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Trattato della pittura – Parte quarta

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Trattato - Parte terza Trattato - Parte quinta

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PARTE QUARTA.


DE’ PANNI E MODO DI VESTIR LE FIGURE CON GRAZIA

E DEGLI ABITI E NATURE DE’ PANNI.



517. De’ panni che vestono le figure.


I panni che vestono le figure debbono mostrare di essere abitati da esse figure. Con breve circuizione mostrare l’attitudine e moto di tali figure e fuggire le confusioni di molte pieghe, e massime sopra i rilievi, acciocchè sieno cogniti.


518. Delle maniere rotte o salde de’ panni che vestono le figure.

I panni che vestono le figure debbono avere le pieghe salde o rotte secondo la qualità del panno sottile o grosso che tu vuoi figurare; e puoi usare ne’ componimenti delle istorie dell’una e dell’altra sorta per satisfare a diversi giudizi.


519. Del vestire le figure con grazia.

Usa ne’ tuoi panni che quella parte che circonda la figura mostri il modo dell’attitudine di essa figura, e quelle parti che restano fuori di quella adornale a modo volante e sparso, come si dirà.


[p. 174 modifica]520. De’ panni che vestono le figure, e pieghe loro.

I panni che vestono le figure debbono avere le loro pieghe accomodate a cingere le membra da loro vestite in modo che nelle parti illuminate non si pongano pieghe d’ombre oscure, e nelle parti ombrose non si facciano pieghe di troppa chiarezza, e che i lineamenti di esse pieghe vadano in qualche parte circondando le membra da loro coperte, e non con lineamenti che taglino le membra, nè con ombre che sfondino più dentro che non è la superficie del corpo vestito. Ed in effetto il panno sia in modo adattato, che non paia disabitato, cioè che non paia un aggruppamento di panno spogliato dall’uomo, come si vede fare a molti, i quali s’innamorano tanto de’ varî aggruppamenti di varie pieghe, che n’empiono tutta una figura, dimenticandosi l’effetto per che tal panno è fatto, cioè per vestire e circondare con grazia le membra, dov’essi si posano, e non empire in tutto di ventri o vesciche sgonfiate sopra i rilievi illuminati de’ membri. Non nego già che non si debba fare alcuna bella falda, ma sia fatta in parte della figura dove le membra infra essa e il corpo raccolgono e ragunano tal panno. E sopratutto varia i panni nelle istorie, com’è nel fare in alcuni le pieghe con rotture affacciate, e questo è ne’ panni densi; ed alcun panno abbia i piegamenti molli, e le loro volte non laterate, ma curve; e questo accade nelle saie e rasce ed altri panni rari, come tele, veli e simili. E farai ancora de’ panni di poche e gran pieghe, come ne’ panni grossi, come si vede ne’ feltri e schiavine ed altri copertoi da letto. E questi ricordi non do ai maestri, ma a quelli i quali non vogliono insegnare, chè certo questi non sono maestri, perchè chi non insegna ha paura che gli sia tolto il guadagno, e chi stima il guadagno abbandona lo studio, il quale si contiene nelle opere di natura, maestra de’ pittori, delle quali le imparate si mettono in oblivione, e quelle che non sono state imparate più non s’imparano.


521. Del modo di vestire le figure.

Osserva il decoro con che tu vesti le figure secondo i loro gradi e le loro età; e sopratutto che i panni non occupino il movimento, cioè le membra, e che le dette membra non sieno tagliate dalle pieghe, nè dalle ombre de’ panni. Ed imita quanto puoi i Greci e i Latini col modo dello scoprire le membra, quando il vento appoggia sopra di loro i panni. E fa poche pieghe; fanne solo assai negli uomini vecchi togati e di autorità.


522. De’ vestimenti.

I vestimenti debbono essere diversificati di varie nature di falde, mediante la loro qualità; cioè, s’egli è panno grosso e raro, farà pieghe maccaronesche e rare, e [p. 175 modifica]s’egli è di mediocre grossezza e denso, farà le pieghe affacciate e di piccoli angoli; e sopratutto ti ricorda in ogni qualità di panno di fare le pieghe infra l’una rompitura e l’altra grosse in mezzo e sottili dai lati, e la minore grossezza di essa piega sia nel mezzo dell’angolo rotondo della piega.


523. De’ panni volanti o stabili.

I panni di che son vestite le figure sono di tre sorta, cioè sottili, grossi e mezzani; i sottili sono più agili ed atti a movimenti; adunque, quando la figura corre, considera i moti di essa figura, perchè essa si spiega ora a destra, ora a sinistra, e sul posare la gamba destra il panno da quella parte s’alza da piè, riflettendo la percussione della sua onda; ed in quel tempo la gamba che resta indietro fa il simile col panno che di sopra le si appoggia, e la parte dinanzi tutta con diverse pieghe si appoggia sopra il petto, corpo, coscie e gambe, e di dietro tutto si scosta, salvo la gamba che resta indietro; ed i panni mezzani fanno minori movimenti, ed i grossi quasi niente, se già il vento non li aiuterà a muovere.

Gli estremi de’ panni, o in alto o in basso, secondo i piegamenti, e che s’accostino da piedi secondo il posare, o piegare, o storcere, o percuotervi dentro delle gambe, e che s’accostino o discostino dalle giunture secondo il passo, o corso, o salto, ovver che il vento da sè li percuota, senz’altro moto della figura; e che le pieghe sieno accomodate alle qualità de’ panni trasparenti od opachi.


524. Operazioni de’ panni e loro pieghe, che sono di tre nature.

Molti sono quelli che amano le piegature delle falde de’ panni con angoli acuti, crudi e spediti; altri con angoli quasi insensibili, altri senz’alcun angolo, ma in luogo di quelli fanno curvate. Di queste tre sorta, alcuno vuol panni grossi e di poche pieghe, altri sottili e di gran numero di pieghe, altri piglia la parte di mezzo. E di questi tre tu seguiterai le opinioni, mettendone di ciascuna sorta nella tua istoria, aggiungendovi di quelli che paiono vecchi pezzati, e nuovi abbondanti di panno, ed alcuni miseri, secondo le qualità di chi tu vesti, e così fa de’ loro colori.


525. Delle nature delle pieghe de’ panni.

Quella parte della piega che si trova più lontana da’ suoi costretti estremi, si ridurrà più in sua prima natura. Naturalmente ogni cosa desidera mantenersi in suo [p. 176 modifica]essere; il panno perchè è di eguale densità e spessitudine, sì nel suo rovescio come nel suo diritto desidera di stare piano; onde, quando esso è da qualche piega o falda costretto a lasciare essa planizie, osserva la natura della forza in quella parte di sè dov’esso è più costretto, e quella parte ch’è più lontana ad essi costringimenti troverai ridursi più alla prima sua natura, cioè dello stare disteso ed ampio. Esempio: sia abc la piega del panno detto di sopra; ac sia il luogo dov’esso panno è piegato e costretto; io ti proposi che quella parte del panno ch’era più lontana ai costretti estremi si ridurrebbe più nella sua prima natura; adunque c trovandosi più lontano da ab, la piega sarà più larga in b che in alcun altro suo luogo.


526. Come si devono dare le pieghe ai panni.

Ad un panno non si deve dare confusione di molte pieghe, anzi farne solamente dove colle mani o braccia sono ritenute, ed il resto sia lasciato cadere semplicemente dove lo tira la sua natura, e non sia intraversata la figura da troppi lineamenti o rompimenti di pieghe.

I panni si debbono ritrarre di naturale, cioè se vorrai fare panno lano, usa le pieghe secondo quello, e se sarà seta, o panno fino, o da villani, o di lino, o di velo, a ciascuno le sue pieghe va diversificando, e non fare abito come molti fanno sopra i modelli coperti di carte, o corami sottili, chè t’inganneresti forte.


527. Delle poche pieghe de’ panni.

Le figure essendo vestite di mantello non debbono tanto mostrare il nudo, che il mantello paia in sulle carni, se già tu non volessi che il mantello fosse sulle carni; imperocchè tu devi pensare che tra il mantello e le carni sono altre vesti che impediscono lo scoprire la forma delle membra sopra il mantello; e quella forma di membra che fai discoprire, falla in modo grossa, che appariscano sotto al mantello altri vestimenti; solo farai scoprire la quasi vera grossezza delle membra ad una ninfa o ad un angelo, i quali si figurino vestiti di sottili vestimenti, sospinti o impressi dal soffiare de’ venti; a questi tali e simili si potrà benissimo fare scoprire la forma delle membra.


528. Delle pieghe de’ panni in iscorto.

Fa vedere, dove la figura scorta, maggior numero di pieghe che dov’essa non scorta; e le sue membra sieno circondate da pieghe spesse e giranti intorno ad [p. 177 modifica]esse. Esempio: a sia dove sta l’occhio; m n manda il mezzo di alcuni circoli più lontani dall’occhio che i loro fini; n o li mostra diritti, perchè si trova a riscontro; p q li manda per contrario. Sicchè usa questa discrezione nelle pieghe che circondano le braccia, le gambe od altro.


529. De’ modi del vestire le figure, ed abiti diversi.

Gli abiti delle figure sieno accomodati all’età ed al decoro, cioè, che il vecchio sia togato, il giovane ornato di abito che manco occupi il collo dagli omeri delle spalle in su, eccetto quelli che fan professione in religione. E si fugga il più che si può gli abiti della sua età, eccetto che quando si riscontrassero essere de’ sopradetti; e non si debbono usare se non nelle figure che hanno a somigliare a quelli che son sepolti per le chiese, acciocchè si riservi riso ne’ nostri successori delle pazze invenzioni degli uomini, ovvero che lascino loro ammirazione della loro degnità e bellezza. Ed io a’ miei giorni non mi ricordo aver visto nella mia puerizia gli uomini piccoli e grandi avere tutti gli estremi de’ vestimenti frappati in tutte le parti sì da capo come da piè e da lato; ed ancora parve tanto bella invenzione a quella età, che frappavano ancora le dette frappe, e portavano i cappucci in simile modo, e le scarpe e le creste frappate che uscivano dalle principali cuciture de’ vestimenti di varî colori. Dipoi vidi le scarpe, berrette, scarselle, armi, che si portano per offendere, i collari de’ vestimenti, gli estremi de’ giupponi da piedi, le code de’ vestimenti, ed in effetto infino alle bocche di chi volea parer bello erano appuntate di lunghe ed acute punte. Nell’altra età cominciarono a crescere le maniche, ed eran talmente grandi, che ciascuna per sè era maggiore della vesta; poi cominciarono ad alzare i vestimenti intorno al collo, tanto, che alla fine coprirono tutto il capo; poi cominciarono a spogliarlo in modo, che i panni non potevano essere sostenuti dalle spalle, perchè non vi si posavano sopra; poi cominciarono a slungare sì i vestimenti, che al continuo gli uomini avevano le braccia cariche di panni per non li pestare co’ piedi; poi vennero in tanta stremità, che vestivano solamente fino ai fianchi ed alle gomita, ed erano sì stretti, che da quelli pativano gran supplizio, e molti ne crepavano di sotto; ed i piedi sì stretti, che le dita di essi si sovrapponevano l’uno all’altro, e caricavansi di calli.


530. Dell’occhio che vede pieghe de’ panni che circondano l’uomo.

Le ombre interposte infra le pieghe de’ panni circondatrici de’ corpi umani saranno tanto più oscure, quanto esse sono più a riscontro all’occhio colle concavità dove tali ombre son generate. E questo intendo aver detto, quando l’occhio è situato infra la parte ombrosa e luminosa della predetta figura.


[p. 178 modifica]531. Delle pieghe de’ panni.

Sempre le pieghe de’ panni situate in qualunque atto delle figure debbono con i loro lineamenti mostrare l’atto di tale figura in modo che non dieno ambiguità o confusione della vera attitudine a chi le considera, e che nessuna piega coll’ombra della sua profondità tagli alcun membro, cioè che paia più dentro la profondità della piega che la superficie del membro vestito; e che se tu figuri figure vestite di più vestimenti, che non paia che l’ultima veste rinchiuda dentro a sè le semplici ossa di tal figura, ma le carni insieme con quelle, ed i panni vestimento della carne con tanta grossezza qual si richiede alla moltiplicazione de’ suoi gradi.

Le pieghe de’ panni che circondano le membra debbono diminuire della loro grossezza inverso gli estremi della cosa circondata.


532. Delle pieghe.

La lunghezza delle pieghe che sono più strette alle membra debbono aggrinzarsi da quel lato dove il membro per le sue piegature diminuisce e tirarsi dall’opposita parte di essa piegatura.