VII. — Intimità

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VI VIII
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Intimità.

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VII.


La camera da letto. Mobili di legno chiaro coperti di stoffa azzurra. Due finestre che guardano il giardino; nel vano di una finestra una poltrona; su questa poltrona Gigi Ghieri nell’attitudine di un uomo che ha caldo e che si trova molto bene in manica di camicia. È domenica e la donna di servizio per avere maggior tempo di [p. 98 modifica]andare a spasso, ha già levato il parato del letto; la coltre bianca è rimboccata sotto ai materassi; per terra, dalla parte di Sofia, due babbuccine eleganti di casimiro color perla ricamate a disegni persiani aspettano. Dalla parte di Gigi aspettano del pari un paio di pantofole larghe, comode, di pelle color pulce filettate di rosso. Sofia si veste davanti allo specchio.


Gigi. Fa un bel caldo! Oggi il termometro segnava 28 gradi.

Sofia. (stringendosi il busto) Non si sa già più come vestirsi (si ferma un momento, ritta in piedi ammirandosi [p. 99 modifica]nello specchio, sperando che anche Gigi la ammiri).

Gigi. È però tempo. La campagna soffriva con quelle pioggie continue e quei freddi insistenti.

Sofia. (infila lentamente al di sopra del busto roseo un corpettino di battista tutto a trafori; l’effetto è graziosissimo) Già! (allaccia un bottone e poi torna a fermarsi guardando suo marito).

Gigi. (mentalmente) Come sono mai lunghe le donne a vestirsi!

Sofia. (sospira forte).

Gigi. (che ha sentito il sospiro) Bada a non stringerti troppo. È assolutamente nocivo. [p. 100 modifica]

Sofia. (un po’ stizzita) Ma io non mi stringo!

Gigi. Ah! credevo…

Sofia. (gli si mette davanti) Ti sembro stretta?

Gigi. Ma è una cosa che devi saper tu; io non porto il busto. Solamente, se ti spicciassi un po’…

Sofia. (con amarezza) Ti annoi tanto a stare con me?

Gigi. (con naturalezza) Mi annoio a stare in casa quando è un bel dopo pranzo e che si ha già deciso di andar fuori!


Sofia guarda ancora una volta malinconicamente il suo corpetto. Lo ha [p. 101 modifica]ricamato lei, l’ultimo anno di collegio; e quelle roselline, quelle fogliuzze delicate a punto sabbia, quei trafori aerei che le erano costati tanta pazienza nei caldi pomeriggi di luglio, quando la scolaresca sonnecchiava e che la signora maestra appuntando l’indice diceva colla sua voce cattedratica: Sofia, Sofia… attenta! — ebbene quelle roselline, quelle fogliuzze chiudevano il profumo di tutta la sua giovinezza, tante illusioni accarezzate, tanti vaneggiamenti di testolina romanzesca e sogni di bambina, che la sua recente esperienza di donna ricacciava in un limbo lontano, lontano… [p. 102 modifica]

Sofia. È già tardi, (non ascolta la risposta; pensa che è divenuta molto sciocca. Dove è andato a finire il suo spirito di una volta? Continua a vestirsi nervosamente, malcontenta di se stessa).

Gigi. (leva di tasca un giornale; lo scorre cogli occhi e poi incomincia a leggere forte: «Gli ultimi dispacci di Mosca annunciano che lo Czar e la Czarina… Ti interessa?

Sofia. Ma… non ho nemmeno ascoltato.

Gigi. (rilegge) «Gli ultimi dispacci di Mosca…

Sofia. (interrompendo). È inutile. So già cosa vorrà concludere. È lo sciroppo Mazzolini. Ho preso in orrore i [p. 103 modifica]giornali, dacchè in ogni colonna, quando meno vi si pensa, c’è questo tranello dello sciroppo.

Gigi. (ridendo) Ma se è un dispaccio di Mosca…

Sofia. Eh! questo non vuol dir nulla. Anche un articolo che cominciasse colle parole: «Amore, sovrano del mondo», potrebbe sempre metter capo allo sciroppo Mazzolini.

Gigi. Me ne sincererò (legge a bassa voce).

Sofia. (Intanto indossa un abito elegantissimo di surah color begonia, chiaro e scuro, che è accompagnato da un cappellino fatto con tre foglie piccole di begonia e da un ventaglio che è una [p. 104 modifica]foglia sola di begonia, ma grandissima). È indubitato che questa toeletta metterà a soqquadro tutto il mondo femminile del caffè Cova. (Un sorriso di soddisfazione aleggia sul volto di Sofia).

Gigi. (chiude il giornale e guarda sua moglie) Sei all’ordine mi pare? Ebbene, quest’abito ti va benissimo.

Sofia. Finalmente!

Gigi.?

Sofia. Ma sì… non mi guardi mai!

Gigi. Vedi bene che ti ho guardata.

Sofia. E ti piaccio così?

Gigi. Mi piaci sempre.

Sofia. (pensa che la frase è bella ma troppo corta). [p. 105 modifica]

Gigi. (si mette il financier, tuba lucida e guanti di pelle).

Gigi. Andiamo.


Sofia dà un’ultima occhiata allo specchio che la riconferma nella soddisfazione e le fa nascere il progetto audace di costringere suo marito a farle una dichiarazione bruciante.

Scende le scale leggera, pregustando la gioia di appendersi al braccio di Gigi, e di andarsene soli per i viali del giardino e del bastione; e poi al caffè Cova, in una fantasmagoria di luce, di colori, di musica; poi ancora soli, nelle vie deserte, stretti contro il muro, scivolando con un’aria di mistero, [p. 106 modifica]come se lui non fosse il noto professore Gigi Ghieri, ma un eroe da romanzo, un cavaliere avventuroso e intraprendente, capace di mettersele in ginocchio in mezzo a piazza del Duomo, implorando il favore di baciarle la mano.


Gigi. (sulla porta) Veh! veh!

Sofia. Chi?

L’ingegnere Malfatti. (salutando profondamente) Venivo appunto a trovarvi.

Gigi. Ebbene? Usciamo insieme (gli batte con amorevolezza la spalla) Bravo, ingegnere! [p. 107 modifica]

L’ingegnere. (a Sofia) La signora, si vede, sta benissimo?…

Sofia. (mordendosi le labbra fino a trarne sangue) Divinamente! (tra sè) Anche per questa sera non è mio.