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LXV. Della gran battaglia che 'l Gran Cane fece con Naiam

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LXV. Della gran battaglia che 'l Gran Cane fece con Naiam
LXIV LXVI
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LXV (lxxvii-viii)

Della gran battaglia che ’l Gran Cane fece con Najam.

Or sappiate veramente ch’egli è della diritta ischiatta di Cynghi Cane,1 dirittamente da essere signore di tutti gli tarteri. E questo Coblay è lo sesto Cane, che sono istati insino a qui; [p. 83 modifica] e sappiate che questo Coblay cominciò a regnare nel 1256 anni. E sappiate ch’egli ebbe la signoria per suo gran valore e per sua prodezza e senno, che gli suoi fratelli gliela volevano tórre e gli suoi parenti; e sappiate che di ragione la signoria cadeva a costui. Egli è, ch’egli cominciò a regnare, quarantadue anni infino a questo punto, che corre mille dugentonovantotto anni, e puote bene avere ottantacinque anni. In prima ch’egli fosse signore, egli andò in piú osti, e portossi gagliardamente, sí ch’egli era tenuto prode uomo d’arme e buono cavagliere; ma poi ch’egli fu signore, non andò in oste piú ch’una volta, e quello fu negli anni mille dugentottantasei. E io vi dirò perchè fu. Egli è vero che uno ch’ebbe nome Naiam, lo quale era2 uomo del Gran Cane, e molte terre teneva da lui e provincie, sí che poteva ben fare quattrocentomila uomeni a cavallo, e suoi anticessori solcano essere anticamente sotto il Gran Cane, e era3 giovane di venti anni. Or disse quello Naiam che non voleva essere piú sotto il Gran Cane, ma gli torrebbe tutta la terra. Allotta mandò Naiam a Caydu, ch’era gran signore e era nipote del Gran Cane, ch’egli venisse dall’una parte, e egli andrebbe dall’altra, per tòrgli la terra e la signoria. E questo Caydu disse che ben gli piaceva, e disse d’essere bene apparecchiato a quel tempo che avevano ordinato. E sappiate che questi avea da mettere in campo bene centomila uomeni a cavallo; e si vi dico che questi due baroni feciono grande ragunata di cavalieri e di pedoni per venire addosso al Gran Cane. E quando il Gran Cane seppe queste cose, egli non si ispaventò punto, ma, sí come savio uomo, disse che mai non voleva portare corona nè tenere terra, se egli questi due traditori non mettesse a morte. E sappiate che questo Gran Cane fece tutto suo apparecchiamento in4 ventidue di celatamente, sí che non si seppe, [p. 84 modifica] di fuori dal suo consiglio. Egli ebbe bene trecentosessantamila uomeni a cavallo e bene centomila uomeni a piede. E sappiate che tutta questa gente furono di sua casa, e perciò fece egli cosi poca gente:5 che s’egli avesse richiesta tutta sua gente, egli n’avrebbe avuta tanta che non si potrebbe credere; ma avrebbe troppo penato, e non sarebbe istato cosí sagreto. E questi trecentosessanta migliaia di cavaglieri, ch’egli fece, furono pure falconieri e gente che andava dietro a lui. E quando il Gran Cane ebbe fatto questo apparecchiamento, egli ebbe suoi astrologi, e domandogli s’egli dovea vincere la battaglia: rispuosono di sì, e ch’egli metterebbe a morte i suoi nemici. Lo Gran Cane si misse in via con sua gente, e venne in venti giorni a un piano grande, ove Najam era con tutta sua gente,6 che bene erano trecentomila di cavalieri. E giunsono un die la mattina per tempo, sí che Najam non ne seppe nulla, perciochè ’l Gran Cane avea fatte sì pigliare le vie, che niuna ispia gli poteva rapportare, che non fosse presa. E quando lo Gran Cane giunse al campo con sua gente, Najam istava in sul letto colla moglie in grande sollazzo, che le voleva molto gran bene.

  1. Pad. del qual lignazo de raxion sempre è quello che die’ esser re...
  2. Berl. barba de Cublai Can.
  3. Berl. zovene de trenta ani.
  4. Fr. dix, douze jors.
  5. Pad.* De soa zente in grandisima quantitá era andada in altre provinzie per conquistar tere; e, se l’avesse...
  6. Pad. ch’era bem ccccmilia omeni a cavalo.