Alcune lettere familiari/Al medesimo V

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al medesimo.


Il signor Francesco Bogliano, il quale ritornando dal porto si è posalo in Savona, hammi confermato che V. S. dello stomaco è grandemente ristorato. Io ne ho presa contentezza, ma ricordovi che somiglianti mali fanno siccome le fiere de’ mercadanti, cioè hanno loro ritorno. Ella dunque si governi, non da sano ma da uomo il quale voglia risanare. Hammi dato a leggere una canzone del signor Fulvio Testi simigliante di tessitura ad alcune mie, ma di bellezza e di pregio poetico molto dissimigliante. Veggo che voi altri giovani via più guadagnato la grazia delle Muse, ed a ragione: veramente io godo vedendo sorgere coltivatori eccellenti delle belle piaggio del Parnaso, paese da me con grande diletto per un tempo preso per mia dimora, ed io ho conforto che altri onori egregiamente que’ luoghi, ne’ quali io già ricercava onore. V. S. dee essere fra’ cordogli della reina Cartaginese1, e dee piangere perchè altri canti, onde poi di si fatto piangere e cantare cotesta nobiltà si rallegri. V. S. mi disse che non è senza melanconia, e che però spera di poetar bene. Io non sono con lei: uomo pensoso io stimo che sia acconcio a poetare, il melanconico non stimo acconcio nè a ciò, nè ad altro, ma per la loro vicinanza queste passioni fanno pigliarsi in iscambio. Gl’Innocenti2 io vedrei volontieri, siccome ho veduto ogni componimento di quel signore al quale le Muse liberalmente diedero il latte delle loro mammelle più che a niuno del nostro secolo. E questo è quanto io posso ragionare seco per la opportunità del portatore. Oggi il caldo si è fatto sentire, e spero che continuerà; del che io non mi lagno, perché la vecchiezza tempera l’estate. E qui faccio riverenza alle mie signore. Ed a V. S., e a tutti cotesti signori miei bacio le mani.

Di Savona, li 15 luglio, 1633.

  1. Forse allora in Genova si rappresentava sulle scene la Didone.
  2. Il Poemetto del cav. Marini: La Strage degl’Innocenti.