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CXXVII. Della città di Chiagui (Caigiu)

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CXXVII. Della città di Chiagui (Caigiu)
CXXVI CXXVIII
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CXXVII (CXLVIII)

Della cittá di Chiagui (Caigiu).

Caigui è una piccola cittá verso isciroc, e sono idoli, e al Gran Cane, e hanno moneta di carte; e sono in su questo fiume. Qui si ricoglie molto grano e riso, e vanno fino alla gran cittá di Camblau (Cambaluc), per acque, alla corte del Gran Cane: non per mare, ma per fiumi e per laghi. Della biada di questa cittá ne logora gran parte la corte del Gran Cane.1 E il Gran Cane ha fatto ordinare la via da questa cittá infino a Cablau: ch’egli ha fatto fare fosse larghe e profonde dall’uno fiume all’altro e dall’uno lago all’altro, sí che vi vanno ben grandi [p. 171 modifica]nave. E cosí vi puote andare per terra, che lungo la via dell’acqua è quella della terra. E in mezzo di questo fiume hae2 una isola guasta, che v’ha un monistero d’idoli, che v’ha3 trecento freri. E quivi ha molti idoli; e quest’è capo di molti altri monisteri d’idoli. Or ci partiamo di qu, e passeremo lo fiume: e dirovvi di Cinghiafu.

  1. Berl. onde el Gran Can fa tuór queste biade che vien da questa zitade, e fale meter in Canbalun per fossadi grandi e larghi che par uno fiume. E per quello vano le nave con le dite biave dal Mangi infina ala zita de Canbalun.
  2. Berl. un’isola diputada (dirupada? Fr. de roches).
  3. Pad. dusento munesi.