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LXXXVIII. Della carità del signore

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LXXXVIII. Della carità del signore
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LXXXVIII (CIV)

Della caritá del signore.

Or vi conterò come il Gran Cane fa caritá alli poveri che stanno in Cambalu.1 A tutte le famiglie povere della cittá, che sono in famiglia sei o otto, o piú o meno, che non hanno che mangiare, egli li fa dare grano e altra biada: e questo fa fare a grandissima quantitá di famiglie. Ancor2 non è vietato lo pane del signore a niuna persona che voglia andare per esso. E sappiate che ve ne vanno ogni di piú di trentamila; e questo fa fare tutto l’anno. E questo è gran bontá di signore; e per questo è adorato come iddio dal popolo. Or lasciamo della cittá di Camblau (Cambaluc), e entreremo nel Cattai per contare di gran cose che vi sono.

  1. Pad. á fato le schiere (Fr. fait eslire) de tute le famiglie povere.
  2. Berl. Pad. tuti quali che vuol andar ala corte soa per el para, vano, e vien-inde dado e non è vedado a niuno.