Il Parlamento del Regno d'Italia/Pietro Gioja

Pietro Gioja

../Mariano Ruggiero ../Luigi Melegari IncludiIntestazione 5 giugno 2019 75% Da definire

Mariano Ruggiero Luigi Melegari


Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della serie Il Parlamento del Regno d'Italia


[p. XCI modifica]Pietro Gioja.

[p. 320 modifica]


È nato nel 1797 in Piacenza da Lodovico e da Annunciata Arali, essendogli zio quel Melchiorre Gioja, noto in Italia pei suoi vasti lavori filosofici cd economici.

Compiuti gli studi primordiali in patria, si recò a seguire le discipline legali nell’università di Parma, ove, assai giovane, nel 1818 riceveva la laurea. —

Nel 1821 essendosi mostrato uno dei più fervidi tra quelli che intensamente desideravano il conseguimento della libertà e dell’indipendenza d’Italia, fu dal governo parmense sottoposto a processo e chiuso per sette mesi in un carcere. — Restituito a libertà, riprese ad esercitare la professione sua d’avvocato, adoperandosi, per quanto lo consentivano i tempi, onde la di lui città nativa, nei cui consigli ebbe a sedere più volle come anziano, conseguisse i miglioramenti di cui, massime in fatto d istruzione, sentiva gran bisogno.

Cessato nel 1848 il governo borbonico, il Gioja fu messo a capo di un reggimento provvisorio istituito in Piacenza il 26 marzo di quell’anno memorando. E sua prima cura fu quella di raccomandare l’annessione immediata al Piemonte, decretando a tal fine che si chiedessero i voti di tutti i cittadini, e si aprissero registri di soscrizione nelle città e nelle campagne. E l’annessione fu proclamata a voli unanimi, non montando a 100 i dissenzienti sopra circa 70,000 votanti.

Il Gioja, insieme al sindaco, fu incaricato di sottomettere il processo verbale di quell’alto solenne alla maestà di re Carlo Alberto, ch’era allora accampato nelle vicinanze di Verona.

Compiuta l’annessione e lo Stato parmense retto dal governo piemontese, il Gioja fu per due volle nominato deputato dal collegio di Piacenza, e mentre in questa qualità si trovava in Torino, gli fu il 29 luglio del 1848 confidato il portafoglio del ministero di grazia e giustizia, portafoglio ch’egli ritenne fino alla [p. 321 modifica]fine d’agosto, epoca in cui la mutata fortuna delle armi rese necessaria una mutazione delle persone del governo.

Tornò allora il Gioja in patria, ove potè fermarsi alquanti mesi, finchè, ripristinata completamente, dopo la funesta battaglia di Novara, la dominazione borbonica, ebbe dal duca Carlo III intimazione perentoria di abbandonare i ducati.

Da quell’epoca prese stanza fissa in Piemonte, ed il dì 7 luglio 4841) fu chiamato a sedere in qualità di consigliere ordinario nel consiglio di Stato. Poco tempo di poi fu eletto deputato dal collegio composto dei mandamenti di Alasio, Loano e Pietra; ma non potè conservare il mandato, attesochè il suo nome, nel sorteggio ch’ebbe luogo tra gli impiegali eccedenti il numero consentito dalla legge, fosse degli esclusi.

Il 22 marzo 1850 il Gioja fu elevato alla dignità di senatore del regno.

Nel novembre del medesimo anno fu incaricato di reggere il ministero della pubblica istruzione, restando in codesto ufficio fino al 24 ottobre dell’anno successivo.

Chiamato nel 1852 alle funzioni di presidente del consiglio superiore di sanità, fu più tardi nominato membro ordinario del consiglio superiore d’istruzione pubblica. Per ben due volle la cittadinanza torinese io ha chiamato a far parte del consiglio municipale. Ricevuta per decreto, in data 14 ottobre 1852, la commenda dei Santi Maurizio e Lazzaro, il Gioja continua ad esercitare tuttora e in seno al consiglio di Stato e al senato del regno una ben meritala influenza, prendendo sovente la parola quando si agitano le importanti questioni di riforme legislative e di pubblica istruzione. — Il nostro protagonista ha pubblicato molti e vari scritti, tutti dettati con istile semplice e chiaro, informali da concetti elevati, sopra argomenti legali, morali, economici e di pubblica istruzione, che non ci possiamo trattenere dal rammaricarci non sieno riuniti in un volume, che vedremmo volentieri nelle mani della gioventù italiana.