XXIII. Delli tre magi

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XXIII (XXXII-XXXIII)

Delli tre magi.

Quando li tre magi ebbero cavalcate alquante giornate, vollono vedere quello che ’l fanciullo avea loro donato: apersono lo bossolo, e quivi trovarono una pietra, la quale avea loro data Cristo in significanza che stessono fermi nella fede, che avevano cominciata, come pietra. Quando viddero la pietra molto si maravigliâro e gittâro questa pietra in un pozzo. Gittata la pietra nel pozzo, un fuoco discese dal cielo ardente e gittossi in quel pozzo. Quando gli re viddono questa maraviglia, penteronsi di ciò che avevano fatto. E presono di quello fuoco, e portaronne in loro contrada, e puoserlo in una loro chiesa. E tuttavolta lo fanno ardere, e adorano quello fuoco come Iddio; e tutti gli sacrifíci che fanno condiscono di quello fuoco; e quando si spegne, vanno all’originale, che sempre istá acceso; né mai nollo accenderebbono se non di quello. Perciò adorano lo fuoco quegli di quella contrada. E tutto questo dissono a messer Marco Polo: — Èe veritade. — 1 L’uno de’ re fu di Sabba, l’altro di lava (Ava), l’altro del castello2. Ora vi diremo di molti fatti di Persia e di loro costumi. Sappiate che in Persia hae otto reami: l’uno ha nome Causon (Casvin), lo [p. 27 modifica] secondo di Stam (Curdistan), il terzo Laor (Lor), lo quarto Celstan (Suolstan), lo quinto Istain (Istanit), lo sesto Zerazi (Serazi), Io settimo Suncara (Soncara), l’ottavo Turnocain, ch’è presso all’Albero solo. In questo reame ha molti belli destrieri e di grande valuta, e molti ne vengono a vendere in India. La maggiore parte sono di valuta di libre dugento di tornesi. Ancora v’ha le piú belle asine del mondo, che vale l’una bene trenta marchi d’argento e che bene corrono. E gli uomini di questa contrada menano questi cavalli infino a due cittadi che sono sopra la riva del mare: l’una ha nome Achisi (Chisi) l’altra ha nome Acumasa (Curmosa). Quivi sono gli mercatanti che gli menano in India. Questi sono mala gente: tutti si uccidono tra loro; e se non fosse per paura del signore cioè del Tartero del Levante, tutti gli mercatanti ucciderebbono. Quivi si fanno drappi d’oro e di seta; e quivi hae molta bambagia, e quivi hae abbondanza d’orzo e di miglio e di panico e di tutte biade e di vino e di tutti frutti. Or lasciamo qui, e conterovvi della gran cittá di Iadys (Yasdi) e di tutto suo affare e suoi costumi.

Note

  1. Berl. E ancora ve digo che li tre magi l'uno fo...
  2. Manca: dove quelli adorano sempre il fuoco.