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Anno 244

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Anno di Cristo CCXLIII. Indizione VI.
FABIANO papa 8.
GORDIANO III imperadore 6.
Consoli

ARRIANO e PAPO.

O nell’anno precedente o in questo l’Augusto Gordiano finì di rimettere sotto il comando suo e della repubblica romana le città perdute della Soria e Mesopotamia2103. Ed allorchè fu a Nisibi, scrisse al senato, ragguagliandolo de’ suoi prosperosi avvenimenti, e che sperava di far una visita al re Sapore nella stessa di lui capitale, cioè in Ctesifonte; che perciò fosse lor cura di far dei sacrifizii e delle processioni, di raccomandar lui agli dii, e di ringraziar Misiteo prefetto e padre suo, perchè dalla buona e saggia condotta di lui egli riconosceva tutta la felicità di quella impresa. Perciò dal senato fu decretato il trionfo a Gordiano, e ch’egli entrasse in Roma con cocchio tirato dagli elefanti, e potesse entrarvi anche Misiteo in carrozza trionfale tirata da cavalli, a cui fu inoltre fatto incidere in marmo l’elogio suo. Ma eccoti ammalarsi Misiteo per una dissenteria, e venir men la sua vita. Fu creduto dai più che Filippo, il qual fu dipoi imperadore, ed avea gran paura della severità di Misiteo, gli affrettasse la morte, coll’aver guadagnati i medici che lo assistevano, e fattogli dare una medicina contraria al di lui bisogno. Lasciò Misiteo erede di tutto il suo la repubblica romana, e se ne morì, e con lui venne anche a morir la fortuna del genero Augusto, perchè rimase senza guida ed appoggio. In luogo suo fu creato prefetto del pretorio il suddetto Marco Giulio Filippo, il quale poco tardò ad aprirsi la strada al trono imperiale colla più detestabil ingratitudine, siccome vedremo all’anno seguente. In questi tempi fiorì Plotino, insigne filosofo platonico, di cui restano molte opere, e la sua vita compilata da Porfirio2104, cioè da un altro celebre filosofo, seguace anch’esso di Platone. Si mise Plotino nell’esercito di Gordiano, allorchè fu per entrar nelle terre di Persia, condotto dal desiderio di conferire i sentimenti suoi coi filosofi persiani, ed era allora in età di trentanove anni.




Anno di Cristo CCXLIV. Indizione VII.
FABIANO papa 9.
FILIPPO imperadore 1.
Consoli

PELLEGRINO ed EMILIANO.

Trovandosi all’anno 249 Marco Emiliano console per la seconda volta, verisimil cosa è ch’egli stesso procedesse console per la prima nell’anno presente. [p. 847 modifica]Alla smoderata ambizion di Marco Giulio Filippo parve poco la dignità di prefetto del pretorio. I suoi voti tendevano all’imperio, e l’arte, con cui egli vi arrivò, fu la seguente2105. Mentre si trovava il romano esercito fra Nisibi e Carre, in procinto di entrar nelle terre de’ Persiani, segretamente fece andare innanzi le navi che portavano i viveri destinati all’armata, affinchè, mancando la sussistenza, nascesse qualche sedizione contra del principe, siccome in fatti avvenne. Si trovavano i soldati in luoghi privi d’ogni sussidio per la bocca; molti di essi erano anche stati guadagnati ed istruiti da Filippo; e però cominciò a trapelare, e poscia a prendere sempre più piede, la mormorazione contra Gordiano, con dire che stava male l’imperio e l’esercito in mano di un giovinetto inesperto, e doversi provvedere di un imperadore che avesse testa e braccio. Passarono i sediziosi fino a chiedere che Filippo fosse posto sul trono. Per quanta resistenza facessero gli amici di Gordiano, convenne cedere al ripiego proposto dagli altri, cioè che Filippo anch’egli fosse dichiarato Augusto, e regnasse come tutore di Gordiano. Così fu fatto. Resta qui molto scura la storia. Fuor che Capitolino, niun altro scrittore fa menzione di questa associazion dell’imperio. Si truovano le leggi date2106 sul principio di quest’anno da Gordiano solo: una di Filippo solo data nel dì 14 marzo si vede. E pur ne comparisce un’altra del medesimo Gordiano solo nel dì 25 di aprile, la cui data dal Doduello2107 è creduta guasta. Pretende il padre Pagi2108 ciò succeduto perchè non andavano insieme d’accordo Gordiano e Filippo, e cadaun comandava e faceva leggi da sè: il che par difficile a credere, perchè tutti e due si truovavano nel medesimo esercito, e bisognava che l’infelice Gordiano stesse di sotto. Capitolino poi si contraddice, scrivendo che Filippo, dopo di aver tolto di vita Gordiano, notificò al senato con sue lettere la di lui morte, come succeduta per malattia, ed insieme la elezion di sè fatta dai soldati; e che il senato, da queste lettere ingannato, il riconobbe per Imperadore. Se prima egli fu dato collega a Gordiano nella dignità imperiale, come non iscrisse allora al senato per ottenerne l’approvazione? Si può perciò dubitare del racconto di Capitolino, ed anche di altre particolarità ch’egli aggiugne. Cioè che non potendo Gordiano sofferire di esser trattato con tanta alterigia dal nuovo suo collega Filippo, uomo vilmente nato dalla pessima gente degli Arabi2109, e salito colle sue furberie tanto alto, quando esso Gordiano era di nobilissima schiatta romana, nipote d’imperadori, ed imperadore prima di lui: montò un dì sul tribunale, assisto da Mezio Gordiano suo parente, creato prefetto del pretorio, e fece un’aringa ai soldati, sperando d’indurli a deporlo, con rappresentare loro la stomachevole ingratitudine di costui. Furono gettate al vento le di lui parole, perchè prevaleva la fazion di Filippo. Fece istanza che fosse eguale fra loro l’autorità, ma ne pur questo ottenne. Si ridusse a chieder di usar solamente il titolo di Cesare: poi di esser prefetto del pretorio; ed in fine di calcare almeno il posto di uno de’ generali, purchè fosse salva la sua vita. Pareva che Filippo si mostrasse inclinato a quest’ultimo partito; ma, riflettendo che un dì o l’altro potrebbe risorgere l’amore portato dal senato e popolo romano, anzi da tutto l’imperio, a questo giovane principe, e che i soldati, ora adirati contro di lui per la fame, non istarebbono sempre del medesimo umore; fece venire alla presenza sua il misero giovane, spogliarlo ed ucciderlo. Certamente non si accorda questo racconto di Capitolino coll’amore ch’egli dice portato da tutti e dai soldati medesimi a Gordiano. E se Filippo [p. 849 modifica]era già imperadore, perchè non provvide tosto alla fame dell’armata? Più perciò verisimile sembra che Filippo fosse non imperadore, ma bensì tutore di Gordiano in luogo di Misiteo, e ch’egli di poi barbaramente all’improvviso il privasse di vita. Giuliano Apostata presso Ammiano Marcellino2110 in una sua aringa scrive, che avendo Gordiano data presso Resena, città dell’Osroena, una rotta al re persiano, se ne tornava vittorioso, quando fu oppresso da Filippo prefetto del pretorio. Non dice da Filippo già creato imperadore. Anche Zosimo2111 lasciò scritto, che trovandosi Gordiano fra Nisibi e Carre, Filippo fraudolentemente lasciò affamare l’esercito, con disegno di abbattere Gordiano, quasichè per colpa di lui avvenisse quel disordine, e di salir egli poscia sul trono: il che gli venne fatto, con restare scannato l’infelice Gordiano. Sembra più verisimile il racconto di questi ultimi scrittori. Pare che la di lui morte accadesse verso il principio di marzo, correndo il sesto anno del suo imperio. Una o due medaglie2112 parlano della di lui tribunizia podestà VII, il che, secondo i conti del Pagi2113, basta a far credere che egli toccasse l’anno settimo dell’imperio. Ma queste possono essere state battute prima che si sapesse la di lui morte in Europa; però il punto non è chiaro, siccome ancora resta dubbiosa la di lui età, che alcuni fanno di diecinove anni, ed altri fino di ventitrè. Fu poi onorevolmente seppellito nel luogo della sua morte il di lui corpo. Eusebio2114 scrive che questo fu portato a Roma. Accordogli il senato gli onori divini. Lo stesso Filippo, per farsi credere innocente del sangue di lui, l’onorava sempre col titolo di divo. Coloro che l’uccisero, tutti poi, per attestato di Capitolino, perirono di mala morte, e vedremo a suo tempo che non andò esente dai gastighi di Dio l’infedele ed ingrato Filippo. Fiorirono sotto Gordiano, Censorino, che scrisse del Giorno Natalizio, ed Erodiano storico, della cui storia mi sono servito in addietro, oltre ad altri scrittori, de’ quali son perite le memorie. Di Filippo, che succedette nel romano imperio, mi riserbo di parlare all’anno seguente.