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Il milione (Laterza,1912)/LXII

< Il milione (Laterza,1912)
LXII. Della provincia di Tenduc

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LXII. Della provincia di Tenduc
LXI LXIII
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LXII (LXXIV)

Della provincia di Tenduc.

Tenduc è una provincia verso levante, ove hae cittadi e castella assai, e sono al Gran Cane, e sono discendenti del presto Giovanni. La mastra cittade è Tenduc, e di questa provincia è re un discendente del legnaggio del presto Giovanni, e ancora si è presto Giovanni, e suo nome si è Giorgio. Egli tiene la terra per lo Gran Cane, ma non tutta quella che teneva lo presto Giovanni, ma alcuna parte di quelle medesime; e sí vi dico che tuttavia il Gran Cane ha date di sue figliuole e di suoi parenti per moglie a questo re, discendente del presto Giovanni. In questa provincia si truova le pietre di che si fa l’azurro molto buono, e havvi ciambellotti di pelo di cammello. Egli vivono de’ frutti della terra; quivi si ha mercatanzie ed arti. La terra tengono gli cristiani, ma e’ v’ha degl’idoli e di quegli che adorano Malcometto1. Egli sono gli piú bianchi uomeni del paese e piú belli, e i piú savi, e piú uomeni mercatanti. E sappiate che questa provincia era la mastra sedia del presto Giovanni, quando egli signoreggiava i tarteri; e in tutta quella contrada ancora vi stanno di suoi discendenti, e il re che la signoreggia è di suo lignaggio. E questo è lo luogo che noi chiamiamo Goggo e Magogo (Gog e Magog), ma egli lo chiamano Nug (Ung) e Mugoli (Mungul); e ciascuna di queste provincie ha generazioni di gente alquante, e in Mogul dimorano i tarteri. E quando l’uomo cavalca per questa provincia sette giornate per levante verso li tarteri, l’uomo truova molte cittadi e castella, ov’ha gente che adorano Malcometto, e idoli, e cristiani nestorini. Egli vivono d’arti e di mercatanzie;2 egli sanno fare drappi dorati, che [p. 77 modifica] si chiamano «nasicci» (nasich e nacques), e drappi di seta di molte maniere: e sono al Gran Cane. E v’ha una cittá c’ha nome Sindatui (Sindaciu), ove si fanno molte arti, e favvisi tutti fornimenti da oste; e havvi una montagna,3 nella quale hae una molto buona argentiera. Egli hanno cacciagioni di bestie e d’uccelli. Noi ci partiremo di qui e andremo tre giornate, e troveremo una cittá che si chiama Gavor (Ciagan Nor), nella quala hae un grande palagio ch’èe del Gran Cane. E sappiate che ’l Gran Cane dimora volentieri in questa cittá e in questo palagio, percioch’egli v’ha lago e riviera assai,4 ove dimorano molte grue, e havvi un molto bello piano, ove dimora gran grue assai, fagiani e pernicie: v’hae di molte fatte d’uccelli; e per questo vi prende il Gran Cane molto sollazzo, perch’egli fa uccellare a girfalchi e a falconi, e prendono molti uccelli. E v’hae cinque maniere di grue. L’una sono tutti neri come carboni5 e sono molti grandi. L’altra sono tutti bianchi6 e hanno l’alie molto bene fatte come quelle del paone: lo capo hanno vermiglio e nero e molto ben fatto, lo collo nero e bianco, e sono maggiori degli altri assai. La terza maniera sono fatti come gli nostri. La quarta maniera sono piccoli,7 e hanno agli orecchi penne nere e bianche. La quinta sono tutti grigi grandissimi, e hanno il capo8 bianco e nero. E appresso a questa cittá hae una valle, ove il Gran Cane ha fatte fare molte casette, ov’egli9 fa fare molte «cators», cioè contornici; e alla guardia di questi uccelli fa stare piú uomeni. E havvene tanta abbondanza che ciò èe maraviglia; e quando il Gran Cane viene in quella contrada, hae di questi uccelli grande abbondanza. Di qui ci partiamo, e andremo tre giornate tra tramontana e greco.

  1. Pad. Ricc. E ancora ve n’è una zente ch’è apellata Argon, ch’è a dir in nostra lengua q(ua)si muli (Fr. guasmul. Correr gasmulli over bastardi), perchè i è nati de doe zenerazion de zente, zioè de quelli de Tenduch e de quele che adorano Macometo.
  2. Pal. li se lavora drapi d’oro e di seta; sí come noi lavoriamo quegli della lana, cosí ánno elli drapi d’oro e di seta di molte guise.
  3. Pad. Ricc. in la quale se traze arzento asai, e a nome Idolfo (Ydifu) questo luogo.
  4. Pad. lá el truova zexani, grue, fasiani.
  5. Pad. corvi.
  6. Pad. che le a le pene tute piene de ochi rotondi a muodo che le pene di pavoni, et è de color d’oro molto resplendente.
  7. Pal. e ano le penne molto lunghe e belle, vermiglie e nere.
  8. Pad. vermeio e negro molto ben fato.
  9. Pad. Berl. in le qual el fa tegnir grandisima quantitade de cotorni, le quale nui dixemo pernixe.