l’originalità dell’Uomo di mondo: pur non vi mancano scene felici, che di recente il Rabany additò e in parte tradusse (C. Goldoni ecc., Paris, 18%; pp. 62, 128, 192 sgg.), anzi vi abbondano importanti germi del teatro di Goldoni. Notiamo intanto fra i personaggi una cantatrice, notiamo Aurelia, moglie leggera, notiamo specialmente l’arguta e acuta satira del Conte Silvio. [p. 416 modifica]

La presente commedia fu stampata la prima volta, dopo il Prodigo, nel t. X dell’ed. Paparini di Firenze, l’anno 1757: e con quello uscì di nuovo a Pesaro (t. X), a Venezia (Bettinelli, t. IX), a Torino (Fantino-Olzati, t. XII, 1758). Rimase separata nell’ed. Savioli (t. VII, 1771) di Venezia; e così a Torino (Guibert etc, XIV, 1774), a Venezia ancora (Zatta, ci. 2, t. VIII, 1791), a Lucca, a Livorno. La ristampa nostra fu condotta sul testo dell’ed. Paperini, posto a confronto con le altre edizioni: e di là fu ricopiato fedelmente il titolo. Valgono le osservazioni già fatte per l’Uomo di mondo. — La ragione vera della dedica al conte Antelminelli Castracani forse ci sfugge. Diligenti notizie intorno a questa e alle due precedenti commedie, si leggono nel saggio di R. Bonfanti, intitolato La Donna di garbo, Noto, tip- Zammit, 1899.

G. O.

La Donna di garbo