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Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/161

Anno 161

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Anno di Cristo CLXI. Indizione XIV.
ANICETO papa 12.
MARCO AURELIO il filosofo imperadore 1.
LUCIO VERO imperadore 1.
Consoli

MARCO AURELIO VERO CESARE per la terza volta, e LUCIO VERO AURELIO COMMODO per la seconda.

Promosse Antonino Pio Augusto al consolato di quest’anno i due figliuoli adottivi, cioè Marco Aurelio Cesare e Lucio Commodo. Coi soli suddetti nomi aprirono essi l’anno, come consta ancora da un’iscrizione del Grutero1194. Ma perchè sopravvenne dipoi la morte del padre, ed amendue furono dichiarati imperadori Augusti; perciò si truovano iscrizioni fatte dopo essa morte, nelle [p. 523 modifica]quali son chiamati Consoli insieme ed Augusti. In due leggi del codice di Giustiniano si trova quest’anno notato Divis Fratribus Augustis Consulibus. E fin qui avea Antonino Pio con mirabil saviezza, e con procurar sempre la felicità de’ popoli, governato il romano imperio. Venne la morte a privar di sì buon principe i sudditi, allorchè egli entrato nell’anno sessantesimoterzo della sua età, ne avea già passato cinque mesi e mezzo1195. Trovavasi egli in Lorio sua villa, dodici miglia lungi da Roma, ed avendo nella cena mangiato del formaggio alpino più del dovere1196, la notte lo rigettò, e fu sorpreso dalla febbre. Sentendosi nel terzo giorno aggravato dal male, alla presenza de’ capitani delle guardie raccomandò a Marco Aurelio, suo figliuolo adottivo e genero, la repubblica e Faustina sua figlia, moglie di lui. Fece anche passare alla di lui camera la statuetta d’oro della Fortuna, che soleva sempre stare in quella degl’imperadori. Quindi, dopo di aver dato il nome delle sentinelle al tribuno di guardia, cioè Tranquillità dell’animo, farneticando alquanto, andava parlando del governo e dei re, co’ quali era in collera (uno di essi è da credere che fosse il re dei Parti), e poi quietatosi, come se dormisse spirò l’anima, per quanto si crede, nel dì 7 di marzo. Avea egli prevenuto questo colpo, con fare il suo testamento, in cui lasciò tutto il suo patrimonio privato alla figliuola, e legati proporzionati a tutta la sua servitù. Dalle lagrime di ognuno fu accompagnato il suo funerale; il corpo suo collocato nel mausoleo di Adriano; e, secondo gli empii riti del paganesimo, furono decretati a lui dal senato gli onori divini, templi e ministri sacri. Restò tal memoria delle mirabili virtù, e dell’ottimo governo di questo imperadore, che, per lo spazio di quasi un secolo, il popolo e i soldati parea che non sapessero amare e rispettare un imperadore, s’egli non portava il nome di Antonino, come si usò di quello di Augusto: quasi che dal nome e non dai fatti dipendesse l’essere un principe buono. Noi siam per vedere che lo presero anche degl’imperadori cattivi. Nè si dee tralasciare che Gordiano I, fatto imperadore nell’anno dell’era Cristiana 237, quando era giovane1197, compose un poema molto lodevole, intitolato Antoniniade, dove espose tuttavia la vita, le azioni e le guerre di esso Antonino Pio, e di Marco Aurelio Antonino suo successore. Capitolino attesta di averlo veduto a’ suoi dì; ma noi ora indarno lo desideriamo. Fiorirono ancora sotto questo imperadore le lettere, e fra gli altri in gran riputazione furono Appiano Alessandrino, delle cui storie ci restano alcuni libri; Tolomeo, di cui abbiamo trattati di astronomia e di geografia; Massimo Tirio, filosofo platonico, del quale tuttavia si conservano i Ragionamenti1198. Ma si son perdute l’opere di Calvisio Tauro di Berito: di Apollonio da Calcide, filosofo stoico; di Basilide da Scitopoli, filosofo anch’esso; di Erode Attico; di Callinico storico; di Frontone insigne oratore romano, e di altri ch’io tralascio. Han creduto alcuni che Giustino storico, da cui furono ridotte in compendio le storie di Trogo Pompeo, vivesse in questi tempi; ma l’hanno creduto senza alcun fondamento. Sappiamo bensì di sicuro, che allora fiorì s. Giustino, insigne filosofo e martire cristiano. Resta tuttavia un antico itinerario attribuito da alcuni al medesimo Antonino Pio Augusto; ma il Wesslingio, che con erudite annotazioni ha illustrata quell’opera, fa conoscere quanto ne sia incerto l’autore. Ad Antonino Pio succederono nell’imperio Marco Elio Aurelio Antonino, soprannominato il filosofo, e Lucio Elio Aurelio Commodo, appellato poi Vero, amendue [p. 525 modifica]di lui figliuoli adottivi, e consoli nell’anno presente. Abbiamo già accennato che Marco Aurelio fu prima nomato Annio Vero, e nacque nell’anno 121 nel dì 26 di aprile. Adriano Augusto, che per qualche lato era di lui parente1199, all’osservare in lui giovinetto un animo grande, un sommo rispetto ai suoi maggiori, un bel genio alle lettere, ma sopra tutto l’inclinazione sua alla filosofia morale, e non già solamente per mettere nella testa i di lei documenti, ma per praticarla co’ fatti; ne concepì un tal amore e stima, che gli passò per pensiero di lasciare a lui, morendo, l’imperio. Tuttavia, perchè non gli parve per anche la di lui età capace di portare un sì grave fardello, elesse poi per suo successore Antonino Pio, ma con obbligarlo ad adottare esso Annio Vero, il quale per tal adozione assunse il nome di Marco Elio Aurelio Vero, ed insieme con lui Lucio Cejonio Commodo, figliuolo di Lucio Elio Cesare, che fu poi nominato Lucio Elio Aurelio Vero. Quanto a Marco Aurelio, divenuto ch’egli fu imperadore, comunemente fu chiamato Marco Aurelio Antonino, o pure Marco Antonino, distinguendosi dal suo predecessore pel solo prenome di Marco, perchè Antonino Pio portava quello di Tito. Molto ancora è conosciuto questo Augusto col soprannome di Filosofo, dall’essersi egli applicato di buon’ora allo studio della filosofia stoica, di cui scrisse ancora alcuni libri, che tuttavia abbiamo, dove egli parla delle cose sue, esponendo ciò che avea imparato, e producendo le riflessioni sue intorno alle azioni umane, alle virtù, ai vizii1200. Ottimi maestri ebbe Marco Aurelio nello studio dell’eloquenza, della poesia e dell’erudizione; ma egli stesso confessa di non avere avuto assai talento per risplendere in sì fatti studi, e ringrazia Dio di non essersi perduto, come i sofisti, in far dei bei discorsi, in formar de’ sillogismi, e in contemplare le stelle. Diedesi egli alla conoscenza delle leggi sotto Lucio Volusio Meciano, valente giureconsulto; e questa poi gli servì assaissimo, allorchè imperadore ebbe da far giustizia. Il suo naturale serio, grave, tranquillo e lontano dalle inezie anche nell’età più verde, e il suo genio solamente rivolto al buono e al meglio, per tempo il portarono allo studio, all’amore e alla professione della filosofia de’ costumi. Studio, il quale volesse Dio che fosse più in onore e più in pratica a’ giorni nostri! Nell’età di dodici anni egli prese l’abito de’ filosofi, cioè il mantello alla greca, e fece, per così dire, il suo noviziato con darsi ad una vita sobria ed austera, sino ad avvezzarsi a dormire sulla nuda terra. Per le instanze di Domizia Calvilla sua madre si ridusse poi a dormire in un piccolo letto, coperto nel verno con alcune pelli. Si protesta egli obbligato a Dio di aver così per tempo amata la filosofia, e imparato a mortificar le sue voglie e passioni, perchè ciò il tenne lungi da’ vizii, e fece ch’egli anche giovanotto conservasse la castità, e molto più da lì innanzi: cosa ben rara fra i Gentili, professori d’una religione falsa e fomentatrice degli stessi vizii. Giuliano Apostata1201, che tagliò i panni addosso a tutti gli Augusti suoi antecessori, quando arriva a Marco Aurelio, altro non ne fa che un elogio, e cel dipinge con faccia dolcemente seria, e con barba folta e mal pettinata, con abito semplice e modesto. Furono suoi maestri nella filosofia peripatetica Claudio Severo, che vedremo console in breve; nella stoica amata da lui sopra le altre, Apollonio da Calcide, Sesto da Cheronea, nipote di Plutarco, Giunio Rustico, Claudio Massimo, Cinna Catullo, Basilide Arriano ed altri1202. Sul principio de’ suoi libri, perchè egli sapeva prendere il buono di tutti, e lasciare il cattivo, va ricordando quali buone ed utili massime avesse [p. 527 modifica]imparato da cadaun d’essi, e da Antonino Pio suo padre per adozione, e da vari altri o grammatici, o oratori, o filosofi, fra’ quali specialmente amò ed ascoltò il suddetto Giunio Rustico1203. Abbiam da Capitolino, che Marco Aurelio, allorchè gli morì un di coloro che aveano avuta cura della sua educazione, ne pianse; e perchè i cortigiani si facevano beffe di questa sua tenerezza di cuore, Antonino Pio Augusto disse loro: Lasciatelo fare, perchè anche i saggi sono uomini; nè la filosofia, nè l’imperio estinguono gli affetti nostri. Da tutti questi maestri apprese Marco Aurelio qualche cosa di profittevole per ben vivere, badando ai lor documenti o all’esempio loro: con che giovane ancora si avvezzò a tenere in freno il corpo, menando una vita dura, fuggendo ogni delizia, leggendo, faticando, e attendendo agli affari occorrenti. Con così bel preparamento adunque, e con tale corteggio di virtù fu Marco Aurelio adottato per figliuolo da Antonino Pio, e divenne suo genero, con isposar Faustina, unica figliuola di lui, da cui ebbe poi varie figliuole. Essa in questo medesimo anno, dacchè il marito era divenuto imperadore, gli partorì due gemelli nel dì 31 d’agosto, l’uno de’ quali fu Commodo, figliuolo indegno di sì buon padre, e che avrà luogo fra gli abbominevoli Augusti. Altri maschi nacquero da tal matrimonio, ma niun d’essi sopravvisse al padre. Dappoichè ebbe Antonino Pio fatto fine alla sua vita, il senato dichiarò imperadore Augusto il solo Marco Aurelio; ma egli con un atto di magnanimità, che non avea, e non avrà forse esempio, benchè Lucio Elio Commodo non fosse a lui attinente per alcuna parentela di sangue, ma solamente per titolo di adozione gli fosse fratello; pure il volle1204 per suo collega nello imperio, e gli conferì i titoli d’Imperatore e d’Augusto, e la podestà tribunizia e proconsolare; il che fu cosa non più veduta; cioè due Augusti nel medesimo tempo. Ritenne per sè il pontificato massimo, e il cognome di Antonino, cedendo a lui il suo proprio, cioè quello di Vero; di modo che egli da lì innanzi fu appellato1205 Marco Aurelio Antonino, e l’altro Lucio Aurelio Vero, o Lucio Vero. Il dirsi da Dione1206, o pur da Zonara1207, che Marco Aurelio s’indusse a risoluzion tale, perchè egli era debile di complessione, e voleva attendere ai suoi studi, laddove Lucio Vero era giovane robusto, e più atto alle fatiche della milizia, nol so io credere vero. Se Marco Aurelio non si attentasse a fare il mestier della guerra, e si perdesse fra i libri, lo vedremo andando innanzi. Aristide1208, famoso sofista di questi tempi, in una delle sue orazioni, esalta forte, come un’azione la più grande che potesse mai farsi, l’avere Marco Aurelio spontaneamente, e senza far caso de’ figliuoli che poteano nascere da Lucio Vero, voluto eleggerlo per suo collega nell’imperio. Egli sì dice il vero. La virtù sola di Marco Aurelio e la sola grandezza dell’animo suo potè giungere a tanto; e la virtù quella fu che fece poi camminar concordi questi due fratelli Augusti, benchè in Lucio abbondassero i difetti, siccome diremo. A lui promise ancora1209 Marco Aurelio in moglie Lucilla sua figliuola, non per anche atta alle nozze, che vedremo effettuate a suo tempo. Andarono poscia amendue questi Augusti al quartiere de’ soldati pretoriani, promisero ad essi il consueto regalo, e agli altri soldati a proporzione. Vicena millia nummum singulis promiserunt militibus, si legge nel testo di Capitolino. Temo io dello sbaglio in sì fatta espressione, perchè vien creduto che sieno quattrocento scudi romani per testa: somma, che a’ dì nostri fa paura, perchè si trattava di [p. 529 modifica]molte migliaia di soldati. Che anche al popolo toccasse il suo congiario si raccoglie dalle medaglie1210. Oltre a ciò il donativo del frumento, che si faceva ai fanciulli e alle fanciulle de’ poveri cittadini romani, fu steso da loro a quei che nuovamente erano venuti ad abitare in Roma, se pur non vuol dire lo storico1211, che accrebbero per l’Italia il numero de’ fanciulli e delle fanciulle, che, per istituzione di Nerva, Trajano e Adriano, partecipavano della cesarea liberalità.