Geografia (Strabone) - Volume 3/Libro V/Capitolo I

Capitolo I

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Strabone - Geografia - Volume 3 (I secolo)
Traduzione dal greco di Francesco Ambrosoli (1832)
Capitolo I
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DELLA

GEOGRAFIA

DI STRABONE




LIBRO QUINTO




CAPO PRIMO


Descrizione generale dell’Italia. — Sua denominazione e figura. — Della catena delle Alpi. — Ampiezza della Celtica (o Gallia) Cisalpina. — Figura del restante d’Italia. — Estensione del mare Adriatico. — Estremità meridionale dell’Italia. — Degli Apennini.

Alle radici delle Alpi è il principio di quella regione che ora chiamasi Italia: perocchè gli antichi dissero Italia soltanto l’Enotria, dallo stretto della Sicilia sino [p. 6 modifica]al golfo di Taranto ed al Posidoniate1; ma prevalse poscia qnel nome, e stendendosi fino alle radici delle Alpi, comprese la Ligustica che va lungo il mare dai confini tirreni al fiume Varo, ed anche l’Istria fino a Pola. E forse avvenne ch’essendo in buona fortuna i primi detti Itali, comunicassero il proprio nome anche ai vicini; e così s’andasse allargando fino ai tempi della dominazione romana. Più tardi poi, quando i Romani concedettero agl’Italiani il diritto di cittadinanza, stimarono conveniente d’impartire siffatto onore anche ai Celti al di qua dalle Alpi, ed agli Eneti2, denominandoli tutti Italiani e Romani: oltrechè fondarono in diversi tempi varie colonie, delle quali non si potrebbero facilmente trovar le migliori3.

Non è facile abbracciare sotto una sola figura geometrica tutta quella che ora nomasi Italia. Pure alcuni dicono ch’essa è un promontorio triangolare rivolto al mezzogiorno ed al levante d’inverno, sicchè tiene il vertice allo stretto di Sicilia, ed ha per base le Alpi4 … Io sono d’accordo quanto alla base ed all’uno dei lati, a quello cioè ch’è bagnato dal mar tirreno e finisce allo Stretto. Ma triangolo propriamente si [p. 7 modifica]chiama una figura rettilinea, e qui invece e la base ed i lati son curvilinei; sicchè qualora dovesse concedersi che l’Italia abbia la figura di un triangolo, bisognerebbe aggiungere però, che questo triangolo nella base e nei fianchi si descrive da linee curve; poi ammettere altresì che uno di questi lati si piega verso il levante. Ancora non si può dire con precisione un sol lato quello che dal seno dell’Adria corre fino allo Stretto; perocchè lato diciamo una linea senz’angoli, e senz’angoli è quando in tutte le sue parti o non devia punto o devia sol qualche poco dal retto. Ma la linea che va da Arimini al promontorio Iapigio5, e quella che dallo Stretto viene fino a questo promontorio hanno direzione molto diversa: e lo stesso è, per quanto mi pare, di quelle che partonsi dal fondo del golfo Adriatico e dal promontorio Iapigio; giacchè incontrandosi verso Arimini e Ravenna fanno angolo, o se non un angolo propriamente detto, almeno una notabile curva. Però quando bene la spiaggia che dal fondo dell’Adria va fino al promontorio Iapigio volesse considerarsi come un sol lato, non dovrebbe dirsi rettilineo; e il restante poi che dal promontorio Iapigio va fino allo Stretto descriverebbe un altro fianco, e nè questo pure diritto. Quindi l’Italia somiglierebbe ad una figura di quattro lati anzichè di tre; nè potremmo dirla triangolare se non se impropriamente: ma egli è il meglio confessare che di quelle figure le quali non sono geometriche non è facile dare un’esatta descrizione. Considerando poi [p. 8 modifica]le singole parti diremo, che le radici delle Alpi corrono per una linea curva e sinuosa colla concavità rivolta all’Italia. Il centro poi di questa sinuosità è nel paese dei Salassi6; e le estremità danno volta da un lato fino all’Ocra ed al fondo del golfo Adriatico, dall’altro verso la spiaggia ligustica fino a Genova, emporio dei Liguri dove i monti Apennini si congiungono colle Alpi.

Sotto alle Alpi trovasi subitamente una ragguardevol pianura che ha due mila e cento stadii così per larghezza, come per lunghezza. Il suo fianco meridionale è chiuso dalla spiaggia degli Eneti e da quei monti Apennini che stendonsi fino ad Arimini e ad Ancona. Perocchè questi monti partendosi dalla Ligustica, entrano nella Tirrenia, lasciando fra sè ed il mare un’angusta spiaggia; s’internano poscia fra terra, e quando son giunti al territorio di Pisa convertonsi verso l’oriente e verso il mar d’Adria fino alle vicinanze d’Arimini e d’Ancona, congiungendosi ad angolo retto colla spiaggia degli Eneti. Da questi confini pertanto è chiusa la Celtica al di qua dalle Alpi; e la lunghezza della sua spiaggia congiunta coi monti è di sei mila e trecento stadii; e la larghezza è di poco meno che mille.

Il restante poi dell’Italia è angusto ed oblungo, e riesce in due promontorii, l’uno dei quali va allo stretto di Sicilia, l’altro al capo Iapigio; e da un [p. 9 modifica]lato la cinge il mar d’Adria, dall’altro il mar tirreno. Ed è l’Adriatico così di forma come di grandezza uguale a quella parte d’Italia ch’è circoscritta dai monti Apennini e dai due mari fino alla Iapigia ed all’istmo ch’è fra il golfo di Taranto ed il Posidoniate: perocchè la maggiore ampiezza è nell’uno e nell’altra di circa mille e trecento stadii, e la lunghezza è poco meno di sei mila. Quello poi che rimane dell’Italia l’occupano i Brezii ed i Leucani7.

Dice Polibio che la spiaggia marittima dalla Iapigia fino allo Stretto, chi la misuri per terra, è di tre mila stadii; ma che per mare se ne contano cinquecento di meno: tutta poi quella spiaggia è bagnata dal mar di Sicilia.

I monti Apennini dopo essersi spinti fino ai dintorni d’Arimini e d’Ancona, ed aver quivi attraversata l’Italia da mare a mare, danno volta di nuovo e tagliano tutta la regione pel lungo. E fino ai Peucezii ed ai Leucani non si disgiungono molto dall’Adriatico; ma venuti a questi ultimi, declinano un poco più verso l’altro mare: e il rimanente passando per mezzo ai Leucani ed ai Brezii finisce alla così detta Leucopetra di Regina8.

Queste cose pertanto siano dette così in generale intorno a tutta quella regione che al presente dicesi Italia: ora ripigliando la nostra descrizione faremo prova di parlare di ciascuna sua parte separatamente; e innanzi tutto di quelle che sono sotto le Alpi.

  1. Il Golfo di Salerno.
  2. I Veneti.
  3. Ὦν οὐ ῥᾴδιον εἰπεῖν ἀμείνους ἑτέρας.
  4. Gli Edit. franc. non considerano questi puntini come una lacuna, ma come una reticenza dell’Autore che non volle riferir tutto intiero il testo di Polibio, da cui è tolta la descrizione dell’Italia qui in parte riferita.
  5. Da Rimini al Capo di Leuca.
  6. La Valle d’Aosta. — L’Ocra poi, già menzionata nel libro precedente, è la parte più bassa delle Alpi.
  7. Quei di Calabria e della Terra di Otranto.
  8. Al Capo dell’armi nel territorio di Reggio.