I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media/Prefazione alla prima edizione

Prefazione alla prima edizione

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Prospetto sistematico Parte generale

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PREFAZIONE

ALLA PRIMA EDIZIONE

L’uso dei funghi come cibo data da antichissimo tempo. I Greci e i Romani, come rileviamo dalle opere di Ateneo, Ippocrate, Teofrasto, Dioscoride, Plauto, Orazio, Ovidio, Celso, Apicio, Plinio ecc. consideravano i funghi come un alimento salubre e squisito; se ne servivano a preferenza come condimento delle loro vivande; ed Apicio, il più celebre gastronomo dell’Impero romano, nella sua opera De re culinaria dava i principali precetti sul modo con cui dovevano essere preparati.

La cognizione però che si aveva di questi esseri curiosi era soltanto empirica, e perciò non si sapeva sempre distinguere fra le specie buone e le dannose, per cui succedevano frequenti casi di avvelenamento, e la storia ne registra anche di celebri. Ippocrate ci narra l’avvelenamento per funghi della figlia di Pausania, il celebre spartano vincitore di Platea, Tacito e Svetonio commemorano la morte dell’imperatore Tiberio Claudio, causata da una pietanza di funghi, e Seneca quella di Enneo Sereno prefetto delle guardie dell’imperatore Nerone.

Cotesti dolorosi accidenti, che si moltiplicarono anche nei secoli posteriori, richiamarono l’attenzione dei naturalisti, i quali, specialmente nei due ultimi secoli, si [p. 18 modifica] diedero con amore allo studio di questa classe di piante onde togliere tali inconvenienti. E diffatto d’allora in poi furono pubblicate moltissime opere, specie nel nostro secolo, sui funghi mangerecci e venefici, ed ora si può dire che ogni nazione possiede dei lavori sotto questo aspetto abbastanza perfetti, che possono soddisfare a tutte le esigenze di chi desidera cibarsi di questo importante alimento vegetale.

Nella nostra favella però un’opera abbastanza generale e nel medesimo tempo breve e chiara, adattata alla intelligenza di ognuno, non la abbiamo1; anche quella del d.r Carlo Vittadini2, che è certamente la migliore, è troppo speciale e scritta con soverchia prolissità da stancar pure chi voglia correre dietro ai più minuti dettagli. Laonde, avuto anche riguardo ai funghi che da noi crescono più copiosi che altrove per essere utilizzati, ho pensato bene di far cosa vantaggiosa col dare alla luce il presente lavoro, in cui vengono illustrate tutte le specie mangerecce che si possono raccogliere in abbondanza dovunque in qualche località. I disegni illustrativi sono tratti dal vero colla più possibile esattezza, e nella compilazione del testo si procurò di congiungere la brevità alla chiarezza, onde ciascuno, senza troppo dilungarsi, possa conoscere facilmente le singole specie quando ne farà la raccolta. Aggiungo pure l’illustrazione delle specie più pericolose e più frequenti dei funghi velenosi per togliere, col confronto, qualsiasi confusione ed assicurarsi così dal pericolo di avvelenamento. Per la intelligenza dei termini necessari alla descrizione premetto alcuni cenni generali [p. 19 modifica]sui funghi, indicando inoltre alcune norme per la raccolta e la cucinatura dei medesimi.

Rendo poi pubbliche grazie alla chiar. signora baronessa Giulia Turco-Lazzari che gentilmente mi favorì dalla sua bellissima collezione d’acquarelli i disegni di parecchie specie che io non aveva avuto l’opportunità di dipingere. Quali sieno è indicato a pie’ di ogni tavola.


Trento, nel novembre 1899.


sac. G. Bresadola


  1. Durante la stampa del presente Trattato si pubblicò nei Manuali Hoepli un’opera con 43 tavole e incisioni del D.r Fr. Cavara che è molto pregevole sì per il testo che per le illustrazioni.
  2. Descrizione dei funghi mangerecci più comuni dell’Italia ecc. Milano, 1835.