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I. All'Italia

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Lettera al Cavaliere Vincenzo Monti Sopra il monumento di Dante che si prepara in Firenze

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ALL’ITALIA


       O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri de gli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
5Non vedo il lauro e ’l ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue: oh qual ti veggio,
10Formosissima donna. Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è ’l peggio
Che di catene ha carche ambe le braccia;
Sì che sparte le chiome e senza velo
15Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, chè n’hai ben donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
20E ne la fausta sorte e ne la ria.

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        Se fosser gli occhi miei due fonti vive,
Non potrei pianger tanto
Ch’adeguassi il tuo danno e men lo scorno;
Chè fosti donna, or se’ povera ancella.
25Chi di te parla o scrive
Che rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica; già fu grande, or non è quella?
Perchè, perchè? dov’è la forza antica,
Dove l’armi e ’l valore e la costanza?
30Chi ti discinse il brando?
Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
O qual tanta possanza
Valse a spogliarti il manto e l’auree bende?
Come cadesti o quando
35Da tanta altezza in così basso loco?
Nessun pugna per te? non ti difende
Nessun de’ tuoi? L’armi, qua l’armi: io solo
Combatterò, procomberò sol io.
Dammi o Ciel, che sia foco
40A gl’italici petti il sangue mio.

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       Dove sono i tuoi figli? Odo suon d’armi
E di carri e di voci e di timballi:
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
45Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar di spade
Come tra nebbia lampi.
E taci, e piangi, e i tremebondi lumi
50Piegar non soffri al dubbitoso evento?
A che, pugna in quei campi
L’itala gioventude? O numi o numi:
Pugnan per l’altra terra itali acciari.
Oh misero colui che in guerra è spento,
55Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari,
Ma da’ nemici altrui
Per altra gente, e non può dir morendo;
Alma terra natia,
60La vita che mi desti ecco ti rendo.

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        Oh venturose e care e benedette
Le antich’età, che a morte
Per la patria correan le genti a squadre;
E voi sempre onorate e gloriose
65O tessaliche strette,
Dove la Persia e ’l fato assai men forte
Fu di poch’alme franche e generose.
Io credo che le piante e i sassi e l’onda
E le montagne vostre al passeggere
70Con indistinta voce
Narrin siccome tutte quella sponda
Coprír le invitte schiere
De’ corpi ch’a la Grecia eran devoti.
Allor vile e feroce
75Serse per l’Ellesponto si fuggia,
Fatto ludibrio a gli ultimi nepoti;
E sul colle d’Antela, ove morendo
Si sottrasse da morte il santo stuolo,
Simonide salia,
80Guardando l’etra e la marina e ’l suolo.

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       E di lagrime sparso ambe le guance,
E ’l petto ansante, e vacillante il piede,
Toglieasi in man la lira:
Beatissimi voi,
85Ch’offriste il petto a le nemiche lance
Per amor di costei ch’al sol vi diede;
Voi che la Grecia cole, e ’l mondo ammira.
Ne l’armi e ne’ perigli
Qual tanto amor le giovanette menti.
90Qual ne l’acerbo fato amor vi trasse?
Come sì lieta o figli,
L’ora estrema v’apparve, onde ridenti
Correste al passo lagrimoso e duro?
Parea ch’a danza e non a morte andasse
95Ciascun de’ vostri o a splendido convito:
Ma v’attendea lo scuro
Tartaro e l’onda morta,
Nè le spose vi fóro o i figli accanto
Quando su l’aspro lito
100Senza baci moriste e senza pianto.

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       Ma non senza de’ Persi orrida pena
Ed immortale angoscia.
Come lion di tori entro una mandra
Or salta a quello in tergo e sì gli scava
105Con le zanne la schiena,
Or questo fianco addenta or quella coscia;
Tal fra le pérse torme infuriava
L’ira de’ greci petti e la virtute.
Ve’ cavalli supini e cavalieri;
110Vedi intralciar de’ vinti
La fuga i carri e le tende cadute,
E correr fra’ primieri
Pallido e scapigliato esso tiranno;
Ve’ come infusi e tinti
115Del barbarico sangue i greci eroi
Cagione a i Persi d’infinito affanno,
A poco a poco vinti da le piaghe,
L’un sopra l’altro cade. Evviva evviva:
Beatissimi voi
120Mentre nel mondo si favelli o scriva.

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        Prima divelte, in mar precipitando,
Spente ne l’imo strideran le stelle,
Che la memoria e ’l vostro
Amor trascorra o scemi.
125Ara vi fia la tomba; e qua mostrando
Verran le madri a i parvoli le belle
Orme del vostro sangue. Ecco i’ mi prostro
O benedetti, al suolo,
E bacio questi sassi e queste zolle
130Che fien lodate e chiare eternamente
Da l’uno a l’altro polo.
Deh foss’io pur con voi qui sotto, e molle
Fosse del sangue mio quest’alma terra.
Che se ripugna il fato, e non consente
135Ch’io per la Grecia i moribondi lumi
Chiuda prostrato in guerra,
Così la vereconda
Fama del vostro vate appo i futuri
Possa, volendo i numi,
140Tanto durar quanto la vostra duri.