Canto della Parca

Giovanni Prati

Olindo Malagodi 1878 Indice:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu sonetti Canto della Parca Intestazione 23 luglio 2020 25% Da definire

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L'ultimo sogno
Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta XIV. Da 'Iside'
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XXXII

CANTO DELLA PARCA

Carmina fatidicae, modo pandite carmina. Parcae.


— Del sole il lume, torbido o gaio,
percota i vetri del tuo stambugio:
io qui nell’ombra sul mio telaio
traggo il diverso fil de’ tuoi dí;
5e il mio travaglio non soffre indugio,
ché il Tempo, austero guardian, m’incalza,
e, ad ogni novo mattin che s’alza,
sempre lo sento gridar: —Son qui. —
Fanciul di Pirra, non ti lusinghi
10un lieto maggio di brevi istanti:
l’amaro verno coi di solinghi
portico e tetto ti fascera.
Tracanna pure nappi spumanti,
ma indugiar l’opra non ti riesce;
15di filo in filo la trama cresce
e la mia spola tregua non ha.

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Sul far dell’alba la lodoletta,
che al tuo balcone per caso arriva, .
del mio telaio, che si raffretta,
20ode il susurro che scordi tu;
e, via recando per l’aria viva
di sua letizia l’ultima nota,
come chi teme di cosa ignota,
sul tuo balcone non torna piú.
25L’amor sinanco, festivo iddio,
se con la fresca sua man di giglio
t’adorna il letto, dove un oblio
tu vai cercando del tuo dolor;
turbato in viso, lascia il giaciglio,
30sentendo il colpo della mia spola,
e agli odorosi suoi boschi vola,
ombrato il fronte di mesti fior.
Fa molto gelo nella tua stanza,
e assiderate quasi ho le mani:
35pur senza tregua l’opra s’avanza
allo stellato lume del ciel.
No, non turbarti. Presagi arcani
cantato ha il gallo, ma son benigni:
non vola strige sopra i culmigni,
40e il mio telaio non t’è crudel.
Però con moto costante e fido
gira la spola da ritta a manca,
né il mutar cielo, né il mutar nido
muta una trama del tuo destin.
45Con una veste bruna e una bianca
se stai, rimango, se vai, ti seguo;
e, quando pensi ch’io mi dileguo,
conto ogni miglio del tuo cammin.

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Sui vecchi libri della saggezza
50reclina il capo, se pur ti piace;
ma la mia spola giá non si spezza,
ma il mio telaio franto non è.
Di false glorie, di falsa pace,
di sogni falsi crescon le trame,
55sin che dei morti verso il reame
tu devi un giorno venir con me.
Sarò quel giorno biancovestita
con rose al capo, siccome a festa;
e, nel condurti fuor della vita,
60l’ultimo canto ti canterò.
Qui sul mio seno porrai la testa;
e, circonfusi d’un’aura blanda,
traverseremo la trista landa
che Giove ai morti predestinò.
65Figli di Grecia, figli di Roma,
figli d’Italia tu lá vedrai
con quella verde foglia alla chioma,
che fu il piú bello de’ tuoi sospir.
Ma, poiché l’ora tu non la sai,
70segui, fanciullo, segui il tuo canto:
pettine e spola suonano intanto,
perché il travaglio si dee compir. —
Qui chiuse l’inno la bella Parca,
e fuor coi mirti parlan le rose.
75pel freddo Olimpo la luna varca,
riso dei monti, gloria del mar;
e della selva, fra l’ombre ascose,
mentre le ninfe danzano il coro,
la spola e il grande pettine d’oro
80nella mia stanza segue a suonar