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LXVI. Comincia la gran battaglia

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LXVI. Comincia la gran battaglia
LXV LXVII

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LXVI (LXXIX)

Comincia la gran battaglia.

Quando l’alba del die fue venuta, el Gran Cane apparve1 sopra il piano, ove Najam dimorava molto segretamente, perciochè Najam non credeva per ninna cosa che ’l Gran Cane venisse quivi, e perciò non faceva guardare il campo nè dinanzi nè di dietro. Lo Gran Cane giunse sopra questo luogo, e avea una bertesca sopra quattro leonfanti, ove avea suso insegne, sí che bene si vedeva dalla lunga. La sua gente era ischierata a trenta milia, e intornearono il campo tutto quanto, attorno attorno, in un punto; e2 ciascuno cavaliere, quasi una buona parte, avea un pedone in groppa con suo arco in mano. E quando Najam vidde il Gran Cane con sua gente, fu tutto ismarrito; egli e suoi e’ ricorsero all’armi, e schieraronsi bene e arditamente e aconciaronsi, sí che non era se non a fedire. Allotta cominciarono a sonare molti istormenti e a cantare ad alte bocie: perochè l’usanza dei tarteri è cotale, che infíno che ’l gran nacchere non suona, ch’è uno istormento del capitano, mai non combatterebbono; e infino che pena a sonare, gli altri suonano molti istormenti e cantano. Ora èe lo gran cantare e ’l sonare sí grande da ogni parte, che cioè era grande maraviglia. Quando furono apparecchiate amendue le parti, e gli gran naccheroni cominciarono a suonare, e l’uno venne contro all’altro, e cominciaronsi3 a fedire di lance e di spade. E fu la battaglia molta crudele e fellonesca: e le saette andavano tanto per l’aria, che non si poteva vedere l’aria se non come fosse piova, e’ cavagli cadevano dall’una parte e dall’altra; ed eravi tale [p. 86 modifica] lo romore, che gli tuoni non si sarebbono uditi. E sappiate che Najam era cristiano battezzato, e in questa battaglia avea egli la croce di Cristo sulla sua insegna. E sappiate che quella fu la piú crudele battaglia e la piú paurosa che fosse mai al nostro tempo, nè ove tanta gente morisse; e vi morirono tanta gente tra dell’una parte e dell’altra, che ciò sarebbe maraviglia a credere. Ella durò dalla mattina infino a mezzodí passato, ma al dasezzo rimase il campo al Gran Cane. Quando Najam e sua gente viddono ch’egliono non potevano sofferire piue, missonsi a fuggire; ma non valse nulla, che pur Najam fu preso e tutti i suoi baroni e la sua gente s’arenderono al Gran Cane.

  1. Berl. Pad. sovra uno monte el qual iera nela pianura: la zente de Naiam era desarmata...; ni non avea messo davanti alguna spia, e non feva far varda alguna... El gran signor era sopra una bertesca molto ben ordenada.
  2. Pad. apresso zascaduno omo da cavalo [in le schiere prime] era un omo da pè apreso la gropa del cavalo, con lanza in man.
  3. Berl. Pad. a ferir con archi, spade, lanze e dardi (Pad. maze); e gran parte di pedoni avea balestre e altre arme da ofender...: e era si grande la moltitudine delle saete che erano ne l’agiere, ch’el pareva ch’el piovese da zielo.