Canti (Aleardi)/Ore cattive/Tragedia cotidiana

Ore cattive

Tragedia cotidiana

../Il cantore di Schahkouli ../È morta IncludiIntestazione 2 giugno 2008 50% Poesie

Ore cattive - Il cantore di Schahkouli Ore cattive - È morta

I.

 
Che fai, Psiche? qual cor, qual sentimento
È il tuo, di brancicar con spensierata
Crudeltà da fanciul quella farfalla?
Non vedi già che l’opalina polve
E i lembi d’ôr n’ài guasti, e l’agil luce
Più non dipinge d’iridi sottili
L’ali fatte col fiato? A lei che importa,
Che con amor le prodigiose tinte
Tu ne contempli e i fragili ricami,
Che con vezzo a le tue guance di pèsca
La prema e al labbro e a le recenti poma?
Anzi sen duole e trepida. Già sai,
Come espïasti curïosa un tempo
Imprudenti desir di sapïenza:
Or via, lasciala andar. - Un’altra Psiche
Bella al paro di te, ma più crudele,
Simil governo un dì faceva anch’ella
Di mesta cosa che le avea donata.
E quegli strazi mi scendean sull’alma
Con vergogna e dolor, come il flagello
D’iniquo Americano in su le spalle
De la povera Negra, che le carni
D’ebano sconta che le diede Iddio.
E il mio cor si frangea, però che quella
Malinconica cosa era il mio core.

II.

 
Perchè piangi così mortificata?
Psiche, che cerchi? - Io già tel dissi; «Amore
Non tormentarlo, chè volerà via.»
Ed è volato, e senza più ritorno.
Misero! mi narrâr che l’altra sera,
Quando lasciò de’ tuoi lari la soglia,
Iva come ebro; gli erano d’un tratto
Imbianchite le chiome, e ne la sua
Fuga accorata ei lagrimava, e d’ogni
Lagrima spanta uscíano lucciolette
Di gelato splendor. Ma poi che al ciglio
Giunse del prato ch’è di fronte al colle,
Irruppe dai conserti orni una gente
Sinistra ad assalirlo; e ognun di loro
Avea nome: Sospetto. Avvelenate
Punte di stilo gli piantar nel fianco;
E cadde spento. Indi passava a caso
Amorosa dei campi e de la luna
La Musa mia, che inorridì mirando
L’atroce scena. Si raccolse in collo
Il morticino, a cui pendean le braccia
Tristamente, e la testa; e improvvisando
Inni funérei, nottetempo al piede
Lo seppellì del tiglio. Ignota a tutti
Questa istoria credea: ma le cicale
Concittadine ne cantâro a lungo
L’epicedio indiscrete e le venture.