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O Q


 
Piu sono i minacciati, che gl’ammazzati.
Paragoni fanno conoscer le differentie.
Parla co’ più, e sappi con i manchi.
Pensa il ladrone, che tutti sian della sua conditione.
Pensa, e poi fa.
Per molte strade, si và a Roma.
Pezzo di carne, con duo occhij.
Pensa al fine, e non traligna.
Piu presso alla chiesa, più lontan da Dio.
Poche parole, fra gl’huomini sauij.
Piu tosto can viuo, che leon morto.
Poco fa, chi a se non gioua.
Partoriscono i monti, e nasce un topo.
Parente con parente, guai a chi non ha niente.
Penelope venisti, & Helena tornasti.
Peccato vecchio, penitentia nuoua.
Pensa al tuo albergo, quand’arde il vicino.
Peccato celato, è mezzo perdonato.
Peccato confessato, è mezzo perdonato.
Pari con pari, bene stà e dura.
Pesa giusto, e vendi caro.
Pocco senno basta, a chi fortuna aplaude.
Putti o matti, indouinano.
Per l’abbondantia del cuor, la bocca parla.
Per molto leuar’a buon hora, non si mena giorno.
Presto e bene, non si conuiene.
Pian barbier, che l’acqua scotta.
Pouero superbo, odioso a Dio.
Prudenza altrui, ci fa migliori.
Poco sà, chi non sà, se tacer sà.
Parole di sera, il vento le porta.
Promettere, non è dare.
Predicare, al deserto.
Pigliamo prima l’oca, e poi facciamle il sapore.
Pigliamo prima l’orso, e poi vendiamone la pelle.
Pouer huomo, non va in consiglio.
Perder’ il trotto, per l’ambiatura.
Poco foco gli scalda il suo camino.
Pape Leone.
Pesci e donne, sotto la pancia.
Piu val’un gran di Pepe, che un stronzo d’asino.
Piu caca un bue, che cento mosche.
Piuma a piuma, si pela l’oca.
Piu spend’ il misero, ch’il liberale.
Piscia chiaro, e fa le fiche al medico.
Pietra, calcina, e sabbion, mercantia da coglion.
Poca fatica, e gran sanità.
Poche parole, e buon reggimento.
Poche parole, ma fatti assai.
Poca robba, poco pensier.
Pian pian, si va san.
Poca barba e rio color sotto, nota che sia o tristo o ghiotto.
Piu scende, chi più sale.
Pesa e paga, e va con Dio.
Parla poco, ascolta assai, non fallirai.
Pifari da Mantoa.
Pifari da Luca.
Piu tira un pel di donna, che cento paia di buoi.
Per la via, si concia la soma.
Piu val’un testimonio di veduta, che cento di vdita.
Putto in vino, e donna in latino, non fecer mai buon fine.
Pan’ & acqua, vita da gatta, aqua e pan vita da can.
Parere e non essere, non è che filare e non tessere.
Per poco mal s’acquista biasm’e scorno.
Parente d’apresso, compare da longi.
Piu può honore, che amicitia, & amore.
Patti vecchi, e modi vsati.
Pasqua voglia non voglia, non vien mai senza foglia.
Predican’ il Vangelo ad altri, e credon nel diauolo.
Per tutto Aprile, non ti scoprire.
Per altri e non per sè, sona la campana.
Per tutto c’è da far, diceua colui, che ferraua l’oche.
Piu vale un tieni, che cento piglia.
Putti, preti, e polli, mai non son satolli.
Preti, polli, & putti, imbrattano per tutto.
Pigliar la lepre con il carro.
Per vna percossa, non cade un buon’arbore.
Pascendo, presi son gl’augei al vischio.
Ponge il villan chi l’onge, onge ch’il ponge.
Piu nel viso ch’altroue, vedonsi le macchie.
Piu ghiotto che l’orso delle pere.
Pur beato che le non furon pesche.
Piu tosto il corpo, che l’anima alle cattene.
Prouedi anzi ch’e’ venga, al tuo bisogno.
Pietate è l’esser’empio, a l’huom’ingiusto.
Prima che morte ti colga, esci del vitio.
Più bello è il bello del cuor, ch’il bel del volto.
Prezza colui, che sempre amor ti mostra.
Pelle che non si vende, non si scortica.
Piu graue appar, che la vergogna il danno.
Pregar’ un monte, che s’inchini.
Prouerbio ama chi t’ama, è fatto antico.
Per pian’ andar, si scendon molte miglia.
Prima si cangia il pelo, ch’il vitio.
Pagare alla Romanesca di faremo.
Porco lento, non mangia sterco caldo.
Per santa, chi la canta.
Prometter non è dare, ma per matti contentare.
Piangerà domani, chi hoggi ride.
Poca barba, e rio color, sott’il ciel non è peggior.
Perder l’acqua, & il sapone.
Pianger al sepolcro della matrigna.
Perdonar’i corui, e punir’ le colombe.
Per dimandar, non si perde nulla.
Pensar d’andar’ a pascere, & andar’ ad arare.
Per nulla serue, chi non è in gratia.
Piu tosto inuidia, che compassione.
Portar vasi a Samo.
Per variar, natura è bella.
Poco vale contra fortuna, scudo.
Piaga antiueduta, assai men duole.
Più sa il matto in casa sua, ch’il sauio nell’altrui.
Più si pente d’hauer parlato, che d’hauer tacciuto.
Piglia il bene, quando viene.
Portar polastri.
Portar pantofole.
Pedocchi, e pulci, abbandonano i morti.
Picciol’ vaso suol tener buon vino.
Pensai ben che piouesse, ma non che diluuiasse.
Presto a mangiare, presto a lauorare.
Pigliarsi gl’impacci del Treccia.
Per bella parere, taluolta conuien patire.
Pettine di sette, che tre caua, e quattro mette.
Piu scarco, che la spoglia del serpe.
Pigliar mosche in aria.
Prouocar’ il cauallo, a correr per il piano.
Per piu non potere, l’huomo si lascia cadere.
Parola detta, non torna non detta.
Pallidezza del nocchiero, di fortuna segno vero.
Pianger per le noci, & altri per aglio.
Preso per vno, e preso per mille.
Più facilmente che non si caccia, si chiama un spirito.
Pregar Dio, che la coltre sia sul letto.
Parlar del carro, ma non nel carro.
Poche volte si crida al lupo, ch’è non sia nel paese.
Per tacere, fare il gozzo.
Perder’il capitale, & il credito.
Piu con le orecchie, che con gl’occhi impariamo.
Portar nottole ad Atenne.
Portar Cocodrilli in Egritto.
Pigliar’un caluo per i cappelli.
Perdi tre bocconi, per prender’ un salmone.
Passar’ vna cosa, col piede asciutto.
Per durare, bisogna indurare.
Per troppo dibatter la verità, si perde.
Per troppo spronar, la fuga è tarda.
Per tutto si grida al lupo.
Poca brigata, vita beata.
Piu ved’un’occhio del padron, che quattro de’ seruitori.
Poco interuallo, è dalla fiamma al fumo.
Premio al ben seruir, pur vien’al fin, se ben tard’a venir.
Passar sopra l’aspide d’un’ago.
Piglia la caccia, mentre ti caccia.
Per san Cosmo e Giuliano, ogni mal fia lontano.
Piu vale vna guerra giusta, ch’vna pace finta.
Piu muouon gl’essempi, che le parole.
Picciol’ vento accende fuoco, grande lo smorza.
Piu dolci sono le ferite del’amico, che i basci del nemico.
Piu vale un bel porco, ch’vna bella tosa.
Pouertà, non è vitio.
Penitentia, non vien mai tardi.
Piccola sponga ritien’acqua.
Picciol nuuola, porta pioggia.
Perdonando troppo a chi falla, si fa ingiuria a chi non falla.
Per ottener’ i fauori, è buono meritargli.
Più ch’il mantello, dura l’inchiostro.
Piccola pioggia, fa cessar gran’ vento.
Patientia, disse il lupo al’asino.
Piu preme il proprio amor, ch’il commun bene.
Per fame è lecito, alterar le leggi.
Per l’arbor spesso, il frutto si conosce.
Per fittion non cresce, il ver ne scema.
Piu puote l’humiltà, ch’il ferro o il sangue.
Patientia perfetta, è render ben per male.
Pietà vie più che forza, estingue i cuori.
Pace per ellettione, e guerra per necessità farai.
Poco in pace val più, che molto in guerra.
Poco cibo, e nissun’affanno, sanità nel corpo fanno.
Può il nocchiero caualcar ma non serenar’ il mare.
Ponge lo stral de la sententia ingiusta.
Piu vale un padre, che cento pedagoghi.
Per lo ben proprio, ogni trauaglio è grato.
Present’essempio, accende a futur’atto.
Proua del buon’amico, è il caso auuerso.
Per nuocer’altri, a se perfidia nuoce.
Peste del commun bene, è la discordia.
Per odio della crudeltà, l’huomo si fa crudele.
Piu huomini la gola, che la spada vccide.
Piccola pietra, un gran carro riuerscia.
Piaga per allentar l’arco, non sana.
Per un buon fin, si ceda a un’atto indegno.
Piu vale opra e valor’, che dire, e pazzia.
Pace e vittoria, son giudici in guerra.
Per fuggir’ un inganno, ingannar lice.
Perder’ è un male, che fa la lingua amara.
Pria che domandi, alla risposta pensa.
Passion propria, è vuota di rispetto.
Per la rosa, spesso il spin si coglie.
Per un dì di gioia, n’habbiam mille di noia.
Piu honesto è il fin del letterato, che quello del soldato.
Poca macchia, guasta vna bellezza.
Podestà da Sondri.
Parole di struzzo.
Pesce di sopra porto.
Per far la corda, si storcie al contrario.
Piu vale in corte un’ ponto di fortuna, che cent’anni di studio.
Pouertà si disprezza, ma non guasta gentilezza.
Pazzo chi guarda al futuro, per goder il presente.
Piano a’ mali passi.
Pigliar il panno pel verso.
Popolo sciolto, bestia senza freno.
Papa Scimio, che intendeua tutto al contrario.
Parlando del sole s’abbagliano.
Para il criuello, a chi munge il becco.
Pulcino nella stoppa.
Per un ponto, Martin perse la cappa.
Patientia a chi tocca il peggiore.
Promitto, promittis non istà per attendere.
Per picciola cagione, il lupo tuole il mottone.
Pecora mal guardata, dal lupo è acchiappata.
Pecora mansueta, d’ogni agnello è tettata.
Pensate ch’i poueri non habbian pedocchi?
Primo intenditore, & vltimo parlatore.
Pazzo chi marita, donna stordita.
Pazzo quel prete, che biasma le sue reliquie.
Più tosto la pelle, ch’il vitello.
Più val mestier, che sparauier.
Più tosto vinato, che ogliato.
Più vale un presente, che duo futuri.
Più val’ fontana, che cisterna.
Più val virtù soprana, che forza humana.
Più vale un ben lontano, che un mal vicino.
Più tosto morso, che morto.
Più tosto in man, che in doman.
Più vale un pan con amor, ch’un capon con dolor.
Più tosto Moro, che Mandorlo.
Patron’ imprudente, fa il seruitor negligente.
Pecora cornuta, vacca panciuta, mai non la muta.
Popolo sicuro, non uuole muro.
Pesce al sole, e carne al’ombra.
Porta serrata, testa guardata.
Piu che gela, più si stringe.
Per mal fare, poco tempo basta.
Perdona a tutti, ma niente a te.
Pecunia, non ha repulsa.
Pouera gente, non ha amico ne parente.
Per ben giudicare, conuien ascoltare.
Più la crapula, che la spada n’amazza.
Paesi fecondi, rendon molti vagabondi.
Pioggia di febraio, empie il granaio.
Picciole ruote, portano gran fasci.
Picciola cucina, agrandisce la casa.
Pesce che vuol l’hamo, cerca d’esser gramo.
Primo leuato, primo calzato.
Primo venuto, primo seruito.
Più sa chi vuole, che chi puole.
Più corre la fortuna, che cauallo o mulo.
Pan mentre dura, ma vino a misura.
Pace e patientia, e morte con penitentia.
Parole di Angelotto, e fatti di Diauolotto.
Pensa molto, parla poco, e scriui meno.
Per far’ il ladro fedele, conuien di lui fidarsi.
Processo, tauerna, & vrinale, mandan l’huom’ al’ hospidale.
Pasqua tanto desiata, in un giorno è passata.
Poco può dar’ al suo scudier, chi lecca il suo taglier.
Per esser crudele al nimico, diuenti atroce al’amico.
Poeti, pittori, e pelegrini, a far’ e dir sono indouini.
Per amor del caualier, la donna tauolta bascia lo scudier.
Per bramar, pettar, e sospirar, fuor del letto non accade andar.
Prodigo e gran beuitor di vino, non fa ne forno ne molino.
Più val l’ingegno che forza, e legno, che scorza.
Prospera è la città, doue la virtù è in dignità.
Pie di montagna, porto di mare, fanno l’huomo profittare.
Pere e donne senza rumore, son stimate le migliori.
Piacere & alegrezza, tosto viene e tosto cessa.
Pignatta che troppo bolle, perde sapor e gusto cessa.
Più vale vna pecchia con miele, che dieci calauroni senza.
Più val la cenere diuina, che la mondana farina.
Parla perche io ti veggia, diceua il Bernia.
Per far’ un salto, far’ un capitombolo.
Più tosto il ventre, che l’occhio si satolla.
Più val l’orecchia d’un capretto, che tutto un gatto.
Più val l’vultimo, ch’il primo viso.
Piantar’ il maio al’uscio della inamorata.
Piccola scintilla, può brusciar’ vna villa.
Pazzo chi perde lo volo per lo sbalzo.
Piu tosto mendicante, che ignorante.
Per ricuperare, bisogna operare.
Per far vita pura, conuiene arte e misura.
Parla come il commun, ma tieni, & odi come un.
Passata la festa, il pazzo in bianco resta.
Più ombra che frutto, fanno gli arbori grandi.
Più sù ste mona Luna.
Più pro fa il pan sciutto a casa sua, che l’arosto fuori.
Più si guadagna a pescar nel’acqua torbida, che ne la pura.
Pan leggiero, e greue formaggio, piglia sempre se sei saggio.
Per amistà conseruare, muri bisogna piantare.
Patientia passa scientia, e chi non l’ha non ha scientia.
Prender’ un sonaglio per un’anguinaia.
Pur che non habbi borsa di formica.
Pescare senza frugatoio. Più pesto, che la strada Romea.
Peggio è l’inuidia del’amico, che l’insidia del nimico.
Per i buoni bocconi, si fanno le questioni.
Perder’ il pollo, calzato di verde.
Prender de’ grossi granchi a secco.
Più dolce che zucchero di sette cotte.
Pigliar’ un granchio.
Pigliar’ un marone.
Prete di contado.
Polue di Genaro, carica il solaro.
Pesce, olio, & amico vecchio.
Prendere il morso con i denti.
Prega il villano, il mercato è disfatto.
Piu felice ch’il can del beccaio, o gallo del mugnaio.
Pane senza crosta.
Perder la pastura, che è verde tutto l’anno.
Pace di cane e gatta.
Per venir’ a l’amen del mio paternostro.
Portar’ il crocifisso in seno.
Piglia la rosa, e lascia star la spina.
Promettere Roma e Toma.
Polli che beccan d’ogni sterco.
Portar’ il pane al forno.
Portar la stamegna in manica.
Piu matto ch’il granchio, c’ha il ceruello nella tasca.
Parente del Bartola, che vendette la vigna per la grotta.
Portar fuse storte.
Puttana che va su le canzoni, vattici scalza.
Papa per voce, Re per natura, Imperator per forza.
Pome, pere, & noce, guastano la voce.
Pouertà, madre di sanità.
Prosperità humana, sospetta è e vana.
Promessa ingiusta, tenere non è giusto.
Portar le scarpe da ogni piede parimenti.
Pan di un di, vuouo d’un hora, vin d’un anno, pesce di dieci, donna di quindeci, amico di cento.
Piu veloce il destrier’ al corso ha il piede, s’altro destrier’ il segue, altro il precede.
Per troppo alto volar con frali penne Icaro, Icarie l’acque a nomar venne.
Prima che mai lasciarti l’honor torre, dei mille vite non che vna porre.
Poco saggio si può dir colui, che perde il suo per acquistar l’altrui.
Pensa di volar’ al ciel senz’ale, chi crede Christo voglia cosa frale.
Piu vale vna sauia donna filando, che cento triste regnando.
Per burlare talhor’ si giunge a tanto, che spesso causa morte, o duel’ o pianto.
Per duo che fanno il pane in casa, cento voglion di quello del fornaro.
Piu tosto si vedrà vscir del fango la rana, che non peli ciascun vecchia puttana.
Per troppo parlar’ et esser muto molte volte s’è pazzo tenuto.
Porco d’un mese, & oca di trè, è un’ vero mangiar da Rè.
Per ben parlare & assai sapere, non sei stimato senza l’hauere.
Piccola conscientia, e gran diligentia, fan l’huomo ricco in Valentia.
Parole di bocca, e pietra gittata, chi le riaspetta perde la giornata.
Per grassa che sia la gallina, ha bisogno della vicina.
Piu pensar che dire, vdir’, veder’, e tacere, a persona non può mai nocere.
Poca barba, corta e larga fronte, e rio colore, sotto il cielo non può esser peggiore.
Per la concordia le piccole cose crescono, per la discordia le grandi rouinano.