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Pagina:Annali d'Italia, Vol. 1.djvu/454


Alla smoderata ambizion di Marco Giulio Filippo parve poco la dignità di prefetto del pretorio. I suoi voti tendevano all’imperio, e l’arte, con cui egli vi arrivò, fu la seguente2105. Mentre si trovava il romano esercito fra Nisibi e Carre, in procinto di entrar nelle terre de’ Persiani, segretamente fece andare innanzi le navi che portavano i viveri destinati all’armata, affinchè, mancando la sussistenza, nascesse qualche sedizione contra del principe, siccome in fatti avvenne. Si trovavano i soldati in luoghi privi d’ogni sussidio per la bocca; molti di essi erano anche stati guadagnati ed istruiti da Filippo; e però cominciò a trapelare, e poscia a prendere sempre più piede, la mormorazione contra Gordiano, con dire che stava male l’imperio e l’esercito in mano di un giovinetto inesperto, e doversi provvedere di un imperadore che avesse testa e braccio. Passarono i sediziosi fino a chiedere che Filippo fosse posto sul trono. Per quanta resistenza facessero gli amici di Gordiano, convenne cedere al ripiego proposto dagli altri, cioè che Filippo anch’egli fosse dichiarato Augusto, e regnasse come tutore di Gordiano. Così fu fatto. Resta qui molto scura la storia. Fuor che Capitolino, niun altro scrittore fa menzione di questa associazion dell’imperio. Si truovano le leggi date2106 sul principio di quest’anno da Gordiano solo: una di Filippo solo data nel dì 14 marzo si vede. E pur ne comparisce un’altra del medesimo Gordiano solo nel dì 25 di aprile, la cui data dal Doduello2107 è creduta guasta. Pretende il padre Pagi2108 ciò succeduto perchè non andavano insieme d’accordo Gordiano e Filippo, e cadaun comandava e faceva leggi da sè: il che par difficile a credere, perchè tutti e due si truovavano nel medesimo esercito, e bisognava che l’infelice Gordiano stesse di sotto. Capitolino poi si contraddice, scrivendo che Filippo, dopo di aver tolto di vita Gordiano, notificò al senato con sue lettere la di lui morte, come succeduta per malattia, ed insieme la elezion di sè fatta dai soldati; e che il senato, da queste lettere ingannato, il riconobbe per Imperadore. Se prima egli fu dato collega a Gordiano nella dignità imperiale, come non iscrisse allora al senato per ottenerne l’approvazione? Si può perciò dubitare del racconto di Capitolino, ed anche di altre particolarità ch’egli aggiugne. Cioè che non potendo Gordiano sofferire di esser trattato con tanta alterigia dal nuovo suo collega Filippo, uomo vilmente nato dalla pessima gente degli Arabi2109, e salito colle sue furberie tanto alto, quando esso Gordiano era di nobilissima schiatta romana, nipote d’imperadori, ed imperadore prima di lui: montò un dì sul tribunale, assisto da Mezio Gordiano suo parente, creato prefetto del pretorio, e fece un’aringa ai soldati, sperando d’indurli a deporlo, con rappresentare loro la stomachevole ingratitudine di costui. Furono gettate al vento le di lui parole, perchè prevaleva la fazion di Filippo. Fece istanza che fosse eguale fra loro l’autorità, ma ne pur questo ottenne. Si ridusse a chieder di usar solamente il titolo di Cesare: poi di esser prefetto del pretorio; ed in fine di calcare almeno il posto di uno de’ generali, purchè fosse salva la sua vita. Pareva che Filippo si mostrasse inclinato a quest’ultimo partito; ma, riflettendo che un dì o l’altro potrebbe risorgere l’amore portato dal senato e popolo romano, anzi da tutto l’imperio, a questo giovane principe, e che i soldati, ora adirati contro di lui per la fame, non istarebbono sempre del medesimo umore; fece venire alla presenza sua il misero giovane, spogliarlo ed ucciderlo. Certamente non si accorda questo racconto di Capitolino coll’amore ch’egli dice portato da tutti e dai soldati medesimi a Gordiano. E se Filippo