Elettra (Sofocle)/Esodo

Esodo

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Sofocle - Elettra
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1926)
Esodo
Terzo stasimo Elettra (Sofocle)

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corifea

Poche parole a quest’uomo, melliflue
dir converrebbe, perch’egli precipiti
a quest’agone d’occulta giustizia.
Entra Egisto.
egisto
al Coro.
Chi di voi sa dove si trovan gli ospiti
Focesi, che d’Oreste a noi recarono
la nuova ch’ei perí ne le procelle
dei ludi equestri?

Ad Elettra.
                                    A te mi volgo, a te,
sicuro, a te, che tanto pel passato
eri arrogante. La notizia a cuore
piú che a niun altri star ti deve, immagino;
e tu certo saprai, potrai parlare.

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elettra
Certo so, come no? Dei miei piú cari
alla sorte potrei restare estranea?
egisto
E dove sono questi ospiti? Dimmelo.
elettra
Dentro: all’ospite casa si affrettarono.
egisto
Veramente la sua morte annunziarono?
elettra
Né con parole sol: la prova aggiunsero.
egisto
Ed è qui, tale ch’io chiara la scorga?
elettra
È qui; ma vista è pïetosa molto.
egisto
Gran gioia annunzi a me, contro il tuo solito.

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elettra
Se per te causa è d’allegrarti, allegrati.
egisto
Che silenzio or si faccia impongo, e s’aprano
le porte, sí che di Micene e d’Argo
veggan gli uomini tutti; e se di fatua
speme taluno s’esaltò, volgendo
la mente a Oreste, or guardi il suo cadavere,
la bocca adatti al freno mio, né attenda
ch’io con la forza rinsavir lo faccia.
elettra
Io già lo feci: sia pur tardi, appresi
a rinsavire; e coi piú forti sto.
La porta della reggia s’apre, e nell’interno si vede un cadavere
coperto: ai suoi fianchi, Oreste e Pilade.

egisto
fra sé.
Deh, Giove, come si presenta lieta
a me tal vista, se pur dirlo è lecito,
e se non è, non dico.
ad Oreste e Pilade.
                                        Ora, ogni velo
agli occhi miei sia tolto, ché anch’io lagrime
possa versar su questo consanguineo.

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oreste
Toglilo tu: tuo cómpito è, non mio,
guardarlo, e a lui parole amiche volgere.
egisto
Buono è il consiglio, ed io lo seguirò.
E tu, se in casa è Clitemnestra, chiamala.
oreste
scopre il cadavere di Clitemnestra.
Ella t’è presso: non cercarla altrove.
egisto
Ahimè, che vedo!
oreste
                                   Di che temi? Forse
non la conosci?
egisto
                              In quale agguato, misero
me, son caduto! Di che gente?
oreste
                                                       Ancora
non hai compreso che favelli ai vivi
come se fosser morti?

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egisto
                                             Ahimè, comprendo
queste parole; ed altri non può essere
tranne Oreste, che a me cosí favella.
oreste
Indovino or ti mostri ottimo; e a lungo
ingannato ti sei.
egisto
                                   Misero me,
morto sono io; ma pur, lascia ch’io dica
una breve parola.
elettra
                                   Ah, non permettere
che piú dica, o fratello, e che pronunci
lunghi discorsi. E qual vantaggio mai
trovar può nell’indugio, un uom che vive
fra le tristizie, presso a morte? Uccidilo
quanto puoi prima, e di’ che lo sotterrino
lungi dagli occhi nostri: ciò che merita
avrà cosi: per me, tale il riscatto
solo sarà delle sue colpe antiche.
oreste
Dunque, entra in fretta: di parole questa
l’ora non è, bensí della tua morte.

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egisto
A che condurmi nella reggia? Uccidimi
qui, se l’opera è bella. A che la tenebra?
oreste
Non dare ordini: vieni ove uccidesti
il padre mio: tu lí devi morire.
egisto
Questa casa è destin che dei Pelòpidi
il mal presente ed il futuro vegga?
oreste
Il tuo, sì: buon profeta io te ne sono.
egisto
Il padre tuo non possedé quest’arte.
oreste
Troppo tu cianci, ed il cammino indugi.
Muovi.
egisto
               Guidami tu.

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oreste
                                        Tu muovi innanzi.
egisto
Perché non possa a te sfuggir?
oreste
                                                          Perché
a tua posta non muoia: a me l’eleggere
tal foggia amara. Questa pena infliggere
subito si dovrebbe a quanti i limiti
che la legge segnò varcare ardiscono:
minor sarebbe dei malvagi il numero.
Spinge Egisto nella reggia.
coro
O figliuolo d’Atreo, dopo quanti
patimenti trionfi, e recuperi
libertà, con quest’ultima audacia!


Tragedie di Sofocle (Romagnoli) III-0106.png
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