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CLXXIII. Della citta Dufar

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CLXXIII. Della citta Dufar
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CLXXIII (CXCV)

Della cittá Dufar.

Dufar si è una grande e bella cittá: è di lungi da Scier cinquecento miglia, ed è verso maestro. E sono saracini, ed hanno per signore un conte, e sono sotto il reame d’Edenti. Ed hanno anche porto,1 e sono di mercatanzia quasí come quegli di sopra. Dirovvi in che modo si fa lo ’ncenso. Sappiate che sono certi2 albori, ne’ quali si fanno certe intaccature, e per quelle tacche escono gocciole le quali s’assodano: e questo si è lo ’ncenso. Ancora, per lo molto gran caldo che v’è, si nascono in questi cotali albori certe galle di gomma, la quale si è anche incenso. E di cavagli, che vengono di Arabia e vanno [p. 249 modifica] in India, si fa grandissima mercatanzia. Or vi voglio contare del golfo di Calatu, e come istá, e che cittá ella è.

  1. Berl. ed è detícada sopra el mar, ed á bon porto, al qual vieao molte nave con molte marcadanzie e gran quantitá de marcadanti. E portano molti cavali a altre contrade, deli quali i marcadanti ne fano gran guadagno.
  2. Berl. albori non tropo grandi, ma sono como zapini; e fano tache con corteli in pixor parte.