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LXXIX. Come il Gran Cane va in caccia

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LXXIX. Come il Gran Cane va in caccia
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LXXIX (XCIV)

Come il Gran Cane va in caccia.

Quando il gran sire ha dimorato tre mesi nella cittá ch’io v’ho contato di sopra, cioè dicembre e gennaio e febraio, si si parte di quindi del mese di marzo, e vae in verso il mezzodie infino al mare occeano, che v’ha due giornate. E mena con seco bene diecimila falconieri, e porta bene cinquecento girfalchi e falconi pellegrini e falconi sagri in grande abondanza; ancora porta grande quantitá d’astori per uccellare in riviera. E non crediate che tutti gli tenga insieme; ma l’uno istá qua e l’altro lá, a cento e a dugento, e a piú e a meno: e questi uccellano, e la maggiore parte ch’egli prendono danno al signore. E si [p. 106 modifica]vi dico che, quando il gran sire va uccellando co’ suoi falconi e cogli altri uccelli, egli hae bene diecimila uomeni che sono ordinati a due a due, che si chiamano «tostaer» (toscaol); che viene a dire in nostra lingua «uomo che dimora a guardia»; e questo si fa a due a due, acciochè tenghino molta terra; e ciascheduno hae1 lunga e cappello e sturmento da chiamare gli uccelli e tenergli. E quando il Gran Cane fa gittare alcuno uccello, e’ non bisogna che quegli che ’l getta gli vada dietro, perciochè quegli uomeni ch’io v’ho detto di sopra, che stanno a due a due, gli guardano bene,2 che non puote andare in niuna parte che non sia preso. E se all’uccello fa bisogno soccorso, egli gliel danno incontanente. E tutti gli uccelli del gran sire e degli altri baroni hanno una piccola tavola d’ariento a’ piedi, ov’è iscritto il nome3 di colui di cui èe l’uccello, e per questo è conosciuto di cui egli è. E com’è preso, cosí è renduto a cui egli è, e s’egli non sa di cui e’ si sia, si ’l porta ad uno barone, ch’ha nome «bulargugi» (bularguci), cioè a dire «guardiano delle cose che si truovano».4 E quegli che ’l piglia, se tosto nol porta a quel barone, è tenuto ladrone; e cosí si fa de’ cavagli e di tutte cose che si truovano. E quel barone si lo fa guardare tanto che si truova di cui egli è. E ogni uomo, il quale ha perduto veruna cosa, incontanente ricorre a questo barone; e questo barone istá tuttavia nel piú alto luogo dell’oste con suo gonfalone,5 perchè ogni uomo il vegga: sí che chi ha perduto si se ne rammenta, quando il vede; e cosí non vi si perde [quasi] nulla. E quando il gran sire va per questa via verso il mare occeano, ch’io v’ho contato, e’ puote vedere molte belle viste di vedere prendere bestie e uccelli; e non è sollazzo al mondo che questo vaglia. E ’l gran sire va tuttavia sopra quattro lionfanti, ov’egli hae una molta bella camera di legno, la quale [p. 107 modifica] è dentro coperta a drappi d’oro battuto, e di fuori è coperta di cuoia di leoni. Lo gran sire tiene tuttavia quivi entro dodici girfalchi de’ migliori ch’egli abbia; e quivi dimora piú baroni a suo sollazzo e a sua compagnia. E quando il gran sire va in questa gabbia, e gli cavalieri che cavalcano presso a questa camera dicono al signore: — Sire, grue passano; — ed egli allora fae iscoprire la camera, e prende di quegli girfalchi e lasciagli andare a quegli grue. E poche gliene campano che non sieno prese; e tuttavia il gran sire dimora in sul letto, e ciò gli è ben gran sollazzo e diletto; e tutti gli altri cavalieri cavalcano attorno al signore. E sappiate che non è niuno signore al mondo, che tanto sollazzo in questo mondo potesse avere, nè che avesse il podere d’averlo, nè fu, nè mai sará, per quello ch’io creda. E quando egli è tanto andato, ch’egli è venuto ad un luogo ch’è chiamato Tarcarmodu (Caciar Modun), quivi fa tendere suoi padiglioni e tende — e di suoi figliuoli e di suoi baroni e di sue amiche, che sono piú di diecimila — molto belli e ricchi; e diviserovvi com’è fatto il suo padiglione. La sua tenda, ov’egli tiene la sua corte, ed è sí grande che bene vi stanno sotto mille cavalieri, e questa tenda ha la porta verso mezzodie, e in questa sala dimorano i baroni e altra gente. Un’altra tenda è che si tiene con questa, ed è verso il ponente, e in questa dimora lo signore. E quando egli vuole parlare ad alcuno, egli lo fa andare lá entro; e dirieto della gran sala è una camera ove dorme il signore. Ancora v’hae altre tende, ma non si tengono colla gran tenda. E sappiate che le due sale, ch’io v’ho contate, e la camera sono fatte com’io vi conterò. Ciascuna sala hae quattro colonne di legno di spezie6 molto belle: di fuori sono coperte di cuoia di leoni, sí che acqua nè altra cosa non vi passa dallato; dentro sono tutte di pelle d’armine e di [p. 108 modifica]gierbellini, e sono quelle pelle che sono piú belle e piú ricche e di maggiore valuta che pelle che sieno. Ma bene è vero, che7 la pelle del gierbellino, e tanta quanto sarebbe una pelle d’uomo, fina, varrebbe bene duemila bisanti d’oro; se fosse comunale, varrebbe bene mille. E chiamanle li tarteri8 «leroide pelame», e sono della grandezza d’una faina; e di queste due pelli sono lavorati ed intagliati la sala grande del signore,9 e sono intagliate sottilmente, ch’è una maraviglia a vedere. E la camera dove il signore dorme, ch’è allato a queste sale, è nè piú nè meno fatta. Elle costano tanto queste tre tende, che un piccolo re non le potrebbe pagare. E allato a queste sono altre tende molto bene ordinate. E l’amiche del signore hanno altresí molte ricche tende e padiglioni.10 E gli uccelli hanno molte tende e i falconi, e le piú belle hanno i girfalchi; e anche hanno le bestie tende grande quantitá. E sappiate che in questo campo ha tanta gente, ch’è una maraviglia a credere, ch ’e’ pare la maggiore cittá ch’egli abbia; perochè dalla lunga vi viene molta gente, e tienvi tutta sua famiglia cosí ordinata di falconieri e d’altri uficiali, come se fosse nella sua mastra villa. E sappiate ch’egli dimora in questo luogo infino11 alla pasqua di risurresso; e in tutto questo tempo non fa altro che uccellare alla riviera12 a’ gru e a’ cecini e ad altri uccelli. E ancora tutti gli altri che stanno presso a lui gli recano dalla lunga uccellagioni e cacciagioni assai. Egli dimora in questo tempo a tanto sollazzo, che non è uomo che ’l potesse credere; perciochè egli è suo affare e suo diletto piú ch’io non v’ho contato. E si vi dico che nessuno mercante nè niuno artefice nè villano non puote tenere nè falconi nè cani da cacciare, presso dove il signore dimora,13 a trenta giornate. Da questo in fuori, ogni uomo a suo senno puote fare di questo. Ancora sappiate [p. 109 modifica] che, in tutte le parti ove il Gran Cane ha signoria, niuno re nè barone nè alcuno altro uomo non può prendere nè cacciare nè lepre nè dani nè cavriuoli nè cierbi nè di niuna bestia che moltiprichi, del mese di marzo infino all’ottobre. E chi contra ciò facesse, sarebbe bene punito. E sí vi dico ch’egli è sí bene ubbidito, che le lepre e dani e cavriuoli e l’altre bestie, ch’io v’ho contato, vegniono piú volte insino all’uomo, e non le tocca e non le fa male. In cotal modo dimora lo Gran Cane in questo luogo infino alla pasqua di risurresso; poscia si parte di questo luogo per questa medesima via alla cittá di Coblau (Cambaluc), tuttavia cacciando e uccellando a gran solazzo e a grande gioia.

  1. Pad. ha el richiamo (Berl. uno ludro de chiamar li oxelli).
  2. Pad. sí che i non posono perder.
  3. Berl. de chi lo sono e de chi lo tien.
  4. Berl. Pad. e se per caso el se trovasse uno cavallo o uno oxello o una spada, e non se trovasse de chi fosse, de presente viene apresentado a quel baron, e quello la tien in soa varda; e quello che trova alguna cossa e non la presenta seria tenuto ladro.
  5. Pad. azò che la zente vedano li dove l’è (Fr. erament = erraument, aussitót). E in questo muodo non se perde cossa che non sia tosto trovata.
  6. Pad. molto ben lavorade. Et eno tuti questi cuori vergati bianchi, vermegli e negri. E sono molto ben conzi in su le tende: vento nè pioza non li può noxer.
  7. Pad. tante pelle de zebelini quante bisognerave per una roba d’uno ca vallerò vai ben, se l’è delle fine,...
  8. Berl. chiama questo «re dele pelle»
  9. Pad. Ricc. e lavorata si setilmente che l’è una gran meraviglia a odire e a vedere; * le corde che tien le sale e le camere sono tute de seta.
  10. Pad. ancora li grifalchi e li altri oxeli e bestie ano so’ tende in grande quantitade; ed è si grande zente in so campo che l’è una grande meraveglia...: de tute parte vien zente a quel palazo. El signor tien siego in quel campo tuta la fameglia...: miedexi e astrolexi e altri ofiziali.
  11. Pad. al tenpo della pasqua nostra della resuresione.
  12. Pad. Ricc. e prendeno grue e zexani e altri oxelli; e la soa zente ch ’è sparta de diverse parte...
  13. Pad. a vinti zornate...: ma in tute le altre provinzie e centrate della soa signoria... l’omo pò... cazar...