Il ragazzo/Prologo

Prologo

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Personaggi Atto I
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PROLOGO

Spettatori, egli si trova una sorte d’uomini i quali vogliono esser tenuti di saper piú degli altri e sanno meno. Questi, dimostrando nell’abito la santitá d’Ilario e nelle parole la eloquenza di Marco Tullio, cacciandosi per ogni buco, altamente gridano che il mondo sta male e che oggi sono gli anni delle miserie. Io, rispondendo loro piacevolmente, dico che, nel vero, è gran peccato ch’essi siano vivi; si come quelli che hanno l’intelletto guasto e cercano parimente di guastar l’altsui: per ciò che non fu mai né il piú piacevole né il piú sano vivere di quello che è ora. E, che ciò sia vero, voi, prima, vedete che insino quel male celebrato immortalmente dal Fracastoro, il quale era, un tempo, cosí bestiale, oggi s’è domesticato e infratellito con noi; e, appresso, non pure in ogni cittá tuttodí si fa qualche comedia, ma anco in ogni casa. Oh! Ci sono di quelli che se le veggono fare nel proprio letto e non ne prendono alcun dispiacere. E questo aviene perché i pianeti hanno fatto tregua con gli uomini e il gusto nostro non è cosí schivo e delicato, a questi di, come soleva essere una volta. Ma che diremo d’alcuni altri i quali, esaltando nelle parole la dottrina di Platone e ne’ fatti seguitando la vita degli Epicuri, fuggono da voi, nobilissime donne, come si fugge dalle cose orribili? e, non ostante che voi siate ornamento del mondo, consolazione degli uomini, riparo del seme umano e dolcezza di chi ci vive, vi portano cotanto odio che non è niun di loro che vi voglia vedere in fronte? Sallo Iddio che io ne prendo grandissima compassione. Ma, lasciando per ora i tempi, gli influssi e le doglianze da parte, noi ancora qui siamo per rappresentarvene una nuova, non rubata dagli antichi o trovata dall’ingegno de’ moderni come le altre sono, ma, poco fa, avenuta in Roma. In [p. 208 modifica]Roma, dico, la quale è venuta ad abitar nella cittá vostra. E, degnandovi di ascoltar la comedia con quella attenzione con la quale solete vedere i giuochi, le feste, i balli e le cacce che si fanno per questa cittá, non solo i giorni piacevoli del carnevale, ma ad ogni tempo, mi rendo sicuro che a ciascuno sará data materia, non pur di ridere, ma d’imparare. Non dico giá l’arte con cui si dá forma alle comedie, che non è fanciullo che non le sappia fare (se ben la maggior parte non ha risguardo a trapassare il numero degli atti e de’ personaggi); ma potrá giovare ad altra guisa e non meno a giovani che ad attempati: a quelli, insegnando loro ad esser piú ristretti e men trabocchevoli nei piaceri di Venere; a questi, confortandogli a lasciar da parte le trame d’amore, dandosi, il verno, al caldo delle coltri e, la state, al fresco de’ materazzi, per ciò che i legni vecchi, accendendovi il fuoco, in breve si convertono in cenere. Lo autor, cioè colui che l’ha ritratta dal vero, ha voluto intitolarla Il ragazzo: non senza cagione, per ciò che avrete a veder tre diversi inganni in un medesimo tempo fatti a un vecchio il quale, invaghito d’una giovane di cui s’era innamorato il figliuolo, credendo trovarsi la notte con lei, gli è condotto innanzi un ragazzo in abito di fanciulla, tanto simile all’amorosa che ciascuno che lunga domestichezza non avesse con lui avuto se ne sarebbe ingannato. Il figliuolo gode del suo amore; la figliuola se ne fugge con uno suo amante; e la fante ancora ella, fuggendo, invola al vecchio certi argenti. Il fatto si scopre e i travagli sono grandi. Finalmente, succedendo da tutte le parti onorato matrimonio, conosciuto il ragazzo esser fratello di colei, tornata la fante con gli argenti a casa, le feste si raddoppiano da per tutto. Cosi, non me ne avedendo, io v’ho detto l’argomento della comedia. Ma, se forse parrá ad alcuno che in lei si esca alcuna volta fuore de’ termini della onestá, doverete pensare che, a v oler bene esprimere i costumi d’oggidi, bisognerebbe che le parole e gli atti interi fossero lascivia. Ora, perché è tempo di darle principio, prendendo a buona arra ch’ella v’abbia a piacere il silenzio che io sento nelle Nobilita Vostre, tornerò a’ miei compagni e dirò loro che non tardino a venir fuori. Ma ecco a punto il vecchio.