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Anno 235

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Anno di Cristo CCXXXV. Indizione XIII.
ANTERO papa 1.
MASSIMINO imperadore 1.
Consoli

SEVERO E QUINZIANO.

Altro non abbiam di certo di questi consoli che il loro cognome, e il secondo vien anche chiamato Quintiliano. Ho io prodotta un’iscrizione2008, dove ci comparisce Gneo Pinario Severo console, ma senza poter dire se appartenga all’anno presente. Il Panvinio2009 avea citata un’iscrizione posta per la salute di Lucio Ragonio Urinazio Larcio Quinziano console, credendo che ivi si parlasse del secondo console. Un’altra2010, a lui pure spettante, ho dato io, ma con farmi a credere che questo Quinziano molto prima dell’anno presente fosse sostituito nel consolato. In un altro marmo2011, rapportato anche nella mia Raccolta, s’incontra Tito Cesernio Macedone Quinziano console; ma senza che resti alcun lume se appartenga all’anno presente. Una grande scossa ebbe in quest’anno il romano imperio per la morte del buon imperadore Alessandro, tolto di vita dagli empii ed iniqui suoi soldati. Non se ne sa bene il luogo e la maniera. Lampridio2012 ne fu anch’egli allo scuro, mentre scrive che l’Augusto giovane, trovandosi nella gran Bretagna, da noi chiamata Inghilterra, fu ucciso, e che altri scrissero essere ciò avvenuto nella Gallia in un villaggio appellato Sicila, nel distretto di Magonza, come vuole Eusebio2013, oppure in quel di Treveri. Espone bensì Erodiano2014 con varie particolarità questo avvenimento, ma le circostanze da lui narrate non hanno assai del verisimile. Secondo lui, [p. 811 modifica]Massimino, uffiziale, che avea la cura di insegnar l’arte militare ai soldati di nuova leva, per la maggior parte presi dalla Pannonia, era amato non poco da esse milizie. Sparlavano costoro di Alessandro, come di un principe troppo timoroso, che non lasciava fare alcuna bella impresa contra dei nemici, e stava tuttavia sotto l’ali della madre, donna, secondo essi, intenta solamente ad ammassar danaro, e che colla sua parsimonia rendeva odioso a tutti il figliuolo; essere perciò da eleggersi per imperadore un uomo forte e pratico della guerra, e che meglio premiasse i soldati. Lamentavansi eglino in fatti anche di Alessandro, perchè non profondeva sopra di loro i tesori, siccome aveano praticato Caracalla ed Elagabalo, scialacquatori delle pubbliche sostanze, per guadagnarsi l’affetto delle milizie; e per questo sclamavano contro di Mammea, attribuendo ad avarizia di lei ciò che si negava alla loro insaziabile avidità. Posti dunque gli occhi sopra Massimino, all’improvviso il vestirono di porpora, e l’acclamarono Imperadore. Fosse egli o non fosse consapevole del loro disegno, almen finse di resistere; ma, minacciato colle spade, accettò come forzato l’augustal dignità. Promesso dipoi un grosso donativo, e di raddoppiar loro la provianda, concertò subito la maniera di opprimere Alessandro. Avvisato questi di sì pericolosa novità, tremando, piangendo, e simile ad un furioso, uscì dalla tenda, e raccomandossi a’ suoi soldati, con promettere quanto volessero, purchè il difendessero. Con grandi acclamazioni promisero essi di farlo. Passata la notte, eccoti l’avviso che vengono i soldati di Massimino; e di nuovo Alessandro, uscito in pubblico, implorò l’aiuto de’ suoi, i quali replicarono le promesse; ma, all’arrivo delle truppe di Massimino, lasciatisi sovvertire da lui, il riconobbero anch’essi per Imperadore. Ciò fatto, diede Massimino ordine ai tribuni e centurioni di levar la vita ad Alessandro, a Mammea sua madre e a chiunque si volesse opporre. Fu il barbaro comandamento immediatamente eseguito, e, a riserva di chi era fuggito, tutti rimasero vittima delle loro spade. Così Erodiano. Ma non è probabile che Massimino fosse proclamato Imperadore, perchè si sa ch’egli studiò in tutte le forme di comparir innocente della morte di Alessandro; nè che Alessandro sapesse l’esaltazion di Massimino, nè che dopo tal notizia passasse anche una notte, prima di essere ucciso, perchè o egli sarebbe fuggito, o, avendo tante persone che l’amavano, non è da credere che tutti lo avessero abbandonato. Ha ben più apparenza di verità ciò che scrivono Lampridio2015 e Capitolino2016: cioè che molti de’ soldati, massimamente della Gallia, erano disgustati di Alessandro, perchè egli, avendoli trovati male avvezzati sotto Elagabalo, voleva rimetterli con vigore nell’antica disciplina. E che, segretamente intesisi con Massimino, molti di essi, inviati alla tenda di Alessandro nel dopo pranzo allorchè vi era poca gente ed egli dormiva, il trucidassero colla madre. Comunque ciò accadesse, fuor di dubbio è che il buono, ma infelice imperadore, per mano di que’ sicarii, e con intelligenza e per comando di Massimino, uomo ingratissimo ai tanti benefizii che avea da lui ricevuto, terminò i suoi giorni. Si è disputato da varii letterati, cioè dal padre Pagi, dal Tillemont, dall’abbate Vignoli, da monsignor della Torre e dal padre Valsecchi abbate benedettino, intorno alla di lui età, intorno alla durazion del suo imperio e al giorno della sua morte. Credesi con più probabilità ch’egli fosse ucciso non nel marzo, ma nella state dell’anno presente, in età di ventisei anni e di alquanti mesi, e non già di 29 anni, mesi 3 e giorni 7, come ha il testo, che si tiene per iscorretto, di Lampridio; e dopo [p. 813 modifica]tredici anni ed alquanti giorni o pur mesi d’imperio. A me non convien di entrare in sì fatte dispute, bastando al lettore d’intendere ciò che più importa al filo della storia. Intanto le ammirabili cose da noi udite di questo novello Alessandro, tanto più degne di stupore e di lode, quanto che operate da un sì giovinetto Augusto, in cui lo stesso Erodiano, che pur gli è poco favorevole, altro non seppe trovar di difetto, se non la troppa dipendenza da sua madre, ci han già fatto detestare l’esecrabil azione di Massimino, o pure di que’ barbari soldati che gli tolsero la vita contra tutte le leggi umane e divine, e ci danno a conoscere qual grave perdita fecero in lui il senato e popolo romano, e tutte le provincie del romano imperio. Un fulmine, che scoppiasse contra di ognuno, parve l’avviso della sua morte. Se ne mostrò dolente, in apparenza, fin lo stesso Massimino, e volle che nella Gallia gli fosse alzato un magnifico monumento2017. Più riguardevole fu l’altro che il senato gli fece fabbricare in Roma, dove furono portate le sue ceneri, e dove non mancarono nè a lui nè a Mammea sua madre gli onori divini, coll’assegno di alcuni sacerdoti: e gran tempo durò in Roma la festa nel dì natalizio di lui e di sua madre. Gli stessi soldati, e fin quelli ch’egli avea cassati in Soria, tagliarono poscia a pezzi quegli assassini che si erano bagnate le mani nel di lui sangue: segno che non lo aveano abbandonato, come vuole Erodiano, ma che improvvisa dovette essere l’uccisione di lui. Fu da molti scritta la vita di questo insigne Augusto; e Lampridio cita quella di Settimio, Acolio ed Encolpo, che oggidì perdute, servirono a lui da scorta per tramandarci le notizie che abbiamo di esso imperadore. Verisimilmente, se non si fossero perduti tanti libri della storia nobilissima di Dione Cassio, sebben presso Sifilino egli poco parla delle azioni di Alessandro, noi avremmo qualche altro lume del suo governo: governo incomparabile, perchè, oltre all’esser egli stato di gran mente e di ottima intenzione, volle sempre nel suo consiglio i più saggi, i più giusti e disinteressati senatori e giureconsulti che allora si trovassero. Ma a questo adorabil regnante, degno di lunghissima vita, succedette Massimino di carattere tutto contrario, dedito solamente alla crudeltà, e, fuorchè dai soldati, universalmente odiato ed abborrito qual manigoldo del migliore di tutti i principi. Da che costui, tolto di mezzo il buon Alessandro, fu proclamato Imperadore, partecipò al senato l’elezione sua. Bisognò approvarla, perchè non si potea di meno, avendo egli dalla sua le forze maggiori del romano imperio. Non sappiamo se da sè o pure se per decreto del senato egli prendesse la podestà tribunizia e il titolo di padre della patria, che non fu mai sì indegnamente impiegato che questa fiata. E se immenso fu il dolore de’ Romani e degli altri popoli, perchè privati di un ottimo Augusto, questo molto più crebbe, perchè un uomo pessimo a lui succedeva, il quale dal secolo d’oro fece in breve passare ad un secolo di ferro l’imperio romano. Ma l’ambizione, che cotanto lo acciecò, siccome vedremo, ebbe dopo tre anni il meritato supplizio. Chi fosse Massimino, e quale nella privata fortuna, mi riserbo io di esporlo all’anno seguente. Nel presente trovandosi san Ponziano papa in esilio2018 per la fede di Gesù Cristo, gloriosamente compiè il suo pontificato, ed in vece sua fu eletto Antero, e posto nella sedia di san Pietro.