Tre libri dell'educatione christiana dei figliuoli/Libro II/Capitolo 94

Libro II - Capitolo 94

../Capitolo 93 ../Capitolo 95 IncludiIntestazione 31 agosto 2009 25% cristianesimo

Libro II - Capitolo 93 Libro II - Capitolo 95


[p. 90r modifica]

Dell’adornarsi delle donne in particulare. Cap. XCIV.

È mia intentione (si come altrove ne ho fatto avvertito il nostro padre di famiglia) che i ricordi che si danno per i figliuoli maschi si devono anchora proportionatamente intendere delle femine; per il che le cose dette di sopra hanno a servire non meno per la education loro, che per quella de’ figliuoli, quanto allo stato, et alla conditione del sesso si conviene. Ma perche il presente ragionamento è de gli ornamenti vani et superflui (abuso commune delle donne) per tanto mi è parso di toccarne qualche cosa in particulare in questo luogo. Io non voglio per hora entrare a disputare se l’ornarsi, et abbellirsi, che le donne communemente fanno, sia peccato grave, ò leggieri, et come et quanto sia, ò non sia degno di escusatione, il qual giuditio lascio alla bilancia, et alla definitione de’ sacri Theologi, et de i savii et dotti confessori; dirò solo, che gli antichi padri, ne i quali riluceva congiuntamente somma dottrina con santità di vita, riprendono conformemente le donne di questo abuso, tra i quali san Gio. Chrisostomo Vescovo di cosi gran Città, et cosi principale come Constantinopoli, et huomo grandemente esercitato nel governo delle anime , invehisce in molti luoghi de i suoi divini sermoni, contra questa licenza de gli ornamenti, et de i belletti; cosa che a i nostri tempi, et spetialmente da pochi anni in qua, in molte Città d’Italia è cresciuta tanto, che havrebbe bisogno non solo di privata buona educatione, ma di publico rimedio. Riprende quel Santo le donne che si dipingono la faccia di varii colori, non contente della forma che loro ha Iddio data, come se fossero migliore artefice, et sapessero, et potessero correggere l’opre di Dio; dimostra che la bellezza è cosa inutile, et pericolosa, et piena di molestie; perchè facilmente, dove ella si ritrova, dà occasione, se non è accompagnata da grandissima honestà, che se ne creda, et se ne ragioni male; et il marito istesso ne vive in gelosia, et pieno di amaritudine, sapendo i molti insidiatori della pudicitia, et maggiormente quando la donna co’l [p. 90v modifica]troppo adornarsi dà giusta materia di sospettare al marito; percioche quel benedetto Santo non admette quella scusa che molte donne sogliono mettere avanti, dicendo che si adornano per piacere à i proprii mariti, che di quelle che si adornano per piacere a gli stranieri, non occorre ragionare, poi che queste chiaramente sono reti del diavolo, et se bene non allacciassero alcuno, la loro corrotta intentione le condanna nel cospetto di Dio; ma parlando delle prime, si ride il Santo di quella mal composta ragione; percioche, dice egli, gli ornamenti, le giogie, et gli odori, et le altre vanità si depongono nel ritornare a casa, et noi considerando questa istessa sentenza per un’altro verso, possiamo dire, che allhora le donne con maggior studio, et più artificiosamente si adornano quando vanno alle feste, a i spettacoli, et a i luoghi ove concorre moltitudine di spettatori, et dove bene e spesso non è il proprio marito. Ma oltra che questa scusa è insufficiente, et falsa per lo più, dimostra più oltra Chrisostomo, che le povere donnicciuole molto s’ingannano, et procurano, non se ne accorgendo, il danno di lor medesime, insegnando appunto al marito à non le amare, mentre cercano con l’adornarsi, et colorirsi esser maggiormente amate. Et perche meglio s’intenda la verità di questo paradosso, voglio recitar in nostra lingua le formali parole del Santo, dice adunque parlando alle donne:

Di gratia non insegnamo a i mariti di non considerare, et non attendere ad altro che al viso, percioche come cominciarà a compiacersi il tuo marito dello studio dell’adornarsi, molto presto restarà preso dalle vaghezze, et dal viso di una meretrice, come quello che è avvezzo ad amar il viso. Ma se per contrario gli insegnarai ad amar nella moglie i buoni costumi, et una venustà piena di modestia, et di gravità, non si volgerà facilmente alle meretrici, percioche in esse non si ritrovano queste qualità, ma tutto il contrario; non insegnare a tuo marito a lasciarsi ingannare da un riso suave, nè a restar preso dall’andar molle, et lascivo, altrimenti gli somministrarai armi contro te stessa; ammaestralo a dilettarsi della castità, et quello che segue. Hor, come di sopra si cominciò a dire, pieni sono i libri de’ santi Dottori antichi di querele, et di riprensioni de gli immoderati ornamenti delle donne; ma non è necessario riferirli in questo luogo, et assai ci deve bastare la dottrina de i due gloriosissimi Apostoli, et maestri del mondo Pietro, et Paolo; il primo de i quali eshorta le donne a cercar di piacere a i mariti loro, non con treccie et acconciamenti di capo, con oro et gemme, et con veste vagamente ornate, ma con santa conversatione. Et l’altro scrivendo a Timoteo dice cosi propriamente: Le donne siano in habito composto, adornandosi [p. 91r modifica]con modestia, et sobrietà, non con ricci, et oro et perle, a veste pretiose, ma come conviene a donne, che per le opere buone promettono pietà, et religione.