Giardino di ricreatione/Q

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Qvando i ladri confessano si conoscono, gli huomini da bene.
Quello che non vede, dice non si truoua.
Quatro D fanno il tutto, Dio, Diauolo, Donne, Denari.
Quello che si dona, luce, ciò che si mangia, puzza.
Quale è il fiore, tale è l’odore.
Quando le faue sono in fior’, i pazzi sono in vigor.
Quando luce e da il sole, il pastor non fa parole.
Quando Dio ci vuol punir, del vero senno ci fa vscir.
Quand’un piede sdrusciola, l’altro è in pericolo di cascar.
Quando Dio ci dà la farina, il Diauolo ci toglie il sacco.
Quando la superbia galloppa, la vergogna siede in groppa.
Querelar’ in maritaggio, ti consuma l’heritaggio.
Quatro son’ i buon’ bocconi, persichi, fonghi, fighi, & meloni.
Quando tuona, il ladro diuien’ huomo da bene.
Quanto più maturo è il frutto, tanto più tosto si marcisce.
Questo può rimare, ma non accorda.
Quanto più si ruga, tanto più spuzza il stronzo.
Qui mi cascò l’ago.
Quando la pera è matura, conuien che caggia.
Questo è il punto, disse Lippotopo.
Quel ch’auanzi nelle scarpe, perdi ne’ stiualli.
Questa ancora, non monda nespole.
Questi son fiori e rose, a quello che dee venire.
Quanto piu vecchia è la scarpa, tanto più vuole l’unto.
Qual sia l’vso de’ vasselli, sia giudice il vasselaio.
Quando darai, non rimprouerai.
Quel’arbor’ che Dio pianta, ad ogni vento regge.
Quel che non può la forza, il tempo puote.
Quiete, mente lieta, e moderata dieta.
Quanto maggior, tanto men sicura fortuna.
Quando il padron’ vien lupo, è un mostro horrendo.
Quand’i lupi ci voglion mangiare, aiutianci de’ cani.
Quand’un ti dice ti manca il naso, mettiui la mano.
Quel che fu duro a patire, è dolce a ricordare.
Quod noua testa capit, inueterata sapit. Quando la guerra comincia, s’apre l’inferno.
Quando canta il cocu, la mattina molle, e la sera sciutto.
Quando canta il gringò, è buono la vacca & il buò.
Quantunque sia in acqua, sempre tien fuoco la selce.
Quand’il cauallo è rubbato, non val serrar la stalla.
Qual’vita, tal fine.
Qual’è l’arbore, tal’è il frutto.
Quando la gatta non c’è, i sorgij trescano.
Quando’ ha ben tuonato, è forza che pioui.
Quanto corre, tanto vale il cauallo.
Quando s’è caduta la scala, ogniun sà consigliare.
Quello che non va in busto, va in manica.
Quand’è perso il Re, è fatto il giuoco.
Quand’il fromento è ne’ campi, è di Dio, e de’ Santi.
Quand’il gran è ne solari, non si può hauer senza denari.
Quando vedi il lupo, non cercar le sue pedate.
Quando Genaro fa poluere, il grano si fa da rouere.
Quando la festa viene, dimora.
Quando la festa va via, lauora.
Quando Dio non vuole, i santi non puole.
Quand’il tempo si muta, le bestie stranuta.
Quatro cose vuol’amor, sauio, solo, solecito & secreto.
Quello ch’è di tutti, non è di nissuno.
Quand’il marito fà terra, la moglie fà carne.
Quando la’ patrona folleggia, la massara danneggia.
Qual’asino da in parete, tale riceue.
Quand’il padre ha troppo robba, il figliol non ha virtù.
Quel che è fatto, non si può far non fatto.
Quatro testimonij afferman’ un processo.
Quando Fermo vuol fermar, tutta la Marca fa tremar.
Queste sono di quelle cose col manico.
Qual’i figli chieggi, tal la moglie elleggi.
Quand’il sterco monta in scagno, o puzza o fa danno.
Quanto piace al mondo è breue sogno.
Qui giace la lepre.
Qualche cosa, ha qualche sapore.
Quand’il suo diauol nacque, il mio andaua alla banca.
Quando s’è incudine, conuien soffrire.
Quando s’è martello, conuien percuotere.
Quel’ è tuo nimico ch’è di tuo officio.
Quando si cura il gattolo, tutta la contrada spuzza.
Quel che manda il cielo, forza è si tolga.
Qual pane hai, tal la suppa harai.
Qual’è il nodo, tale il cugno sia.
Quanto più s’aspetta, piu nuoce la vendetta.
Quanti sono che nel’vuouo cercan di trouar il pelo?
Quello che duole, sempre non è scabbia.
Quanti huomini, tante opinioni.
Quello ch’è di patto, non è d’inganno.
Quando l’oro parla, la lingua non ha forza.
Quanto più la volpe è maladetta, tanto maggior preda fà.
Quand’il fico serba il fico, buon villan serba il panico.
Quand’il capo non sta bene, ogni membro se ne sente.
Quando la volpe predica, guardate le galline.
Quella carne è ben cotta, che lascia l’osso.
Questa è la guggiola.
Quel consiglio che non vuoi, non lo dar’altrui.
Quello che fa il signor fanno poi molti, che nel signor son tutti gl’occhi volti.
Quello che io ho, gia fù d’altrui, ancor sarà non so di cui, hor’altro hauer non mi trouo io, che quel ch’io godo e dò per dio.
Quando Iddio vuol castigar vno, la prima cosa che fa gli leua il ceruello.
Quatro difficil cose, cuocer’ un’vuouo, far il letto al cane, insegnar’ a un Fiorentino, & seruir’ un Venetiano.
Quand’il villano è sul fico, non conosce ne parente ne amico, ma quand’ egli è smontato, conosce il parente & il parentato.
Quand’il fromento è nella spica, non toccar ne vin ne fica, e vedi di non ci tornar, fin al tempo del vendemmiar.
Quello ch’acquista e non serba dice il libro, va alla fonte & trahe l’acqua col cribro.
Quanto hai dato è gia posto in oblio, se moneta non hai vatti con Dio.
Quando vedi donna barbuta, non entrar seco in disputa, torci il capo, passa e sputa, o con sassi la saluta.
Quello che tu stesso puoi e dir’ e fare, ch’altri il faccia, mai non aspettare.
Quanto meglio il corpo è ben trattato, tanto peggio lo spirito è mal menato.
Quando il vecchio non vuol beuere, ne l’altro mondo va lo vedere.
Quando il verno è nella state, e la state nel’inuernata, mai di buone cose harai buona derrata.
Quando la state il gallo beue, che subito pioua creder’ si deue.
Quando il lupo mangia al compagno, creder si dee sterile la campagna.
Quando gli armellini sono in fiore, il di & la notte sono d’un’ tenore.
Quatro B del’ huomo, non debbe toccar la donna, cioè borsa, beretta, barba, braghetta.
Quando il cieco porta la bandiera, guai a quegli che vengon di dietro.