Il giornalino di Gian Burrasca/7 febbraio

7 febbraio

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7 febbraio.

Iersera, appena i miei piccoli compagni si furono addormentati saltai su nel mio armadietto richiudendo lo sportello per di dentro e levato il mattone aprii il mio finestrino, vi ficcai la testa e appiccicai l’occhio al buchino fatto ieri notte nella tela in cui è effigiato il compianto professor Pierpaolo Pierpaoli che ebbe l’infelicissima idea di fondare questo odioso collegio.

Da principio tutto era buio: ma poco dopo la scena si rischiarò a un tratto e vidi comparire giù dalla porta a sinistra la signora Geltrude impugnando un doppiere con le candele accese, seguìta dal signor Stanislao che diceva con accento di preghiera:

- Ma cara Geltrude, è certo che quest’affare del petrolio nelle balle del riso è inesplicabile... -

La direttrice non rispose e seguitò lentamente a camminare verso la porta di destra.

- Possibile che si annidi tra i collegiali un tipo così audace da compiere un fatto simile? In ogni modo farò di tutto per scoprirlo... -

A questo punto la signora Geltrude si fermò, si rivoltò verso il marito e con voce stridula gli disse:

- Voi non scoprirete niente. Perché voi siete un imbecille! -

Ed entrò nella camera lasciando la sala del defunto Pierpaolo Pierpaoli nella più completa oscurità.

La scena alla quale avevo assistito dal palchetto era stata brevissima, ma abbastanza interessante.

Se non altro essa mi aveva dimostrato che l’altra notte la direttrice parlando delle patate non si era rivolta al cuoco come mi aveva fatto supporre la grande libertà di linguaggio adoperato, ma aveva parlato col direttore...

La signora Geltrude quando diceva: imbecille! si rivolgeva proprio al suo marito in persona!...

Oggi è una grande giornata; è venerdì, e noi della Società segreta aspettiamo con ansia l’esito del nostro strattagemma per scoprire se la minestra di magro è fatta o no con la rigovernatura dei piatti...