Degli edifizii/Libro quinto/Capo VIII

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CAPO VIII.


Tempio edificato ai monaci sul monte Sina.
Castello posto alle radici di quel monte.


Nella provincia che una volta si diceva Arabia, ed era chiamasi la terza Palestina, v’ha un lunghissimo deserto, sterile affatto, senz’acqua, e privo di tutti i comodi della vita. Presso il Mar Rosso pende il monte Sina, scosceso e pieno di precipizii. Nè qui ho bisogno di descrivere que’luoghi, avendo io già ampiamente ed accuratamente parlato del Mar-Rosso, e del Golfo [p. 467 modifica]arabico, degli Etiopi Auxomiti, e degli Omariti Saraceni, ne’libri che scrissi delle Guerre: ne’ quali anche esposi come Giustiniano Augusto aggiunse all’Impero romano il Palmeto. Dunque per non fare il fatto, mi fermo qui; e dico solo al proposito come abitano il monte Sina monaci, i quali liberamente godendo di una solitudine loro carissima, vivono una vita, che in sostanza non è se non una certa diligente meditazione della morte. E perchè niuna cosa mortale desiderano, ma superiori a tutte le cose umane, non cercano nè di posseder nulla, nè di curare il corpo, nè di ricrearsi in alcun modo; Giustiniano Augusto fabbricò loro una chiesa, e la dedicò alla Madre di Dio, onde possano ivi condurne la vita in preci, e pratiche sacre. Non la pose egli però sulla vetta del monte, ma molto al di sotto, perciocchè nissun uomo può pernottare là su, a cagione de’ frequenti strepiti, e di certe straordinarie cose che ivi di notte si odono, e che fortemente colpiscono la mente e l’animo degli uomini. Dicono che ivi una volta Mosè promulgò le leggi ricevute da Dio. Alle radici di quel monte lo stesso Imperadore piantò un fortissimo castello, e vi pose buon presidio, affinchè da quella spiaggia, come dissi, deserta, i Barbari Saraceni nascostamente non facciano irruzione. Questo è quanto fece ivi. Le cose poi che fece ne’ monasterii di quella regione, e delle altre parti di oriente, dirò compendiosamente in appresso.