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Personaggi Atto secondo
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ERODIADE


ATTO PRIMO


SCENA I.


ERODE, GIOVANNI e Guardie


Giovanni.Dal carcer mio perchè mi traggi, Erode?
Erode.Giovanni, appena il tuo sostar fra guardie
Carcer può dirsi. Al popol ribellante
Rapirti mi fu forza. Il sai; malvagio
Te non reputo, no, ma perigliosa
Cagion d’insania in altri e di delitti.
Odi. — Ben prova a te di reverenza
È la mite prigion, l’assenso mio
Al consorzio perenne in che pur vivi
con drappel di discepoli alternanti
al captivo maestro onori e doni.
Erode vuol, che dal suo labbro intenda
Tu, ch’ei ti pregia assai; che in te un novello
Socrate ei pregia. E dove Erode ha regno
Cicuta ai saggi uom non appresta, il giuro.
Giovanni.Signor, mercè renderti forse io deggio
che me innocente non uccidi?
Erode.                                                  Affrena
L’ira, e m’ascolta. Al caro tuo deserto
Restituito già t’avrei, se Roma,
La tirannica Roma, a cui soggetti
Son tutti i re, non s’adombrasse ai plausi
Ch’ a te prodiga il volgo. Uopo è che i nembi
Si dileguino alquanto, e allor tu sciolto
Ove ti piaccia moverai. Con sire

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                    Che opprimerti non vuol, che attestar degna
                    Al santo e filosofico tuo spirito
                    L’ossequio suo, te piega a dolci sensi.
                    Consiglio, aita da te chieggo.
Giovanni.                                                Aita!
Erode.       Misero assai sovra il mio trono io seggo!
                    Nè me tanto addolorano e l’orgoglio
                    Idolatra del Tebro, e le rivolte
                    Del popol mio, e l’inesorata guerra
                    Dall’arabe tribù, quanto crescente
                    Domestica sventura. Ahi, la regina....
Giovanni.   Qual?
Erode.                Erodiade....
Giovanni.                               Al fratel tuo consorte....
Erode.       La mia sposa Erodiade orrende angosce
                    Premon: lor causa....
Giovanni.                                     I suoi delitti sono.
Erode.       Giovanni, ell’è infelice, e or tue rampogne
                    Inumane saríen. Da lungo tempo
                    Languir la veggo, e conturbarsi, e irosa
                    Disamar tutto.... tranne forse Erode.
                    Ah, certo m’ama, e assai; ma l’amor suo
                    È selvaggio, fremente, e sol s’allegra
                    Di pensieri di sangue. Ad appagarla
                    Più d’un illustre capo indi immolai
                    Da cui teneasi offesa; e benchè giuste,
                    Soverchie forse fur mie stragi, e nome
                    Acquistai di crudel; pur gli olocausti
                    Ad Erodiade mai non bastano. Empia
                    Non è, ma contro agli empi insazïata
                    Di zelanti vendette. Inorridisce
                    Quando compiute sono; e del versato
                    Sangue si pente, e piange,... e altro ne chiede.
                    Agli eccidii il rimorso, ed al rimorso
                    Mesce la smania d’espiarli, e affanni
                    Nobilissimi, e anelito sincero
                    Vèr tutte regie alte virtù. Me sprona
                    A glorie non comuni, a illuminato

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E retto impero: e mentre io raccapriccio
Di sua fierezza, forza è che l’onori
Pel gagliardo suo senno, e questo io segua.
Giovanni.Del gagliardo suo senno insuperbia;
Gliel ritoglie il Signor
Erode.                                        Di giorno in giorno
Più incerta appar ne’ suo divisamenti,
Più spaventata sul passato ed ansia
Circa il presente ed il futur. D’ammenda
Con penitenti lagrime talvolta
A me favella, e trema al popolare
Vociferar d’un prossimo Messia,
Da cui debba esser giudicato il mondo;
E te, che precursor dell’Aspettato
Chiaman le turbe, or consultar desia.
Possente sul tuo labbro è una parola
Di sapïenza ch’a ogni cor s’apprende:
Erodiade la invoca.... ed io la invoco.
Ma....
Giovanni.          Patto assegni, e udire il vero aneli?
Erode.Patto assegno un: pietà della infelice.
Non aumentare i suoi terrori. Intesi
Esser severa tua dottrina, e spesso,
Tal che discepoli ti si faccia, a crudi
Sacrifici del cor venire astretto.
Giovanni.Sacrifici del core inevitati
Impon virtù. Non d’una scuola io maestro
Son, ma la voce dell’eterna scuola.
Pace non v’ha pel reo, se d’esser reo
A ogni costo non cessa. A voglia mia
Espïamenti stabilir non posso:
I voluti da Dio parlo alla terra.
Erode.Allor con Erodiade il tuo colloquio
Soltanto assentirò, che cieco zelo
Non ti strascini a lacerar quell'alma
Già troppo afflitta. Che a lei dire intendi?
Giovanni.Nulla, od il vero, e tutto il ver.
Erode.                                                  Qual fia?

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Giovanni.Sposa a Filippo, fratel tuo, costei
Non è? L’arabo rege, il prode Areta,
Non desisiteva da’ trionfi, e schietta
Amistà teco non serrava, e tua
non fe’ la figlia sua? Mentre infelice
È la innocente Sefora, agitata
Erodiade non fia dalle perenni
Di coscïenza ultrici grida?
Erode.                                             I falli
Aggrava spesso o minuisce il vario
Tenor de’ casi. Il padre mio ne’ giorni
Estremi suoi, per raffermar la pace,
Sposo mi volle a Sefora: obbedii
Riluttando e gemendo. Al cor diletta
M’era stata Erodiade insin dagli anni
Dolci d’infanzia. La sposò Filippo!
Aver rispetto a tai destini, ardente
Era mia brama, e in Sefora sperava
Trovare un cor degno del mio. Ben puro
Ed alto era il cor suo, ma disdegnoso
Talora e audace; e odio covar maligno
Contra Erodiade io la vedea. Mi spiacque;
Nè però l’oltraggiai. Maneggi poscia
Di lei scoprii coll’arabo suo padre:
Di rigettarla fui tentato, eppure
Finsi accettar le sue discolpe, e tacqui;
Quand’ecco l’empio fratel mio, vilmente
Sua magnanima sposa ingiurïando,
A fuggir la costringe. Io dal suo tetto
In securtà la posi. Ove dovea
Ritrovar la infelice? Ed aver taccia
Poss’io di rapitor, se la difesi
Dal vilipendio? S’appo me l’accolsi?
Sefora disumana arse di rabbia,
Insultò alla raminga. Io questa amava;
Più allor l’amai. M’abbandonò furente
L’araba, ed a’ paterni padiglioni
Reduce nel deserto, orrenda guerra

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Suscitò contro me. Perfidia! Sciolte
Così da lei non fur le nozze? Al tempio
Mosse con Erodiade, e la sposai.
Tu, profeta di Dio, precipitosa
Avventar non vorrei, come fa il volgo,
Su questo nodo condanna. — Oh cielo!
Erodiade si avanza. Udisti il cenno,
Il prego del tuo re: calma il suo lutto.


SCENA II.
ERODIADE, ANNA e detti.

Erodiade.Anna, ov’è la mia figlia? Anch’essa fugge
L’innamorato mesto occhio materno
Ah, i miei più cari ormai di me son stanchi!
Erode.Donna....1
Erodiade.                    Erode.... Che veggo? Oh! Non è teco
Il profeta? Me misera!... ho bramato
Il tuo cospetto, uomo di Dio, e il pavento.—
Me noman empia i miei nemici; e spirto
Che più del mio con gemiti ed angosce
Cerchi placar l’Onnipresente offeso
Non ha la terra. Ah! i gemiti e le angosce
E le mandate di Sionne all’ara
Ostie frequenti, e i ripetuti indarno
Alla santa città peregrinaggi
L’Onnipossente non placaro. Intesi
Asserverar ch’uom di prodigi sei;
Che in riva al tuo Giordan correan le turbe
De’ peccatori, e udian la tua favella,
E partian consolati. Io d’ascoltarti
Da gran tempo son vaga. E quando il volgo
Tumultante astrinse il re a sottrarre
Dal guardo altrui le tue sembianze, il primo
Mio grido a Erode fu: «Rispetta il santo!»
E oggi, d’Erode il natal dì, a segnarlo,

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Se non di gioja, almen d’alcun conforto,
Di vederti fermai.
Giovanni.                                   Nulla son io
Che il precursor del Giudice del mondo:
E l’annuncio. E dell’anima il lavacro
Come ai popoli intimo, anco ai seduti
In soglio intimo.
Erodiade.                                   Di che rea mi sia
Mal so tel giuro. Alcune volte un mostro
Sembro a me stessa, e i miei delitti cerco,
E — dirtel deggio? — non li trovo, e nome
Darei lor di virtù. Regina a fianco
D’amato re, seder dovea io cieca
Ai perigli del trono? Io que’ perigli
Vidi, e mi ricordai d’esser rampollo
De’ Maccabei; mi ricordai che i vili
Onde il padre d’Erode, ahi! fu sospinto
A spegner la mia stirpe, anco impuniti
Vivevano e d’Aristobulo alla figlia
Insidïavan. Brandir fei le spade,
E le sospinsi, e camminai nel sangue.
Ma regnar puossi oggi altramente? scusa
È l’espettazïon d’un Salvatore
A perpetue rivolte; e chi lo scettro
Insanguinar non osa, infranto il mira.
Giovanni.Volgi gli occhi al passato, e sovverratti
D’un’Erodiade, che lo scettro infranto
Avrebbe pria che camminar nel sangue.
Erodiade.Io? Quando? come?
Giovanni.                                        Non rammenti i giorni
Tuoi d’innocenza e di virtù? Presago
Della rovina di sua stirpe, il sommo
Sacerdote Aristobulo al cordoglio
Mescea dolce sollievo, in te veggendo
Esser religïone inclito frutto
Delle paterne cure sue: profonda
Religïon qual ne’ grand’avi a lungo
Avea prefulso ad Israello avanti.

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Del tempio all’ombra tu crescevi, e norma
A’ tuoi pensieri tutti era il Signore,
L’adempimento della sua giustizia,
Il desio d’immolarti a’ suoi voleri,
Di far beati del tuo santo affetto
Genitori e fratelli e servi e ognuno
Che pio ti circondasse
Erodiade.                                             Oh felici anni!
Giovanni.In te destavan raccapriccio allora
Le iniquie ognora e ognor dalla sagacia
Menzognera dell’uom giustificate
Opre dell’odio. E quando a sanguinose
Sapïenti vendette apposto il nome
Da’ vincitori ipocriti, or di zelo
Religïoso udivi, or d’amor patrio,
La retta anima tua se ne sdegnava
E santità sola appellavi quella
Che generosa, e ricca è di perdono.
Ed allo stesso genitor d’Erode
Ch’orfana indi ti fea, tu, dopo i primi
Ululi del dolor, tu perdonavi.
Erodiade.Io amava un figlio del crudele.
Giovanni.                                                            E un altro
De’ figli suoi sposo ei ti diè. Tai nozze
Ti costar molte lagrime; eppur tanta
Chiudea abitudin di virtù il cor tuo,
Che al sacrificio rassegnarti, e fida
Viver moglie a Filippo a te imponevi.
Ed in que’ dì meravigliava ogn’uomo
Come dall’origine infami a poco a poco
Il perverso Filippo a onesti modi
Si ritraesse; e ogn’uom dicea: «Di santa
Moglie ecco l’opra, d’Erodiade l’opra!»
Erodiade.Ed io Filippo quasi amava allora,
E mia mestizia s’addolcía sperando
D’aver resuscitato a generosa
Vita d’onore un uomo. Oh! ch’altro avrei
Desiderato, fuorchè amrarlo, e sposa

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Incolpevol restar? - Perfido! a vile
Mi tenne un dì, perch’io veggendo Erode
Involontariamente arsi di gioja,
E il caro nome suo, la notte in sogno,
Mi sfuggì dalle labbra. Inesorato
Ne’ suoi sospetti, nel suo fero spregio,
Oltraggi più mi sparmiò, fu sordo
A tutti i preghi; a par delle sue schiave
Osò trattarmi. Ed io, dopo gran lotta
Con mia virtù, dopo invincibil lotta
Per serbarmi magnanima e piuttosto
Morir,... fui vinta dallo sdegno.
Giovanni.                                                            Vinta
Esser ti parve dallo sdegno, ed eri
Dall’ iniquo amor tuo.
Erode.2                                        Che ardisci?
Giovanni.3                                                                 Agli aspri
Detti d’offeso sposo oppor non aspri
Detti dovevi, ma soavi. Ingiusto
Era? Maggiore a te incombeva adunque
Di pazïenza ufficio, e benedetta
Dagli uomini e da Dio stata saresti.
Erodiade.Pazïenza agl’insulti! E non l’ebb’io?
E chi sei tu che dirmi osi: «Dovevi
Questa virtù spinger più oltre! » — È alcuno
Che misurar la virtù possa altrui,
E asseverar che, ove cessò, capace
Ancor fosse d’estendersi? Infinito
È forse l’uom? Lo stanco peregrino,
Perchè, varcate molte balze, a terra
Alfin si prostra, un infingardo è forse?
Quando lena gli manca, uom dir gli puote
«Altre balze da te varcar pendea!» —
Oh! se patii longanime! oh se morsi
L’orrendo freno! e oh quanto tempo il morsi!
E alfin, quando nell’anima mi surse
In tutta la terribil sua possenza

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L’odio!... e forte premeami un tormentoso
Disperato desio di punir tanti
Scherni, e punirli col pugnal.... se il colpo
Non vibrai, se fuggir scelsi piuttosto,
Forse virtù la mia non era? Io sola
Misurar posso qual si fosse! I conscia
De’ patimenti sostenuti, e conscia
Del cor gagliardo che m’ha dato Iddio!
Giovanni.Appunto a’ cor gagliardi impone Iddio
Arduissime prove. Ed a te imposto
Era...
Erodiade.               Morir nell’ignomia?
Giovanni.                                                       Pria
Che viver scellerata.
Erode.                                        Audace, arresta!
Giovanni.All’innocente Sefora qual diritto
Avevi, o donna, d’involar lo sposo? —
Caro egli t’è: — bastante dritto è questo?
Cara è al ladron sua preda: assolve Iddio
Perciò il ladrone? Al traditore è cara
La perfidia, e le stragi all’omicidia:
Stragi e perfidia più non don delitto?
Gagliardo core è in te, lo so. Fallisti:
Abbi la forza che non è nei fiacchi;
Ricalca l’erta via donde cadesti,
L’imo adisso ove sei non ti spaventi,
Non ti spaventi l’alta cima: a vero
Vigoroso voler dato è il trionfo. —
No, non audacia, ira non è la mia!
Non è insulto a infelici alme che erraro!
Non è rigor di farisaico orgoglio!
È ardimento fraterno, è pietà schietta
D’uom che alla vista del fulgor del trono,
Non obblia che sul trono assiso è l’uomo,
Enon gli tace ciò che in petto ei sente!
Signor, — misera donna, — io sento in petto
Che prosperata non sarà la colpa
Sul trono vostro; che funesto il biasimo

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Vi sarà d’ogni giusto. Altri possenti
Che v’avrien sostenuti, ove giustizia
Con voi regnato avesse, indi oseranno,
Disamati dal popolo, atterrarvi;
E allor che il trionfante è un empio,
E il griderà liberator. — Ma pria
Che tali aurore sorgano, impedirle
Ed altre procciacciarne è in balia vostra.
Virtù seguite: amato fia lo scetro
Di Galilea; la prepotente Roma
Ch’esser giusta non vuol, pur non disgrada
De’ re soggetti l’onestà: più fido
Sarà tenuto, perchè onesto, Erode;
Passerà il serto a’ figli suoi.
Erodiade.                                                  Quai figli?
Di Sefora? Non mai!
Giovanni.                                        Virtù seguite:
D’Erode il nome splenderà; nè il solo
Nome di lui. Più d’Erodiade il nome,
Benchè lontana dalla reggia e ascosa
A tutti i plausi, D’Erodiade il nome
Più splenderà! tutte l’età diranno:
«Con Erode regnava, e il non suo posto
Cesse — ed a chi? — O magnanima! lo cesse
Alla rivale! all’ottima infelice
Di cui terger le lagrime alfin volle
Dopo d’averle cagionate! E volle
Tergerle, perchè a falso idol d’onore
Erodiade antepor seppe giustizia!»
Erodiade.Cedere? A chi? Non mai! non mai! — Profeta,
In te posi mia speme, in tue preghiere
Al Dio che t’ama, al Dio che me non ama
E d’angoscia m’opprime. Io vo’ placarlo:
Quai pur sien gravi penitenze imponi
Fuor ch’una! — fuor ch’abbandonar lo sposo! —
Le adempirò.
Giovanni.                         Di farisaica frode

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Son penitenze tutte, ove la vera
Non compia il peccator.
Erodiade.                                        Qual è?
Giovanni.                                                       Il cangiarsi!
Erodiade.Io....
Giovanni        Pentimento altro non v’ha. Salita
Empiamente sul trono, inferocisti,
Versasti il sangue di chi ardia spregiarti:
Loco d’obbrobrio è per te il trono: scendi!
Erodiade.Non mai! non mai! — Giovanni.... ferma!
Giovanni.                                                            Io dissi.4


SCENA III.


ERODE e ERODIADE.


Erodiade.Erode, oh come fremi!
Erode.                                        E sarem noi,
Pari al volgo, ludibrio e spaventacchi
Di solite fantasie? Chi sono costoro
Che profeti s’annunciano? E con essi
Perchè sarà il Signor? non regnam noi?
Erodiade.Perchè il Signor sarà con essi?... Oh Erode!
Perchè son giusti. Ed, oh infortunio!... noi....
Tali siam noi?...
Erode.                         Calmati, dhe!
Erodiade.                                                  Non posso.

  1. Le va incontro, indi fa cenno ad Anna e alle guardie che si ritirino.
  2. A Giovanni.
  3. Ad Erodiade.
  4. Parte