Doveri dell'uomo/Capitolo ottavo - Libertà

Capitolo ottavo - Libertà

../Capitolo settimo - Doveri verso se stesso ../Capitolo nono - Educazione IncludiIntestazione 18 novembre 2023 75% Da definire

Capitolo ottavo - Libertà
Capitolo settimo - Doveri verso se stesso Capitolo nono - Educazione

[p. 90 modifica]

VIII.

Libertà.

Voi vivete. La vita ch’è in voi non è opera del Caso; la parola Caso non ha senso alcuno, e non fu trovata che ad esprimere l’ignoranza degli uomini su certe cose. La vita ch’è in voi viene da Dio e rileva nel suo sviluppo progressivo un disegno intelligente. La vostra vita ha dunque necessariamente un fine, uno scopo.

Il fine ultimo, pel quale fummo creati, ci è tuttora ignoto, e non può essere altrimenti; né per questo dobbiamo negarlo. Sa il bambino lo scopo a cui dovrà tendere nella Famiglia, nella Patria, nell’Umanità? No: ma lo scopo esiste, e noi cominciamo a saperlo per lui. L’Umanità è il bambino di Dio: sa Egli il fine verso il quale essa deve svilupparsi. L’Umanità comincia oggi appena a intendere che la legge è Progresso: comincia appena a intendere incertamente qualche cosa dell’Universo che ha intorno; e la maggior parte degl’individui che la compongono è tuttavia inadatta, per barbarie, servitù o mancanza assoluta d’educazione, allo studio di quella Legge, all’esame dell’Universo, che bisogna intendere prima d’intendere noi stessi. Una minoranza degli [p. 91 modifica]uomini che popolano la piccola nostra Europa è sola capace di sviluppare verso lo scopo della conoscenza le sue facoltà intellettuali. In voi stessi, privi i più d’istruzione e soggiogati tutti dalla fatalità d’un lavoro fisico male ordinato, dormono mute senza poter portare alla piramide della scienza il loro tributo. Come potremmo dunque pretendere di conoscere in oggi ciò che richiede l’opera associata di tutti? Come ribellarci contro il nostro non avere raggiunto ancora ciò che costituirebbe l’ultimo gradino del nostro Progresso terrestre, quando cominciamo appena a balbettare, pochi e non associati, quella sacra e feconda parola? Rassegniamoci dunque all’ignoranza sulle cose che ci sono per lungo tempo ancora inaccessibili, e non abbandoniamo, fanciullescamente irritati, lo studio di quelle che possiamo scoprire. La scoperta del Vero esige modestia e temperanza di desiderio quanto esige costanza. L’impazienza, l’orgoglio umano, han perduto o sviato dal retto sentiero molte più anime che non la deliberata tristizia. E questa verità che l’Antichità ha voluto insegnarci, quando ci narrava che il Despota voglioso di raggiungere il cielo non seppe innalzare se non una Torre di confusione, e che i Giganti assalitori dell’Olimpo giacciono, fulminati, sotto i nostri monti vulcanici.

Ciò di cui importa conviverci è questo che, qualunque sia il fine verso cui tendiamo, noi non potremo scoprirlo e raggiungerlo, se non collo sviluppo progressivo e coll’esercizio delle nostre facoltà intellettuali. Le nostre facoltà sono gli strumenti di lavoro che Dio ci dava. È dunque necessario che il loro sviluppo sia promosso e aiutato; il loro esercizio protetto e libero. Senza libertà voi non potete compiere alcuno dei vostri doveri. Voi avete dunque [p. 92 modifica]diritto alla Libertà, e Dovere di conquistarla ad ogni modo contro qualunque Potere la neghi.

Senza libertà non esiste Morale, perchè non esistendo libera scelta tra il bene ed il male, tra la devozione al progresso comune e lo spirito d’egoismo, non esiste responsabilità. Senza libertà non esiste società vera, perchè tra liberi e schiavi non può esistere associazione; ma solamente dominio degli uni sugli altri. La libertà è sacra come l’individuo, del quale essa rappresenta la vita. Dove non è libertà, la vita è ridotta ad una pura funzione organica. Lasciando che la sua libertà sia violata, l’uomo tradisce la propria natura e si ribella contro i decreti di Dio.

Non v’è libertà dove una casta, una famiglia, un uomo s’assuma dominio sugli altri in virtù d’un preteso diritto divino, in virtù d’un privilegio derivato dalla nascita, o in virtù di ricchezza. La libertà dev’essere per tutti e davanti a tutti. Dio non delega la sovranità ad alcun individuo; quella parte di sovranità che può essere rappresentata sulla nostra terra è da Dio fidata all’umanità, alle Nazioni, alla Società. Ed anche quella cessa e abbandona quelle frazioni collettive dell’Umanità, quand’esse non la dirigono al bene, all’adempimento del disegno provvidenziale. Non esiste dunque Sovranità di diritto in alcuno; esiste una Sovranità dello scopo e degli atti che vi si accostano. Gli atti e lo scopo verso cui camminiamo devono essere sottomessi al giudizio di tutti. Non v’è dunque nè può esservi sovranità permanente. Quella istituzione che si chiama Governo non è se non una Direzione; una missione affidata ad alcuni per raggiungere più sollecitamente lo scopo della Nazione; e se quella missione è tradita, il potere di direzione fidato a quei pochi deve [p. 93 modifica]cessare. Ogni uomo chiamato al Governo è un amministratore del pensiero comune; deve essere eletto, e sottomesso a revoca ogni qualvolta ei lo fraintenda o deliberatamente lo combatta. Non può esistere dunque, ripeto, casta o famiglia che ottenga il Potere per diritto proprio, senza violazione della vostra libertà. Come potreste chiamarvi liberi davanti ad uomini ai quali spettasse facoltà di comando senza vostro consenso? La Repubblica è l’unica forma legittima e logica di Governo.

Voi non avrete padrone fuorché Dio nel cielo e il Popolo sulla terra. Quando avete scoperto una linea della Legge, dei voleri di Dio, dovete, benedicendo, eseguirla. Quando il Popolo, l’unione collettiva dei vostri fratelli, dichiara che tale è la sua credenza, dovete piegar la testa e astenervi da ogni atto di ribellione.

Ma vi son cose che costituiscono il vostro individuo e sono essenziali alla vita umana. E su queste neppure il popolo ha signoria. Nessuna maggioranza, nessuna forza collettiva può rapirvi ciò che vi fa essere uomini. Nessuna maggioranza può decretar la tirannide e spegnere o alienare la propria libertà. Contro il popolo suicida che ciò facesse, voi non potete usar la forza, ma vive e vivrà eterno in ciascun di voi il diritto di protesta nei modi che le circostanze vi suggeriranno.

Voi dovete avere libertà in tutto ciò ch’è indispensabile ad alimentare, moralmente e materialmente, la vita.

Libertà personale: libertà di locomozione: libertà di credenza religiosa: libertà d’opinione su tutte le cose: libertà d’esprimere colla stampa o in ogni altro modo pacifico il vostro pensiero: libertà di [p. 94 modifica]associazione per poterlo fecondare col contatto nel pensiero altrui: libertà di traffico pei suoi prodotti — son tutte cose che nessuno può togliervi, salvo alcune rare eccezioni, ch’or non importa il dire, senza grave ingiustizia, senza che sorga in voi il dovere di protestare.

Nessuno ha diritto, in nome della Società, d’imprigionarvi e di sottomettervi a restrizioni personali o invigilamento, senza dirvi il perchè, senza dirvelo col minore indugio possibile, senza condurvi sollecitamente davanti al potere giudiziario del paese. Nessuno ha diritto d’inceppare con restrizioni di passaporti od altro il vostro trasferirvi di parte in parte della terra che è vostra Patria. Nessuno ha diritto di persecuzione, d’intolleranza, di legislazione esclusiva sulle vostre opinioni religiose: nessuno, fuorchè la grande pacifica voce dell’Umanità, ha diritto di frapporsi fra Dio e la vostra coscienza. Dio vi ha dato il Pensiero: nessuno ha diritto di vincolarlo o sopprimerne l’espressione, ch’è la comunione dell’anima vostra coi vostri fratelli e l’unica via di progresso che abbiamo. La stampa dev’essere illimitatamente libera: i diritti dell’intelletto sono inviolabili, ed ogni censura preventiva è tirannide: la Società può, come tutte le altre colpe, punire soltanto le colpe di stampa, la predicazione del delitto, l’insegnamento dichiaratamente immorale; la punizione in virtù d’un giudizio solenne è conseguenza della responsabilità umana, mentre ogni intervenuto anteriore è negazione della libertà. L’associazione pacifica è santa come il pensiero: Dio ne poneva in voi la tendenza come avviamento perenne al progresso e pegno dell’Unità che la famiglia umana deve un giorno raggiungere: nessun potere ha diritto [p. 95 modifica]d’impedirla o di limitarla. Ciascun di voi ha dover d’usar della vita che Dio gli diede, di serbarla, di svilupparla; a ciascun di voi corre quindi debito di lavoro, solo mezzo di sostenerla materialmente: il lavoro è sacro: nessun ha diritto di vietarlo, d’incepparlo o di renderlo con regolamenti arbitrari impossibile: nessuno ha diritto di restringere il libero traffico de’ suoi prodotti: la terra che v’è Patria è il vostro mercato, e nessuno può limitarlo.

Ma quando avrete ottenute che queste libertà siano sacre — quando avrete finalmente costituito lo Stato sul voto di tutti e in modo che l’individuo abbia schiuse davanti a lui tutte le vie che possono condurre allo sviluppo delle sue facoltà — allora, ricordatevi che al di sopra di ciascun di voi sta lo scopo che è vostro dovere raggiungere: perfezionamento morale vostro e d’altrui, comunione più sempre intima e vasta fra tutti i membri della famiglia umana, sì che un giorno essa non riconosca che una sola Legge.

«Voi dovete formare la famiglia universale, edificare la Città di Dio, tradurre in fatto progressivamente, con un continuo lavoro, l’opera sua nell’umanità.

«Quando, amandovi gli uni cogli altri come fratelli, voi vi tratterete reciprocamente sì come tali, e ciascuno, cercando il proprio bene nel bene di tutti, i propri interessi negl’interessi di tutti, pronto sempre a sacrificarsi per tutti i membri della comune famiglia, egualmente pronti a sacrificarsi per lui, i più tra i mali che pesano in oggi sulla razza umana spariranno, come i vapori addensati all’orizzonte spariscono al levarsi del sole: e ciò che [p. 96 modifica]Dio vuole si compirà: però che è suo decreto che l’amore, unendo a poco più sempre strettamente gli elementi dispersi dell’umanità, e ordinandoli in un sol corpo, essa sia una com’egli è uno».1

Le parole or citate d’un uomo che visse e morì santamente e amò il popolo e il suo avvenire d’immenso amore, non v’escano, o miei fratelli, mai dalla mente. La libertà non è che un mezzo; guai a voi e al vostro avvenire se v’avvezzaste mai a guardarla siccome fine! Il vostro individuo ha doveri e diritti propri che non possono essere abbandonati ad alcuno; ma guai a voi ed al vostro avvenire se il rispetto che dovete avere per ciò che costituisce la vostra vita individuale potesse mai degenerare in un fatale egoismo! La vostra libertà non è la negazione d’ogni autorità; è la negazione d’ogni autorità che non rappresenti lo scopo collettivo della Nazione, e che presuma impiantarsi e mantenersi sovr’altra base che su quella del libero spontaneo vostro consenso. Dottrine di sofisti hanno in questi ultimi tempi pervertito il santo concetto della Libertà: gli uni l’hanno ridotto a un gretto immorale individualismo, hanno detto che l’io è tutto e che il lavoro umano e l’ordinamento sociale non devono tendere che al soddisfacimento dei suoi desiderii: gli altri hanno dichiarato che ogni governo, ogni autorità è un male inevitabile, ma da restringersi, da vincolarsi quanto più si può, che la libertà non ha limiti; che lo scopo d’ogni Società è unicamente quello di promoverla indefinitamente; che un uomo ha diritto d’usare e abusare della libertà, purchè questa non ridondi direttamente [p. 97 modifica]nel male altrui: che un governo non ha missione fuorchè quella d’impedire che un individuo non nuoccia all’altro. Respingete, o miei fratelli, queste false dottrine: son esse che indugiano anche in oggi l’Italia sulle vie della sua grandezza avvenire. Le prime hanno generato l’egoismo di classe, le seconde fanno d’una società che deve, se ben ordinata, rappresentare il vostro scopo e la vostra vita collettiva, non altro che un birro o un soldato di polizia incaricato di mantenere una pace apparente; tutte trascinano la libertà ad essere un’anarchia: cancellano l’idea di miglioramento morale collettivo; cancellano la missione educatrice, la missione di Progresso che la società deve assumersi. Se voi potete intendere a questo modo la Libertà, voi meritereste di perderla, e, presto o tardi, la perdereste.

La vostra Libertà sarà santa, perchè si svilupperà sotto il predominio dell’Idea del Dovere, della Fede nel perfezionamento comune. La vostra Libertà fiorirà protetta da Dio e dagli uomini, perch’essa non sarà il diritto d’usare e abusare delle vostre facoltà nella direzione che a voi piaccia di scegliere, ma perch’essa sarà il diritto di scegliere liberamente, a seconda delle vostre tendenze, i mezzi per fare il bene.



Note

  1. Lamennais, Libro del Popolo III.