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Anno 331

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Anno di Cristo CCCXXXI. Indizione IV.
SILVESTRO papa 18.
COSTANTINO imperadore 25.
Consoli

ANNIO BASSO ed ABLAVIO.

Nel dì 12 d’aprile entrò nella prefettura di Roma Anicio Paolino. Le leggi3310 pubblicate in quest’anno dall’Augusto Costantino cel fanno vedere tuttavia residente in Costantinopoli, applicato ivi al compimento di varie fabbriche. Allora fu ch’egli con un prolisso editto, il quale nel Codice di Giustiniano si trova diviso in sei diverse leggi, e indrizzato a tutte le provincie del romano imperio, si studiò di provvedere alle concussioni ed avanie dei giudici, notai, portieri ed altri uffiziali della giustizia, ed anche alla prepotenza de’ privati. Vuol dunque ivi che chiunque si sentirà aggravato dall’avarizia, rapacità e ingiustizia de’ suddetti, liberamente porti le sue doglianze ai governatori; e, non provvedendo essi, ricorra ai conti delle provincie, o ai prefetti del pretorio, affinchè essi ne diano conto alla maestà sua, ed egli possa punire questi abusi e delitti secondo il merito. Nè solamente impiegava in questi tempi Costantino i suoi tesori per l’accrescimento della sua diletta città di Costantinopoli; stendeva anche la sua munificenza ad altre città, con fabbricar ivi dei riguardevoli templi in onore di Dio, de’ quali parla Eusebio3311. Faceva inoltre sfavillare il suo zelo in favore della Chiesa cattolica, con aver pubblicato un editto contra de’ varii eretici che allora l’infestavano, ma non già contra degli Ariani, perchè introdottosi forte in grazia di lui uno scaltro protettore d’essi, cioè quel volpone di Eusebio, vescovo di Nicomedia, di cui si parlò di sopra, andò egli non solamente inorpellando al buon Augusto i sacrileghi dogmi dell’eresiarca Ario, ma mise anche sottosopra le due insigni chiese di Antiochia e di Alessandria: del che potrà il lettore chiarirsi consultando la storia ecclesiastica. Racconta eziandio il medesimo Eusebio3312 che Costantino fece sentire la beneficenza sua a tutto l’imperio, con levare un quarto dei tributi che annualmente pagavano i terreni: indulgenza che gli tirò addosso la benedizione dei popoli. E perciocchè non mancavano persone, le quali si lamentavano di essere state oltre il dovere aggravate negli estimi delle loro terre sotto i principi precedenti, spedì estimatori dappertutto, acciocchè riducessero al giusto quello che fosse difettoso. Parla anche Eusebio della non mai stanca liberalità di questo grazioso regnante verso le provincie e verso chiunque a lui ricorreva; di maniera che egli [p. 1193 modifica]giunse, per soddisfare a tanti che chiedevano onori, ad inventar nuove cariche e nuovi uffizii, colla distribuzion de’ quali si studiava di rimandar contenta ogni meritevol persona. Zosimo3313, che per cagione del suo paganismo non seppe se non mirar d’occhio bieco tutte le azioni di Costantino, gli fa un reato di questo, e particolarmente perchè di due prefetti del pretorio egli ne formasse quattro. Il primo d’essi era prefetto del pretorio dell’Italia, da cui dipendeva l’Italia tutta colla Sicilia, Sardegna e Corsica, e l’Africa dalle Sirti sino a Cirene, e la Rezia, e qualche parte dell’antico Illirico, come l’Istria e Dalmazia, e verisimilmente anche il Norico. Era il secondo quello dell’Oriente, a cui Costantino, per onorar la sua cara Costantinopoli, diede una buona porzione, unendo sotto di lui l’Egitto colla Libia Tripolitana, e tutte le provincie dell’Asia, e la Tracia, e la Mesia inferiore con Cipri ed altre moltissime isole. Il terzo fu quel dell’Illirico, al quale erano sottoposte le provincie della Mesia superiore, la Pannonia, la Macedonia, la nuova Dacia, la Grecia ed altri adiacenti paesi, compresi anticamente sotto esso nome d’Illirico. Fu il quarto quello delle Gallie, che comandava a tutta la Francia moderna sino al Reno, e a tutta la Spagna, con cui andava congiunta la Mauritania Tangitana, e alle provincie romane della Bretagna. Zosimo pretende che l’istituzione di tali magistrati riuscisse pregiudiziale all’imperio. Ma doveva far mente quello storico che Diocleziano il primo fu in certa maniera ad istituire quattro prefetti del pretorio, allorchè in quattro parti divise il romano imperio. Quel che più importava, quand’anche se ne faccia autore Costantino, con ottima intenzione o per maggior comodo de’ popoli egli creò que’ magistrati. Veggasi il Gotofredo3314 ed altri che han trattato dell’uffizio, dell’autorità e delle incumbenze de’ prefetti del pretorio. Che se uffiziali di tanta dignità, o i lor subalterni col tempo si abusarono del loro impiego, alla lor negligenza o malizia si dovea attribuire il reato, e non già alla dignità, saviamente e con buon fine istituita, che, al pari di tante altre, potè cadere in mani cattive.