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Commemorazione del commendatore Domenico Promis/II

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Ma mentre da una parte creava il medagliere, dall’altra costituito nel 1836 regio commissario della zecca, ebbe agio e tempo a perfezionarsi nella scienza della monetazione, che si può sotto il duplice aspetto dell’economia e della numismatica riguardare. L’economista studia le monete per determinarne il valore e le proporzioni dei metalli tra loro e le merci. In questa parte il Piemonte può andare superbo di Gio. Battista Vasco, salito in fama per la svariatissima e profonda dottrina nell’economia politica, e massime pel suo classico trattato della Moneta, che il Blanqui dice: un des livres les plus originaux sur un sujet aujourd’hui épuisé.

Il numismatico esamina le monete per illustrare la storia e le belle arti, atteso che i nummi e le medaglie sieno i monumenti più cercati e sicuri, sieno trasferibili ed agevoli, ed uno degli usi più importanti per accertare i tempi e dilucidare i fatti. Tanto è vero, che la serie cronologica d’alcuni antichi regni venne tratta dalle monete. In ogni moneta il numismatico considera il metallo, il modulo, lo spessore, la faccia, il rovescio, la leggenda, il campo, l’esergo, o fuor d’opera i monogrammi, la data, il valore. Deve egli quindi ricorrere alla storia, alla geografia, all’iconografia dei tipi; deve ricorrere alla chimica e docimastica per la composizione metallica e la patina, cioè l’ossido, che il tempo vi formò. Solo con tutte queste indagini può chiarire d’un nummo l’arte, l’autenticità, il tempo, il significato1. Di che, vedete, Signori, quanta fatica avrà costato al Promis l’opera: Monete dei reali di Savoia edite ed illustrate, divisa in due volumi in-4°. Nel primo, di 530 pagine, conducendo le sue investigazioni dal secolo XI al XIX, sopra documenti autentici, dedotti dagli archivi di Corte e della Camera dei Conti, da lui accresciuti e classificati, prova l’antichità della zecca Sabauda, ragiona delle molte officine aperte, dimostra lo stato delle città o terre dove ciascuno dei regnanti fece lavorare; chiarisce quali fossero gli uffizi di quelle zecche, porge la serie delle persone, che le ressero sino alla metà del secolo scorso.

Nel secondo volume, di 324 pagine, adottando il sistema per tabelle separate dal testo, a fine d’evitar confusione nel corso dell’opera, ne presenta due assai copiose. Nella prima discorre delle monete ordinate in varie età, e nella seconda è dilucidato il rapporto di tutte le monete d’oro e d’argento, che presso di noi ebbero corso; sicchè tu puoi avere dal complesso un confronto delle grandi variazioni economiche, che per otto secoli incirca successero nelle nostre monete, che in ottantasei tavole sono esattamente rappresentate. Acume di critica, senno pratico nell’economia delle singole parti, ordine, perspicuità con lingua propria e castigata, acquistarono a quest’opera lodi ed apprezzamenti onorifici, e allo autore il grido d’uno de’ più valenti numismatici d’Italia.

Minori di mole, ma non meno gravi di dottrina sono le nummografie molteplici, che venne successivamente pubblicando: Nel 1853, Monete della zecca d’Asti. Nel 1858, Monete dei Paleologi marchesi di Monferrato. Nel 1860, Monete dei Radicati e Mazzetti. Nel 1863, Monete della zecca di Desana. Nel 1864, Monete della zecca di Savona. Nel 1869, Monete delle zecche di Masserano e Crevacuore. Nel 1870, Monete degli alati di S. Benigno di Fruttuaria. Nel 1871, Dell’origine della zecca di Genova. Nel 1879, Monete del Piemonte inedite o rare.

Citiamo solo queste corredate di tavole, perché troppo in lungo ci [p. 7 modifica]trarrebbe l’elenco di tutte le sue memorie numismatiche. Ci restringiamo a notare, che in un supplemento sulle monete del Piemonte, ragiona delle zecche di Acaja, di Vaud, di Albera, Cisterna, Cortemiglia, Cuneo, Dogliani, Frinco, Incisa, Monferrato, Passerano, Seborga, Tortona, Montafia. In tutto 67 monete illustrate con documenti, e figurate in sei tavole. Pregevole lavoro, perchè indaga e mostra quali furono le monete basse e minute contraffatte ed emesse dalle zecche, che miravano a ricavare un grosso guadagno; quali furono, come quelle di Seborga, datate in un sito e messe in corso in un altro. — Un dotto francese, parlando delle decadi numismatiche del Borghesi, colle quali fu in grado di chiarire pressochè tutte le grandi famiglie di Roma dell’ultimo secolo della Repubblica e del primo dell’Impero. Les dècades numismatiques, così si esprime: sont le livre d’or de la noblesse, et à la fois les archives officiels de ces èpoques mèmorables2. Lo stesso possiamo ripetere delle nummografie del Promis, che molta storia ci rivelano non solo delle famiglie più illustri, ma ancora di molte città, che, neppur per sogno, pensavamo, avessero battuto moneta.


Note

  1. V. Enciclopedia storica di C. Cantù, vol. Archeologia.
  2. Ernest Desjardins, dans le Rapport sur les travaux de la Commission de publication des oeuvres de Bartolomeo Borghesi, 1864.