Tre libri dell'educatione christiana dei figliuoli/Libro II/Capitolo 73

Libro II - Capitolo 73

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DELL’HONORE DEBITO A I SUPERIORI TEMPORALI.

Hor tutto quello che detto habbiamo in sin qui dell’honore, et riverenza, che si deve a i padri spirituali, et superiori Ecclesiastici, et come si deve prestar loro obedienza, et aiuto, et non giudicare ne mormorare di loro, et se altra cosa a questa maniera appertiene, tutto dico, si ha da intendere proportionatamente de i magistrati, et principi et superiori temporali, verso i quali quanto debbiamo esser ossequenti, et pronti ad obidirli, tutte le scritture sante ne sono piene. San Paolo scrivendo a Tito diceva cosi: Admone illos principibus, et potestatibus subditos esse, dicto obedire etc. cioè ammonisci i fideli che sono sotto la cura tua, che siano soggetti ed obedienti a i principi, et alle potestà. Et nella Epistola ai Romani discorre lungamente di questo, dimostrando che le superiorità, et preminenze de’ magistrati, et dei principi, et l’autorità che hanno sopra i popoli, è da Dio, onde chi resiste loro, resiste alla dispositione divina, et più volte gli chiama ministri di Dio, et commanda, che si rendano loro i tributi, et le gabelle prontamente, et ogni debito honore, et timore. Et è da notare che in quei tempi il popolo christiano era sotto l’Imperio de’ principi infideli, et nondimeno i maestri nostri santi Apostoli, persuadevano con tanta efficacia che stessero i fideli sotto l’obedienza loro, con ogni soggettione, et non è maraviglia, percioche cosi havevano imparato da Christo Signor nostro, quando disse, rendete a Cesare, quello ch’è di Cesare, et a Dio, quello ch’è di Dio, quanto più adunque si deve ogni rendimento di honore, et di ossequio a i principi christiani? E questo un punto di grande importanza per il bene, et per la tranquillità publica, et però deve il buon padre usar ogni sollecitudine, et industria, per formare anchora in questa parte l’animo del giovanetto, si ch’egli riconosca nel principe non so che di divino, et di sacrosanto, perilche in alcune solennità, quando il principe si mostra al popolo in maggior maestà, potrà il padre condurre il figliuolo à vederlo, mostrandoglielo con lieto viso, come padre, et benefattore, narrandogli anchor poi secondo sarà capace, quanto obligo si debbia haver à colui, che administra la giustitia, conservando à ciascuno il suo, et difendendoci dalle ingiurie, et dalle violenze, procurandoci pace, et abondanza, et in somma ogni bene di questa vita commune, et civile, perilche è ben giusto, che in ricompensa di tante fatiche, se gli renda obedienza, et ogni Cittadino sia disposto talmente, che dopo Iddio non habbia cosa più cara ne più veneranda, che la vita, et l’autorità del Principe; et quanto prontamente si offeriscono le membra ad ogni pericolo, per la conservatione del capo, tanto conviene, che ogni particular cittadino faccia ne più ne meno, per il Principe, persuadendosi che senza la salute del capo, non possono essere salve le membra. Et perche un buon principe è un dono singulare di Dio, si come all’incontro talhora permette Iddio i principi acerbi, per i peccati de’ popoli, per tanto la santa Chiesa ci ha insegnato à pregar per loro, acciò reggano il popolo di Dio con giustitia et con pace, la onde san Paolo scrivendo a Timoteo lo ammonisce che si facciano orationi, et preghiere per i Rè, et per tutti quelli che sono posti in altezza, et Signoria, acciò dice l’Apostolo, possiamo menar vita quieta, et tranquilla in ogni maniera di pietà, et santità. Buono adunque et laudabile instituto sarà del padre di famiglia avvezzar i figliuoli a render a i superiori questa spetie di honore veramente christiana, cioè di pregar Dio per la vita, et salute loro, et per il buono stato et felice reggimento publico, acciò salvo il nocchiero la nave si conduca prosperamente in porto.