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Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/316

Anno 316

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Anno di Cristo CCCXVI. Indizione IV.
SILVESTRO papa 3.
COSTANTINO imperadore 10.
LICINIO imperadore 10.
Consoli

SABINO e RUFINO.

Seguitò ad essere prefetto di Roma Vettio Rufino, forse non diverso dal console suddetto, sino al dì 4 d’agosto, in cui quella dignità fu conferita ad Ovinio Gallicano. Le leggi del codice Teodosiano, benchè alcune abbiano la data fallata, pure ci fan vedere Costantino Augusto nella Gallia ne’ mesi di maggio [p. 1139 modifica]e d’agosto, essendo egli passato colà da Roma. La prima d’esse leggi3122, data in Roma stessa, servì a non pochi di una mirabil quiete; perchè vien quivi decretato che chiunque si trovasse da gran tempo in pacifico possesso di beni una volta spettanti al demanio del principe, ed acquistati o per donazione o per altra via legittima, ne resterebbe per sempre padrone. Nell’Africa si osservava un abuso, cioè che per debiti con particolari, o col fisco, le donne onorate erano per forza tirate fuori delle loro case. Costantino, sotto pena di rigorosi supplicii, e della vita stessa, proibì tal vessazione. E perciocchè egli di giorno in giorno facea maggiormente comparire la sua venerazione alla religion cristiana, per condurre soavemente e senza forza all’amor d’essa i suoi sudditi, nell’anno presente con una legge indirizzata3123 a Protogene vescovo, probabilmente di Serdica, permise ad ognuno di dar la libertà ai suoi schiavi nella chiesa alla presenza del popolo cristiano, de’ vescovi e de’ preti. Queste manomissioni si faceano in addietro davanti ai magistrati civili con molte formalità o varie difficoltà: laddove da lì innanzi costò poca fatica il farlo, e bastava per indennità de’ liberti cristiani un attestato de’ sacri ministri della chiesa. Fu poi confermata questa legge da Costantino e dai suoi successori con altri editti. Non ostante la dichiarazione del concilio d’Arles, e la precedente di un romano, tenuto sotto Melchiade papa, ne’ quali fu assoluto Ceciliano vescovo di Cartagine, e condannati come iniqui accusatori i Donatisti, imperversavano tuttavia quegli scismatici; e riuscì loro d’impetrar da Costantino un nuovo giudizio. Partitosi dalle Gallie, dove mai più non ritornò, e venuto a Milano l’Augusto regnante3124, quivi al concistoro suo nel mese d’ottobre si presentarono Ceciliano e le parti contrarie. Volle lo stesso imperadore con carità e pazienza ascoltar tutti ed esaminar tutto; e di nuovo la sentenza riuscì favorevole a Ceciliano, con restar nondimeno più che mai ostinati gli avversarii suoi, e continuar poscia lo scisma per più di un secolo nelle chiese dell’Africa. Se dicono il vero le leggi, da Milano passò Costantino nella Pannonia e Dacia nuova, veggendosi una legge da lui data nel dì 4 di dicembre in Sardica, indirizzata ad Ottaviano conte di Spagna, in cui ordina che i potenti, rei d’avere usurpato le donne, i servi o i beni altrui, o pur colpevoli d’altro delitto, saranno giudicati secondo le leggi ordinarie dai governatori de’ luoghi, senza permettere l’appellazione al prefetto di Roma, e senza bisogno di scriverne all’imperadore. Dovea essere necessaria questa severità per frenare gli abusi di coloro che, per la lontananza della corte e pel vantaggio dell’appellazione, si facevano lecito tutto ciò che loro piaceva. Nè si dee tacere che stando esso imperadore in Arles della Gallia nel mese d’agosto, Fausta sua moglie a lui partorì un figliolo nel dì 7 di quel mese. Aurelio Vittore3125 il chiama Costantino juniore; Zosimo 3126, secondo l’edizion del Silburgio, gli dà il nome di Costanzo. Il Tillemont 3127 ha esaminata tal controversia, ed inclina a crederlo Costantino juniore; nè altro, a mio credere, si dee tenere. Nella edizione di Zosimo fatta da Arrigo Stefano si legge Costantino; ed Eusebio 3128 e l’Anonimo Valesiano3129 decidono questa lite con dire che Costantino juniore fu creato Cesare, siccome vedremo nell’anno seguente; e Zosimo confessa che questo Cesare era nato qualche tempo prima in Arles. Fu egli poscia imperadore.