Novella CCXX

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CCXIX CCXXI

Gonnella buffone compera un paio di capponi, e andando uno fanciullo con lui per li denari si contraffae per forma che ’l fanciullo per paura si fugge e dice che non è desso.

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Bello inganno di poca cosa fu quello del Gonnella buffone, il quale fu maestro de’ maestri, come a drieto in alcune novelle è fatto menzione; fu questa piccola cosa e piacevole. Capitando il Gonnella in alcuna terra in Puglia, e avendo bisogno per uno carnesciale d’uno paio di capponi, pensando come gli potesse avere sanza costo, come era uso, assai bene addobbato per avere il credito andò in polleria; e convenutosi d’un paio di capponi per soldi quarantacinque, disse al pollinaro mandasse un suo fantino co’ capponi insino al banco e darebbegli i danari. Il pollinaro diede li capponi a uno garzonetto, e disse:
- Va’ con lui, e reca quarantacinque soldi.
Partesi il Gonnella col fanciullo drieto, e quando vede tempo, lascia i capponi a casa d’un suo amico, e dice al fanciullo:
- Andiamo alla tavola per li denari.
Il garzon drietoli. E ’l Gonnella ne va drieto a un banco, e là ragionava alcuna volta di Berta e di Bernardo; e ’l fanciullo aspettava di dreto a lui che si volgesse con li denari: e stato per ispazio di presso a un’ora, non volgendosi il Gonnella e non facendo sembianti di darli e’ denari, il garzone tirò il Gonnella per lo mantello. Come il Gonnella si sente tirare, subito si trae della scarsella una gran sanna di porco, e mettesela alla bocca, e ciò fatto s’arrovescia le ciglia degli occhi che pareano di fuoco, e con questi facendo un fiero viso, si volse al garzoncello, dicendo:
- Che vuo’ tu?
Il garzone, veggendo questo viso cosí orribile, pieno di spavento, dice:
- Voi non siete esso, io non dico a voi -; e come smemorato guarda di qua e guarda di là, nella fine tornò al suo maestro sanza denari, dicendo:
- Io andai con lui alla tavola, e aspettai un buon pezzo, e nella fine, tirandolo per lo mantello e’ si volse che parea un diavolo con gli occhi rossi e con le sanne grandissime; io dissi: «Voi non sete esso»; e guardai di quello che ebbe e’ capponi, mai non lo potei rivedere.
Lo pollinaro cominciò a gridare allo fanciullo e a darli, dicendo:
- Perché lasciastú li capponi, prima che ti desse i denari?
Le scuse furono assai. Il pollaiuolo andò tutto dí guardando se rivedesse quel de’ capponi; ma il Gonnella s’avea già mutata un’altra vesta, che mai non l’averebbe riconosciuto; e fece il carnesciale con quelli capponi di buon mercato; ma il fanciullo credo che ebbe cattivo carnesciale, avendo di molte busse e dell’erbe, se ne seppe mangiare.
Questa novelluzza del Gonnella fu uno peccato veniale, e di gran piacere a chi la seppe poi; ma non fu di piacere al pollaiuolo né al suo garzonetto. E poche cose facea mai, se non con trappole; e pertanto in questa vita non si può stare troppo avvisato, però che d’ogni parte sono tesi gli inganni e’ tradimenti per fare dell’altrui suo. Meglio serebbe a non avere che avere: a tanto è venuto il mondo che la piú sicura vita che sia è la povertà, se altrui la conoscesse.