Istorie dello Stato di Urbino/Libro Primo/Capitolo Sesto

Libro Primo, Capitolo Sesto

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CAPITOLO SESTO.

De i Monti Apennini, che furono per confini assegnati alla Regione de’ Senoni, che nell’Italia habitarono.


I Termini del Senonio paese, ilqual piega all'Ostro, furono (come si disse) gli Apennini, che verso Borea fanno la primiera mostra, frà quali non incentrandosi esso, i popoli, che dentro di quelli hebbero l'habitatione, erano da' Senoni diversi. Onde non solo di quella vicinanza i Savini, gl'Inginij, e i Toschi, mà i Sentini ancora furono da i medesimi distinti, per una serie di alcuni più bassi Monti, che à guisa di braccio spiccansi da Sant'Abundio, e da Catria, e di queste due nationi dividendo i campi, all'Esino in San Quirico vassi à terminare. Quindi Polibio nel luogo citato raccontando la rotta, de i Senoni, dentro i medesimi campi Sentini hebbero da' Romani, descrive quella Regione affatto dalla Senonia distinta, con queste parole. Non multis interiectis diebus eos interum adgressi, iuxta Sentinatum Regionem praelium incunt, purimos obtruncant, reliquos ad suam quemq. domum fugere compellunt. Il che parimente Livio nel 10. lib. della 1. Deca afferma. E però vero, che tutti questi Monti, che il terreno Senonio corteggiano, da gli habitanti sino alle cime venivano posseduti, da cui non tanto cavavano da i pascoli per uso de gli animali, e ne i legnami per li loro bisogni utile, e ricchezze; quanto da i frutti, e dalle biade, che in alcuni più humili frà loro, in buona copia raccoglievano, per essere in essi come i piani fecondo il terreno; ladove tutti ugualmente al suo tempo venderebbero i frutti, quando i più alti, dal freddo della seconda Regione dell'aria, non fossero impediti. Però che ne i Monti Catria, Aguto, Nerone, Carpegna, e Cucco, più che in ogni altro luogo d'Italia, gli Apennini estolgono il giogo, anche talvolta sovrastando in modo alle nubi, che i Pastori, senza bugia raccontano, che nella estiva stagione sovente in quelle cime godendosi eglino il Ciel sereno, intorno alle falde veggono densissime nubi, che non solo à i più bassi habitatori di esse spargono in gran copia salubri le pioggie: mà tal'hora infocati fulmini avventano, con istrepitoso rimbombo contro à i bassi non solo; mà etiandio à quelli, che nell'alto al sereno riposano. A questo volle forse inferire Dante, nel suo Paradiso [p. 21 modifica]al Canto ventesimoprimo, dove introducendo seco à ragionare di Damiano lo spirito, che in vita nel Fonte Avellano dimorò un tempo; cosi gli disse.

Questo Monte, sicome con gli suoi gran membri forma una smisurata Molte, così esso à riguardami solo mostrasi una Regione intiera, ne i limiti della circonferenza sua contenendo piani, rispetto al sito di grandezza non picciola, parimente Colli, Monti, Valli, Fonti, Rivoli, Selve di altissimi faggi, Prati di pretiosi simplici ripieni, profondi antri, oscure, e spaventose grotte, campi di biade, fonghi, spignoli, cardi, carlina, ed altre simili cose producevoli, che à gli huomini, & alle fiere sono necessarie: onde per questo d'infiniti animali s'è fatto albergo.

A Catria stà congionto l'Aguto, il quale, benche di Catria, non meno altri la cima, & in amenità li vada al pari, rendesi però di esso assai minore: Allungandosi di questi due gran Monti, verso Borea, le selvose falsi, ad alcuni altri d'inferiore grandezza vanno ad unirsi, alle radici de' quali, dentro una bella pianura stà riposata la città di Cagli.

E seguitando la serie verso l'Occaso, alle foci del Borano, il Petrano s'inalza, più bello, fecondo, & ameno Monte d'ogni altro, che trà gli Apennini si veda ischierato; non tanto per esser quello di figura quasi rotonda, ed ogn'intorno circondato da profondissime valli, con le piacevoli, e delitiose falde di popolosi villaggi adorne, non meno che di viti, e d'albori fruttiferi ripiene; quanto che alla sua cima in proporionevole simetria raccogliendosi tutto, & in una vasta pianura di figura ovata allargandosi non di natura indigesto à bozzo, mà di eccellentissimo Architetto struttura meravigliosa dimostrasi. Quivi, benche non compariscono coltivati i campi, non potendosi per la grand'altura maturare con i frutti le biade; veggonsi nondimeno per tutta la superficie sua i prati delitiosissimi, d'ogni varietà di herbe coperti, non meno à gli huomini per l'uso delle medicine, che ne i pascoli à gli animali giovevoli. A capo di questi, dalla parte Orientale un vaghissimo Colle sorgendo, che alla pianura in somiglianza di una forte Rocca, guardante una gran Città sovrasta, per tal similitudine, Rocchetta da Paesani si appella. Alle cui radici, più di un Fonte scaturisce, con abbondanti, e con freschissime acque, lequali dopò haver i prati à satietà irrigati, precipitando al basso allettano co'l suondetti lor strepitosi mormorij, non solo i [p. 22 modifica]

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[p. 24 modifica]men freddo, viene ben spesso da quelli visitato, particolarmente con incredibile concorso, il giorno solenne, in cui la Chiesa dell'Assontione al Cielo della medesima Intemerata Vergine, celebra la festa; & in quello in cui ella nacque al Mondo.

Da questo Monte, dalla parte Settentrionale, pende una falda, che Capiolo s'appella, nella cui cima, trà mezo una pianura, un Lago non men profondo, che limpido, raccolto vedesi, di grandezza mediocre, in cui si generano molti pesci; benche per la freddezza dell'acque sue, al gusto non molto soavi; perloche da pochi pescaori vien molestato. Quivi Francesco Santo hebbe pensiero, ritirato dal Mondo di vivere con gli Angeli; mà illuminato da Dio, cambiò questo col Monte d'Avernia, dove nel suo corpo, di Christo ricevette le Piaghe.