Il miracolo/Parte seconda/VI

Capitolo VI

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Parte seconda - V

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CAPITOLO VI.

Tre giorni dopo, il martedì, era la vigilia di Natale, e nel salotto Monaldeschi una lampadina elettrica, velata di azzurro, spandeva fioca luce; ma per Vanna appariva anche troppo viva, giacchè ella avrebbe voluto sprofondarsi nell'oscurità, e rimaneva seduta, con le mani appoggiate sull'orlo d'un tavolo, il busto eretto, la testa immobile, leggermente protesa, quasi a cercare nell'ombra un responso con le pupille atone.

Bindo Ranieri e Villa, aggruppati in disparte, guardavano in silenzio la signora con volti atterriti, ma, a tratti, un sorriso gioioso brillava sui loro labbri, al pensiero che«Grano di Pepe» aveva certo ricevuto a quell'ora il foglio coperto di grossi caratteri, apportatori di grosse notizie; poi tornavano a contemplare la signora con muta desolazione.

Quando Ermanno le era entrato a casa il sabato e con tenerezza rispettosa le aveva sottoposta [p. 358 modifica]la decisione di recarsi a Roma per frequentare il corso di medicina, ella era stata colta da un lungo deliquio; ma, rinvenuta, si era chiusa in mutismo inesorabile, rispondendo appena con lievi gesti alle premure del figlio, il quale aveva mostrato verso di lei, in quei tre giorni, la pietà indulgente e amorevole che si dimostra a una povera bimba ammalata, ed aveva affrettata la partenza per sottrarla e sottrarsi allo spasimo di quella disperazione senza parole.

— Mamma - le aveva detto poco prima, abbracciandola con passione - tu pensi di avermi perduto e invece mi hai riconquistato. Guardami, sono tuo figlio, il figlio del tuo amore. Io ti giuro che sarò buon cristiano e farò splendere di nobiltà rinnovata il nome dei Monaldeschi.

Ella era stata sopraffatta da uno scoppio improvviso di pianto e gli si era avvinghiata al collo con amore disperato; e poi, allorchè egli, esultante, le aveva proposto di raggiungerlo a Roma per vivere insieme, per rendergli anche più grato il lavoro, Vanna gli si era divincolata dalle braccia e gli aveva risposto di no.

E adesso il treno correva, divorava lo spazio, trasportando Ermanno Monaldeschi alla ricerca di nuovi destini.

Frattanto, poichè si avvicinava la mezzanotte, Palmina entrò nel salotto e si rivolse alla signora con aria umilmente confidenziale: [p. 359 modifica]

— Ecco la pelliccia, signora.

— La pelliccia? E perchè? - esclamò Vanna con meraviglia.

— Per andare in Duomo alla messa di Natale, signora.

— È freddo. Io ho la tosse - Vanna rispose, come scusandosi.

Ma Palmina, senza prestarle ascolto, le accomodò intorno la pelliccia, le avvolse il collo nel boa e le porse il cappello di velluto.

— Mi dia retta, signora. In chiesa fa caldo; c'è bella musica. Io ci voglio andare, perchè mi piace, e lasciarla sola in casa non posso.

Vanna, senza più obiezioni, si appuntò il cappello e scese in istrada al braccio di Palmina, scortata fedelmente da Bindo e Villa Ranieri.

Il Duomo sfolgorava di lumi, e Vanna s'inginocchiò a destra, presso la cappella della Madonna. Col viso nascosto dentro le palme, pregava, e la preghiera cadeva, scivolando sopra il cuore, senza lenirlo o placarlo. Ahimè, ahimè! il cuore dunque le si era impietrito? Dunque ella non gustava più nelle sue preghiere il desiderio trepido, come quando, fanciulla, attendeva nozze? Non più la riconoscenza fervida, come quando, sposa, avvertiva sussulti nel grembo fecondato; non più nemmeno le ansie dell'amore peccaminoso, gli spasimi del rimpianto, gli slanci dell'anima nell'offrire in olocausto a Dio la giovinezza del figliuolo?

Ahimè! Ahimè! tutto era muto! La preghiera [p. 360 modifica]in lei era stata sempre domanda avida di gioia, e adesso che la speranza di ogni gioia era caduta, la preghiera le scivolava sopra il cuore senza lenirlo, nè placarlo. Pensò a Domitilla Rosa, e pianse. Oh! la fede umile e ardente di quella creatura consunta dalla passione per Gesù! Pensò a Fritz Langen, e pianse. Oh! le forti braccia avvolgenti e i lunghissimi baci! Pensò a Corrado Gigli, e pianse più forte, più amaro! Egli era scomparso lontano, e con l'adorazione fanciullesca di lui era scomparso, battendo l'ala, il suo ultimo sogno d'amore! Pensò a monsignore, e un accasciamento di tutto l'essere la prostrò. Egli sarebbe andato in Brettagna, fra giorni, nè più la voce pastosa, dal puro accento senese, le avrebbe parlato parole di austera soavità! Il vuoto era in lei, mentre per le navate correva frastuono di tripudio.

— Pace in terra agli uomini di buona volontà! - gridava l'organo, con note profonde, e canti freschi di zampogna solcavano il boato e voci di pastori sembravano giubilare sotto le stelle, finchè un grido esultante proruppe, investendo le cappelle, avvolgendo gli altari.

— Alleluia! Alleluia!

Il cuore di Vanna, che non voleva morire, le guizzò in petto timidamente e le susurrò del figliuolo: «Ermanno ti ama e tu lo ami; egli è buono e tu sei buona. Vola a raggiungerlo, appoggiati al suo braccio e camminerete entrambi nel solco lieto suscitato dalla tua bellezza e [p. 361 modifica]dalla sua bontà intelligente e forte.

Così il cuore le susurrava, implorante; ma la volontà nemica rispose «No», e Vanna continuò a mescere il suo pianto sommesso al frastuono di esultanza, sonoro per le navate.

La musica tacque, e Palmina disse, toccandole una spalla:

— Andiamo; è finito.

Vanna s'alzò docile con atto faticoso, fece calare sopra la faccia il velo per non mostrare gli occhi rossi di lagrime e poi si confuse tra la folla, al braccio di Palmina, scortata fedelmente da Bindo e Villa Ranieri.